Rece Rock: mangiare in Portogallo, una guida di sopravvivenza

15 Maggio 2019

Prima di partire per il mio viaggio in Portogallo, molti miei amici mi avevano parlato male della cucina locale. E si tratta di persone che, come me, mangerebbero anche del cartone bagnato. Il pasto consumato sull’aereo della TAP (compagnia di bandiera portoghese), ovvero un tramezzino di pane secco con una fetta di formaggio tenero come una mattonella di ceramica, doveva rappresentare un ulteriore avvertimento. Ma essendo un tipo testardo, ho voluto provare diversi ristoranti in loco e un po’ tutte le specialità. Poco importa che, a fine vacanza, abbia dovuto chiamare il dietologo per disintossicarmi. Ma andiamo con ordine:

–  La prima cosa da evitare in assoluto sono i ristoranti dove suonano il fado, la tipica e diffusissima musica portoghese. Solitamente eseguita con chitarra e voce, si ispira al sentimento della saudade e racconta storie di emigrazione, amori finiti, separazione, lontananza e sofferenza. A fine pasto rischierete di chiedere una lametta invece del conto.

Non ordinate mai l’acqua. L’acqua dei rubinetti di Lisbona sa di pozzanghera. E, se ti danno quella in bottiglia, sa di pozzanghera in bottiglia.

– Se bevete birra, la Sagres è dissetante ed è in prestito. Nel senso che vi alzerete da tavola spesso per restituirla in toilette.

– Se invece bevete vino, ordinate sempre e solo quello tinto (rosso, solitamente molto buono), mai quello verde. Quest’ultimo, dal nome ambiguo ed esotico, è in realtà un vino bianco frizzantissimo che vi gonfierà come un palloncino ad elio e vi farà galleggiare nella sala come Fantozzi al casinò dopo aver tracannato una cassa di acqua Bertier.

–  Che tu lo chieda o meno, a tavola ti porteranno pane, formaggio fuso in scatola, formaggio poco stagionato a fette, burro salato, olive e un paté di sardine che attenterà al vostro alito e alla vita di chi vi sta davanti. Ingenuamente pensi che ti abbiano offerto l’antipasto, poi scopri dal conto che te l’hanno fatto pagare. E manco poco.

– Le empadinhas de frango (che non è un nome proprio di persona), ovvero dei tortini ripieni di pollo sfilacciato, sono un altro antipasto molto comune. Praticamente la versione stoppacciosa delle chicken pies inglesi.

– Celebre e buono è invece il chouriço assado, ovvero la salsiccia di maiale incisa e cotta direttamente sulla fiamma. Di solito ne portano due varietà insieme: quella rossa e quella nera. Quest’ultima è probabilmente la versione rossa dimenticata sul fuoco e carbonizzata. Il chouriço è talmente popolare che può essere usato anche per le zuppe di fave, per il pane o come moneta di scambio.

– Nel menu troverai sempre le stesse 5 o 6 portate principali, tanto da pensare che l’abbia stilato un ristorante solo in tutta la città e che poi gli altri ne abbiano fatto le fotocopie per risparmiare.

– Non importa cosa mangerai, carne o pesce o verdura. Sarà comunque alla griglia e ricoperto da una zolla di coriandolo e mezzo chilo di aglio fritto. Per chi non lo sapesse, il coriandolo è un’erba simile al prezzemolo ma che sa di bagnoschiuma al pino silvestre. L’aglio fritto invece ha la funzione di devastare le relazioni sociali già profondamente segnate dal paté di sardine.

– Se non provi almeno una volta il bacalhau, sarai additato come nemico del popolo portoghese e schifato da almeno tre generazioni a venire. Soprattutto il Bacalhau à Braz  (ovvero bocconcini di baccalà con cipolle e stick di patatine fritte, tutto avvolto in una crema a base di uova) è buono, sostanzioso e ha la consistenza giusta per eventuali otturazioni dei molari.

– Il polvo assado (polpo grigliato) è un altro piatto che vi perseguiterà in tutti i ristoranti del Paese. Oltre agli immancabili coriandolo e aglio fritto, lo vedrete nuotare leggiadro in un paio di dita d’olio. Dopo aver mangiato questo piatto, vi consiglio di non fare analisi del sangue per almeno 6 mesi, altrimenti vi ricoverano per il colesterolo che nemmeno la Sora Lella aveva così alto.

– Le sardinhas assadas, ovvero le sardine grigliate (ovviamente), sono evitabili soprattutto per chi vi circonda. Il loro profumo pungente appesterà la sala e, se avrete la malaugurata idea di toccarle con le mani, qualsiasi gatto della città vi seguirà cercando di staccarvi le dita a morsi.

– Altra specialità sono i caracois, cioè le lumache di terra, che vanno intinte in una salsa di burro fuso e senape. Sono talmente piccole che è richiesta una specializzazione in microchirurgia per caparle in meno di 6 ore. Nonostante lo sforzo per mangiare quei pochi grammi di cibo, rimarrai comunque affamatissimo e farai la scarpetta nel burro fuso per saziarti.

– Per chiudere il pasto, puoi bere un buon Porto, un moscato della zona o una grappa importata di contrabbando dal Brasile. Vi consiglio di provare la celebre Ginjinha che, oltre a essere il soprannome di una drag queen che abita dalle mie parti, è anche un ottimo liquore di amarene.

– Un capitolo a parte merita per lo street food: troverete spesso nelle strade di Lisbona dei tipici carretti metallici che fanno più fumo di un vecchio camion OM Tigre e che vendono caldarroste salate nonostante i 30 gradi all’ombra. Incontrerete anche numerosi banchi che vendono crocchette fritte di pollo o baccalà (non ve l’aspettavate, lo so). Ovviamente ho provato tutto e altrettanto ovviamente ho sudato tutto, anche l’acqua del mio battesimo.

– Ultima menzione per il dolce tipico di queste parti. Non importa che tu sia al bar per colazione o al ristorante per pranzo e per cena. In Portogallo ti rifileranno le pasteis de nata, fatte di pasta sfoglia e uova. Nonostante somigli al tappo di un lavandino sopravvissuto a un incendio, è buona. E comunque non avreste scelta.