Tradotto per voi: il dilemma della caccia

30 Aprile 2019

L’articolo originale “A vegetarian reporter explores a hunting dilemma” di Ian Urbina compare su The New York Times. Un excursus in cui l’autore cerca di capire il punto di vista dei cacciatori, pur essendo vegetariano: l’abbiamo tradotto per voi.

Contea di Wallowa, Oregon – Quando devi restare sdraiato per 20 minuti in una pila fumante di escrementi di alce, provando a non respirare e a rimanere fermo, visto che il branco potrebbe essersi accorto della presenza della tua squadra di caccia, i cacciatori possono davvero avere a cuore gli animali che uccidono? trovi dei modi curiosi di distrarti. Io mi sono messo a ponderare una domanda semplice ma vessante: come fanno i cacciatori a dire di avere a cuore gli animali che uccidono? A questo punto della battuta, che nel corso di una settimana attraversa gli oltre 13.000 ettari della riserva della prateria di Zumwalt nell’Oregon orientale, il nostro piccolo gruppo di 6 persone ha dovuto strisciare sulla pancia, in fila indiana, per quasi mezzo chilometro. Gli zaini pesanti che abbiamo sulle spalle ci fanno sembrare delle tartarughe fuori misura mentre proviamo a sorprendere le nostre prede. Gli alci si spaventano molto facilmente e per due giorni riescono a sfuggirci. Riescono sempre a vederci, a sentirci o ad annusarci, anche da distanze assurde, prima che Chelsea Cassens, l’unica cacciatrice col permesso di sparare del gruppo, riesca ad avvicinarsi nel raggio di 200 metri che le serve per mettere a segno un colpo fatale etico.

Mi sono unito a questa spedizione per fare un resoconto sull’opposizione crescente, da parte degli ambientalisti, all’utilizzo delle munizioni di piombo. Gli animali saprofiti, quelli che si nutrono di carcasse – le aquile, le volpi, e anche gli orsi – si cibano non di rado delle viscere e dei resti degli animali che sono cacciati dall’uomo, e il piombo dei proiettili li mette seriamente a rischio di contaminazione. L’avvelenamento da piombo è la causa principale di decesso tra i condor californiani, ad esempio. La Nature Conservancy, il gruppo ambientalista che gestisce la riserva di Zumwalt, ha concesso alla 33enne Cassens il permesso di abbattere una femmina adulta di alce. Dovendo usare per la prima volta in vita sua dei proiettili di rame, la signorina Cassens è stata così gentile da invitarmi a partecipare. Lo stesso permesso è concesso in media a 250 cacciatori l’anno, che abbattono circa 130 alci, nell’ambito di un programma di controllo della popolazione animale.

Sono vegetariano dai tempi del liceo. È tutto iniziato come un esperimento per trovare un modo di nutrirmi più salutare, per poi trasformarsi in una presa di coscienza più ampia dell’impatto ambientale di una dieta non basata sulle piante e di un vago sconforto all’idea di uccidere gli animali. in una situazione del genere le mie preferenze alimentari sarebbero d'impaccio al reportage È un’abitudine alimentare che mi è rimasta, anche se non ho mai perso il gusto della carne, e occasionalmente mi concedo una braciola di maiale o rubo dei cubetti di bacon dalla colazione di mio figlio. Ma cerco comunque di evitare che la mia dieta possa influenzare il mio lavoro. E quando sono in giro in genere è facile trovare una pasta o un’insalata e al limite posso comunque ricorrere al burro di arachidi. Ma quando mi ritrovo in una situazione dove le mie preferenze alimentari sono d’impaccio ai miei reportage, come nel caso di quello che sto scrivendo, metto da parte il mio vegetarianismo e mangio qualsiasi cosa mi venga messa davanti. Nella settimana che ho passato con la Cassens, che è stata un’ospite straordinaria, ho mangiato più carne di quella consumata negli scorsi 10 anni – cosa che non è affatto piaciuta al mio apparato gastrointestinale, ma era bene farlo, se volevo essere parte del gruppo e volevo meglio comprendere il loro punto di vista.

Per un non-cacciatore come me è difficile capire come possano, delle persone, uccidere degli animali per hobby e dire, al tempo stesso, di volerli proteggere. D’altro canto, mangiare della carne comprata in un negozio e impacchettata industrialmente (o anche, darla da mangiare ai propri figli, come faccio io) solleva tutta un’altra classe di dilemmi etici. Mentre la carne praticamente esangue e ben confezionata che si compra nei supermarket è rimossa dal processo di uccisione, le vite e le modalità di terminazione degli animali allevati per questo mercato specifico sono spesso più brutali, e di certo distruggono l’ambiente più di quanto possa mai fare il cacciare un animale nel suo habitat.

Non ho pressato la Cassens, che caccia dalla tenera età di 10 anni, per farmi rivelare i motivi più reconditi del suo passatempo, perché il motivo che l’ha indotta a invitarmi alla battuta era illustrarmi la sua scelta specifica di munizioni usate. Ma nel modo in cui cacciava la sua preda – il rinunciare di norma ad assestare un colpo che avrebbe danneggiato o colpito anche un altro animale – e il modo in cui comprende e persegue la protezione di questo habitat, mi hanno rivelato cosa significa essere un cacciatore conservazionista. i cacciatori giocano comunque un ruolo chiave anche nel conservazionismo La Cassens enfatizzava di continuo la differenza tra uccisione intenzionale, compassionevole e sostenibile, come quella della caccia su licenza, e le uccisioni non regolate che avvengono nel bracconaggio e in quelle non intenzionali che derivano dall’avvelenamento delle specie collaterali e l’inquinamento degli habitat tramite l’utilizzo di proiettili di piombo. Da quando l’uomo ha sradicato i predatori maggiori, la caccia è spesso considerata come uno strumento di gestione della vita selvatica, essenziale per tenere a bada le specie che si riproducono oltre la capacità degli habitat di contenerle. I cacciatori giocano un ruolo chiave anche nel conservazionismo, visto che sono loro che individuano e denunciano i bracconieri alle autorità preposte. Le agenzie di stato si affidano molto ai soldi provenienti dalle licenze di caccia e dalle tasse sulle armi, le munizioni e l’equipaggiamento da pesca.

Ma la versione più controversa di questo sport è di sicuro la caccia da trofeo, che implica l’uccisione di una grossa preda solo per ricavare un palco di corna o delle zanne, una pelle o un corpo da imbalsamare. Anche la Cassens, come molti altri cacciatori, prende le distanze da chi uccide per ottenere un trofeo. “La carne finisce sulle nostre tavole almeno 6 volte a settimana”, dice. Nonostante questo, molte voci critiche vedono ogni forma di caccia come una manifestazione barbarica, anche quando è svolta per il proprio sostentamento o per motivi ecologici. La stragrande maggioranza delle specie cacciate – gli uccelli acquatici e quelli montani, le tortore, gli scoiattoli e i procioni – non forniscono molto nutrimento e non richiedono grossi sforzi per il controllo delle popolazioni, stando a quanto afferma la Humane Society degli Stati Uniti.

Svegliandoci ogni giorno alle quattro e mezzo del mattino, perlustravamo circa 10 miglia prima di tornare al campo base quando faceva buio. Gli alci riuscivamo a sentirli visto che era in corso la stagione degli amori, quella in cui i maschi sfregano i palchi di corna contro gli alberi, mettendosi a guardia dell’estro femminile e combattendo gli altri maschi che si avvicinano troppo per provare ad accoppiarsi. Nel corso delle esplorazioni, il marito della Cassen, il 36enne Tanner, mi spiegava quali suoni corrispondessero agli alci che si scontravano, che si accoppiavano e che si corteggiavano. Il padre della Cassens, il 63enne Ed Hugues, sapeva il nome di tutti gli uccelli che si libravano sopra le nostre teste e riusciva a distinguere le erbe native da quelle invasive sotto ai nostri piedi.

Quando ho detto che avrei voluto portare il mio drone per immortalare il panorama, ho sentito un’ondata di sconforto diffondersi nel gruppo. Justin Jones, cacciatore di vecchia data e manager della Nature Conservancy per l’Oregon orientale, più tardi mi ha spiegato perché, citando il principio della caccia leale, che comporta la ricerca di un modo di aumentare le possibilità di sopravvivenza degli animali, cercando di considerarli come degni avversari di un gioco di vita e di morte. Stando a questo dettame etico, ha detto, i cacciatori si muovono a piedi e non usano veicoli; usano archi e balestre anziché fucili con mirini telescopici; e a ogni modo aborriscono l’utilizzo di strumenti aerei per individuare le prede. Il signor Jones mi ha detto che avrei potuto utilizzare un drone solo se mi fossi assicurato che non avrebbe reso in nessun modo più semplice il compito dei cacciatori.

La caccia è un’impresa che richiede un enorme dispendio di tempo e pianificazione. A seconda della tipologia, comporta lunghi periodi dove si resta seduti in silenzio in mezzo agli elementi. Se fatta in gruppo, è un’esperienza che mette in risalto il cameratismo, che forgia amicizie che dureranno una vita e un enorme apprezzamento per la vita all’aperto. Visto che il cellulare non prendeva, ho dovuto rallentare e scollegarmi da tutto. Il silenzio, i dintorni e l’attesa erano psicologicamente purificanti. Per questo i cacciatori non vedono la caccia come un hobby, ma come valore culturale, una tradizione che intendono trasmettere ai propri figli. Un’indagine del 2016 della Fish and Wildlife ha indicato che solo il 5 % degli americani di 16 anni o oltre ha mai cacciato, grosso modo la metà rispetto a cinquanta anni fa – un numero che i ricercatori prevedono andrà ulteriormente diminuendo.

Al terzo giorno di tentativi, la Cassens è riuscita a sparare e a uccidere un alce da 2 quintali. Per mezz’ora, il gruppo si è raccolto intorno all’animale, sospirando in silenzio e rincuorandosi con degli abbracci. E poi ha passato un’ora a processare la preda, a farla a pezzi, lasciando le interiora sul luogo e portando via i muscoli e gli arti sulla via del ritorno. Jones si è arrampicato su un albero per sistemare una di 3 telecamere nascoste, puntandola ai resti della carcassa dell’alce. Come parte del programma di sensibilizzazione sulle munizioni di piombo, intendeva catturare dei fotogrammi di orsi, rapaci e volpi che si sarebbero presto andati a nutrire di quei resti. “Venite a prenderla!”, ha urlato la Cassens, “Carne senza piombo, gratis, per tutti!

Traduzione a cura di Paola Porciello.