Il bollino nero svaluta il made in Italy

17 Maggio 2019

Nel nostro Paese la tutela del made in Italy è una questione seria, soprattutto quando si parla di prodotti alimentari. Dopo il respingimento unanime di industriali, produttori, consumatori e politici Il nuovo metodo di etichettatura potrebbe nuocere ai prodotti made in Italy dell’etichettatura a semaforo, già presente in altri paesi UE ed extra-UE, ora la nuova questione riguarda il bollino nero, il sistema di marchiatura dibattuto nell’ultimo incontro del Codex Alimentarius FAO, a Ottawa, che sconsiglia ai consumatori l’acquisto di prodotti troppo calorici, grassi o zuccherati. Come in realtà sono molti dei prodotti di eccellenza del nostro Paese. Già utilizzato altrove sui nostri prodotti, qualora fosse applicato ancora molte delle nostre produzioni come l’olio extravergine o il Parmigiano Reggiano o il prosciutto di Parma sarebbero al centro di quella che Coldiretti chiama “una campagna di diffamazione dovuta a sistemi di etichettatura ingannevoli, basati sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze, senza valutare le quantità effettivamente consumate”.

In effetti all’estero, per esempio in Cile, il bollino nero sta dando già i suoi effetti: le esportazioni di olio d’oliva nel 2018 sono calate dell’8% e sono in discesa anche quelle di Grana Padano e Parmigiano Reggiano. “Il bollino nero è ‘un marchio di infamia posto sulle principali specialità alimentari del Made in Italy – dice ancora l’associazione dei coltivatori – che fondano il loro successo su tradizioni plurisecolari trasmesse da generazioni di agricoltori che si sono impegnati per mantenere le caratteristiche inalterate nel tempo. Sono infatti promossi cibi spazzatura con edulcoranti al posto dello zucchero e bocciati elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva considerato il simbolo della dieta mediterranea, ma anche i principali formaggi e salumi italiani”.