Naporitan, gli spaghetti giapponesi che fanno tremare gli italiani

6 Maggio 2019

Qualche tempo fa ci siamo dedicati allo yoshoku, uno stile culinario appartenente al Giappone ma ispirato a piatti tipici dell’Occidente. Una cucina fusion, insomma, che ha fra gli ingredienti principali la fantasia e l’audacia. Qualche esempio di pietanze yoshoku? I korokke, l’omuraisu , l’hambagu. E poi ci sono loro: gli spaghetti naporitan o napolitan che dir si voglia. Il collegamento con spaghetti napoletani è immediato, certo. Ma di napoletano, in realtà, c’è ben poco. E a questo punto dobbiamo fare un viaggio nel tempo.

Quel cuoco che voleva stupire i soldati americani

Il 30 agosto 1945 Douglas MacArthur, da poco nominato comandante supremo delle forze alleate in Giappone, atterrò all’aeroporto di Atsugi e poi raggiunse lo storico Hotel New Grand a Yokohama, per ricordare casa agli americani che mangiavano spaghetti con il ketchup utilizzato come alloggio per le truppe americane durante l’occupazione del Paese del Sol Levante alla fine della seconda guerra mondiale. Ad attendere MacArthur e i suoi soldati c’era, fra gli altri, il cuoco Shigetada Irie. Armato di buona volontà, decise di preparare un piatto che facesse sentire a casa gli ospiti. Si ricordò che i militari americani avevano preso l’abitudine di condire gli spaghetti con il ketchup, che costava meno e durava più a lungo della salsa di pomodoro. Irie, però, aveva acquisito i metodi della cucina giapponese, di quella francese e quella italiana; di conseguenza decise di preparare un condimento a base non di ketchup bensì salsa di pomodoro in scatola. Per dare più sapore aggiunse aglio, bacon, funghi in scatola e peperoni. Quando la pasta giunse a metà cottura, la tolse dal fuoco e la lasciò a mollo nella sua stessa acqua per un po’: gli spaghetti, così, assunsero più o meno la stessa consistenza dei noodles.

Ancora oggi è un successo (in Giappone)

Il piatto inventato da Shigetada Irie – quella salsa dall’impronta chiaramente occidentale e quegli spaghetti cotti in modo da sembrare pasta orientale – fu apprezzato moltissimo da Douglas MacArthur e dai suoi uomini. La direzione ordinò all’intraprendente cuoco di replicarlo, più e più volte, e ogni volta fu un successo. Molti ristoranti cominciarono a copiare gli spaghetti naporitan ma, poiché la purea di pomodoro era piuttosto cara, la sostituirono con il ketchup. Più di qualche cuoco aggiunse inoltre i wurstel, proteine a basso costo. Gli spaghetti naporitan non hanno perso consenso: sono ancora fra i piatti preferiti dai giapponesi. A questo punto vi starete chiedendo se oggi si utilizzi la salsa di pomodoro oppure il ketchup: ebbene, hanno vinto entrambi.

La ricetta definitiva

Volete cimentarvi con questo piatto yoshoku? Servono una cipolla, uno spicchio d’aglio, 1 peperone piccolo verde, 200 g di pancetta affumicata, 150 g di funghi champignon, 6 wurstel, 2 cucchiai di olio di oliva, 100 ml di salsa di pomodoro, la ricetta unisce salsa di pomodoro e due cucchiai di ketchup 2 cucchiai di ketchup, sale e pepe. Fate scaldare l’olio in una padella capiente, aggiungete l’aglio e la cipolla tritata e, dopo qualche minuto, i peperoni tagliati a fettine. Salate, pepate, lasciate cuocere un po’, togliete il tutto dalla padella e nella stessa mettete la pancetta tagliata in strisce sottili, i wurstel tagliati in diagonale e i funghi a fettine. Fate saltare per 5 minuti e poi aggiungete nuovamente le verdure, quindi la salsa di pomodoro e il ketchup. Mescolate con grande cura e, dopo 6-7 minuti, unite la pasta (che a questo punto avrete appena scolato) e saltatela nella padella fino a quando sarà perfettamente amalgamata al condimento. Alla fine potete aggiungere prezzemolo tritato e formaggio grattugiato.