Adelaide a Roma: com’è cenare in un 5 stelle

17 Maggio 2019

In un’epoca di grandi catene alberghiere, dove la ricerca del futuribile è diventata una prerogativa, c’è chi invece ricerca soluzioni tangibili per rendere l’esperienza della vacanza irripetibile, puntando sulla esclusività e valorizzando il contesto storico artistico della Città Eterna, che è unica come solo lei sa essere. Questo ovviamente non vuol dire fare hôtellerie d’antan, anzi. È il caso del Hotel Vilòn, piccolo hotel 5 stelle lusso, in via dell’Arancio 69, che mescola l’innegabile prestigio di essere situato all’interno di uno dei palazzi più belli di Roma, Palazzo Borghese, a una cura degli arredi e delle suppellettili, del cocktail bar e del ristorante Adelaide.

Membro della Small Luxury Hotel of the World e unico hotel a Roma nella It List 2019 di Travel&Leisure può essere la meta da scegliere sia che siate nella Capitale da turisti sia che vogliate ritagliarvi un momento di spensieratezza e di estasi gastronomica a due passi dal baluginio di via del Corso, a pochi metri dal fervore del Campo Marzio. Solo 18 tra stanze e suite, dotate alcune di graziosi terrazzi che nel chiostro affacciano, tutte diverse tra loro e tutte vocate alla raffinatezza.

Un tempo questa ala di Palazzo Borghese accolse l’opera pia della Principessa Adelaide Borghese de la Roche Foucauld, moglie del Principe Scipione Borghese, che qui istituì nel 1841 una scuola per ragazze indigenti. Gli ambienti spaziosi, il piccolo giardino interno, sono tratti rimasti immutati nel tempo, e al termine di 3 anni di lavori di ristrutturazione è la visione degli arredatori ad aggiungere fascino alla innegabile bellezza. Paolo Bonfini, scenografo cinematografico e designer romano, ha curato gli interni, al fotografo fiorentino Massimo Listri si deve la scelta dei quadri, a Giampiero Panepinto la costruzione della bella sala del ristorante.

Prima di giungere da Adelaide, il ristorante dell’Hotel che dalla Principessa Borghese prende il nome, non potrete non sostare al bancone del lounge bar: In Salotto. Che siate qui per l’aperitivo o dalla tarda mattinata fino al pomeriggio questo sarà il posto adatto per godere di volta in volta di un aperitivo, un tè di metà pomeriggio o un light lunch. Bar lady giovane ma d’esperienza Magdalena Rodriguez, oltre a cimentarsi in una mixologist solida ma grandemente creativa, si mette alla prova con produzioni artigianali di sciroppi e infusi che vanno ad arricchire la pur vasta scelta del bar. Provate i grandi classici ma con un twist sugli ingredienti sudamericani o nostrani.

Se invece siete qui per la cena dirigetevi verso il ristorante. Al di là dell’allure coloniale, dei verdi intensi e dei legni scuri, ben oltre la disposizione (ad un primo sguardo casuale ma ad una più attenta osservazione) saggiamente studiata delle suppellettili, al di sotto dell’illuminazione sapiente che rischiara senza puntare i riflettori, a colpirvi sarà l’atmosfera accogliente del ristorante Adelaide. In cucina Gabriele Muro, giovane chef con esperienza alle spalle. 35 anni e un curriculum che si fregia esperienze del calibro del Joia di Leeman a Milano, passando per Achilli al Parlamento e poi all’estero in Svizzera e Spagna, giungendo alla docenza nella cucina del Gambero Rosso, dove noi abbiamo avuto il piacere di incontrarlo per la prima volta.

È un eterno ragazzo Gabriele. Instancabile e taciturno. Un procidano dalla mano leggera, che parte dalla materialità degli ingredienti per ricavarne piatti dai sapori decisi e dalla foggia riconoscibile. Quindi largo spazio alla tradizione campana, ma alleggerita da inutili orpelli e concentrata – laddove fosse necessario – in piccole esplosioni di sapore. Entrano nel menu ingredienti come la scarola e le candele di Gragnano, il provolone del Monaco e il baccalà e si ibridano con spezie mediterranee. Senza dimenticare, ovviamente, di essere a Roma, tanto da dedicare alla Città una intera pagina del menu: quella delle Tentazioni Romane, piatti preparati seguendo rigidamente la tradizione.

Grazioso e ricco il brunch, ricorda il pranzo della domenica. Il menu degustazione (75 euro) consta di 5 piatti, quello alla carta invece permette di spostarsi tra una offerta di pesce di stagione, di carne da cortile, piatti vegetali lontanissimi dall’essere punitivi. Andrea De Benedetto il pastry chef gioca invece con la memoria, quindi spazio a babà ma in versione esotica o alla crostata in cui il biscotto incontra una namelaka e una composta di frutta. In sala Toni Rosetti, sa consigliare dalla consistente carta dei vini, accogliere con un sorriso e rendere ancor più piacevole la cena.