Rece Rock: Macelleria Bisteccheria Ulivieri a Ciampino

3 Maggio 2019

Ci sono solo due motivi per cui uno pigro come me possa spingersi fino a Ciampino: andare all’aeroporto per prendere uno di quei voli low-cost su un Savoia Marchetti del 1915 in tela cerata di fantozziana memoria o andare ai concerti organizzati in un noto locale della zona. Ma, da pochi giorni, ai due motivi se n’è aggiunto un terzo: aiutare la Macelleria Bisteccheria Ulivieri a rendermi felice e a sterminare bestiame. Questo posto era già noto ai residenti quando aveva sede nel mercato coperto della zona, prima di trasferirsi in via Mura dei Francesi, strada dove ero capitato in precedenza solo per un funerale o perché mi ero perso cercando il terribile bowling locale dove neanche i filippini andavano.

– Il posto, come si potrebbe facilmente intuire, non è vegan-friendly. La scritta “Emargina il vegano” sulle tovagliette è abbastanza eloquente e simpatica come una battuta di Sergio Vastano. L’ambiente è semplice e scarno e, complice il giorno feriale e l’ora presta, è semivuoto.

– L’occhio va subito al banco delle carni. Una visione che mi eccita come solo Edwige Fenech sapeva fare quando ero adolescente (non è vero, mi eccita ancora oggi che sono un vecchio catorcio). Mi siedo al tavolo, leggo per una mezzora buona il menu (più avvincente e sanguinolento di un romanzo di Stephen King) e sbavo come un San Bernardo su una spiaggia di Marina di Ragusa.

– Una cosa è chiara fin da subito: ogni pietanza è a base di carne. Anche gli spaghetti (giuro!) Persino il conto te lo scrivono su una fettina di carpaccio.

– Scelgo un poker di antipasti che basterebbe a sfamare una tribù di Maori imbruttiti. Ma la Nuova Zelanda è lontana e mangerò io anche per loro, prima che si freddi. Afferro gli arrosticini di scottona quattro a quattro, tenendoli in mano che sembro Wolverine col fisico di Mario Merola.

– Le due bruschette con salsiccia (una cruda e una cotta) mi permettono di non dimenticare l’amato suino in una serata interamente dedicata al manzo. Sono un sentimentale.

– In due ciotole di vetro grosse come l’oblò di un traghetto della Tirrenia arrivano la pajata e la coratella, che è un po’ come scegliere tra Claudia Schiffer e Naomi Campbell. Nel dubbio le mangio entrambe, accompagnate da un paio di filoni di pane.

– Boccheggio come neanche Maiorca dopo il record di immersione in apnea, ma non cedo e mi faccio portare 7 etti di bistecca di manzarda. Mi sto facendo vecchio, una volta ne avrei ordinata una da un chilo. La manzarda, rigorosamente al sangue, è scioglievole e squisita. Ne mangio anche il grasso in eccesso che di solito porto al cane. Che stavolta morirà di fame.

– Di contorno chiedo patate cacio e pepe e delle puntarelle. Vengo sbeffeggiato e minacciato di morte da un tavolo accanto per aver chiesto alimenti vegetali. Me ne scuso e ordino subito un filetto di soli 3 etti per riconquistare credibilità. Ma anche per ammalarmi definitivamente di gotta.

– Purtroppo non hanno la cheesecake alle animelle, quindi rinuncio al dolce. Sazio, felice e soddisfatto, posso finalmente tornare a casa dai miei due gatti e dal cane. E, per almeno 24 ore, li immaginerò cotti alla griglia.