Al Mèni 2019 torna a Rimini con il suo circo gastronomico

22 Maggio 2019

E così ci siamo: tra poco più di un mese, il 22 e 23 giugno, Al Mèni, il circo mercato di sapori e di cose fatte con il cuore e con le mani che fa bella mostra di sé sul lungomare di Marina centro a Rimini, riprenderà vita. In attesa che alla presentazione ufficiale di Milano Massimo Bottura, Andrea Gnassi ed Enrico Vignoli – che questa occasione gastronomica l’hanno pensata, voluta e organizzata – ci rivelino quali saranno le novità di questa sesta edizione, vi raccontiamo 5 motivi per i quali vale la pena prendere parte ad Al Mèni anche quest’anno.

  1. Libertà. Ad Al Mèni ogni visitatore può scegliere cosa fare e cosa vedere. A ogni ora c’è un evento, la possibilità di assaggiare piatti e prodotti unici o degustare birre artigianali e vini locali, assistere a un appuntamento culturale. Ci sono eventi a pagamento e altri totalmente gratuiti; alcuni su prenotazione, la maggior parte aperti a tutti.
  2. Trasversalità. Al Mèni è per tutti: per coloro che amano la cucina di ricerca e ne approfittano per conoscere un giovane chef emergente; per chi venendo su dalla spiaggia ha voglia di bere un bicchiere di vino godendosi gli ultimi raggi di sole; per quelli a cui piace perdersi fra bancarelle di artigianato, banchi di eccellenze alimentari, libri e laboratori a tema.
  3. Sostenibilità. La sensibilità verso l’altro e verso l’ambiente è una caratteristica di Al Mèni che si è andata accentuando con gli anni. Quest’anno, oltre all’attenzione di ridistribuire alle realtà locali attraverso il banco alimentare tutto ciò che avanza in modo che nulla vada sprecato, tutta la manifestazione sarà plastic free. In linea con la decisione di Rimini di bandire la plastica dalla spiaggia, ad Al Mèni non verranno utilizzati bicchieri, piatti, posate di plastica. Sono ammesse solo le bottigliette d’acqua purché totalmente riciclabili.
  4. Il non-già-visto. Alla base di Al Mèni c’è il non-già-visto, il non-banale che non significa il nuovo ad ogni costo, ma accostare all’esplorazione il riconoscimento. E allora sotto al tendone si parlerà di e con maestri come Giovanni Passerini, luoghi desueti e lontani dal comune sentire gastronomico come Tirana, mostri sacri come Tim Butler.
  5. Eterogeneità. Pochi eventi danno la possibilità di fare esperienze diverse in un solo contesto, ma ad Al Mèni è possibile perché in due giorni si può passare dal fare un déjeuner sur l’herbe nei giardini del Grand Hotel raccontato da Fellini a ballare sulla spiaggia; dall’acquistare oggetti fatti a mano da una selezionata cerchia di artigiani a farsi raccontare i prodotti d’eccellenza dell’Emilia Romagna direttamente da chi quei prodotti li produce; dal mettersi alla prova con i laboratori di Slow food a togliersi ogni sfizio gastronomico con piatti di grandi chef o street food.