Agrichef Festival: il Veneto trionfa con i tortelli

23 Maggio 2019

È il Veneto con Patrizia Zambon dell’agriturismo Ca’ d’Oro (Sarego – VI) a vincere la finale nazionale dell’Agrichef Festival che si è conclusa lo scorso 21 maggio nella moderna Area Food di Amatrice progettata da Stefano Boeri. un piatto del veneto si è aggiudicato la finale Sono stati degli scenografici e colorati tortelli di gallina di Lonigo al ragù con trilogia di asparagi a colpire la giuria – composta da food blogger, chef stellati e critici gastronomici, con la presenza del sindaco di Amatrice, Filippo Palombini – racchiudendo in un unico piatto i valori del territorio, la stagionalità degli ingredienti e la tradizione regionale. Ma andiamo con ordine e riavvolgiamo il bandolo della matassa per capire cosa ha rappresentato realmente l’organizzazione dell’Agrichef Festival.

Perché Agrichef festival

Cia-Agricoltori Italiani, insieme alla sua associazione agrituristica Turismo Verde, è stata la promotrice di questo evento. Obiettivo? Promuovere e valorizzare i piatti tipici della tradizione contadina non solo attraverso le ricette, ma anche e soprattutto tramite i racconti di chi li cucina sporcandosi le mani e conoscendo a menadito gli ingredienti della propria terra. Il risultato? Una diversità territoriale estrema accomunata dal desiderio di dar voce alle proprie peculiarità. E finalmente ad Amatrice – dopo ben sei mesi durante i quali ogni città ha decretato il suo vincitore, i 13 agrichef hanno potuto presentare i loro piatti spiegandone aneddoti, curiosità e metodi di lavorazione.

Perché ad Amatrice

Ovviamente la scelta di Amatrice quale tappa finale del festival non è stata causale: il forte desiderio di solidarietà e di sostegno ha portato al coinvolgimento diretto del Centro di formazione professionale alberghiero di Amatrice (in via di ricostruzione grazie al contributo di Cia-Agricoltori Italiani). aumentare contatto e scambio tra le aziende del territorio Scopo di questa collaborazione è senz’altro quello di aumentare le possibilità di contatto e di scambio tra le aziende del territorio e gli allievi per future opportunità di formazione e di lavoro. Sul punto, Anna Fratini, direttrice del Centro di formazione, ha dichiarato: “Abbiamo accolto con entusiasmo la proposta di ospitare la finale dell’Agrichef Festival. I piatti sono il risultato di un grande lavoro e nascono dalle tradizioni e dai prodotti delle loro terre, così come le tradizioni enogastronomiche e il profondo radicamento con la cultura del territorio, rappresentano i valori fondamentali alla base del percorso formativo dei nostri allievi“.

Chi sono gli Agrichef?

Quando si parla di Agrichef in realtà si sta parlando di un marchio originale depositato dalla Cia: esistono numerosi casi di imitazione, ma coloro che hanno ottenuto il riconoscimento e possono definirsi effettivamente come tali sono finora un centinaio. Per diventare Agrichef bisogna innanzitutto essere cuochi di una certa esperienza e di comprovata professionalità all’interno di realtà agrituristiche; utilizzare ingredienti assolutamente locali che rispettino la stagionalità; ed infine lavorare le materie prime secondo le tradizioni contadine, preservandone la biodiversità e garantendo la sostenibilità ambientale.

Ricette della finale

E ora qualche aneddoto sulle ricette che sono state presentate alla finale. La maggior parte di voi, per esempio, saprà che gli anelletti siciliani al forno sono un piatto tipico siciliano preparato sotto forma di timballo con ragù, melanzane e, appunto, anelletti. Alzi la mano chi di voi, però, ha mai saputo che anticamente era chiamato u pasticciu ‘ri sustanza, ossia il pasticcio di sostanza, in quanto i contadini lo consumavano nei giorni di festa aggiungendo al ragù e al caciocavallo tutto ciò che rimaneva in dispensa. O ancora, lo sapevate che le fave nette e cicorie sono un piatto tipico della tradizione contadina pugliese? Si tratta di una ricetta antichissima fatta di ingredienti poveri e genuini legati a doppio filo con la cultura popolare pugliese nella quale si trovano numerosi proverbi e credenze legati alla fava.

E infine, concludiamo con la storia dei tortellini in brodo alla bella rama, il cui nome – che in gergo significa bell’insieme – deve la propria paternità alla confraternita dei frati benedettini che si stanziarono nel territorio modenese intorno al 1200. Quanto alla forma del tortellino è curioso scoprire che questa evochi in realtà un ombelico femminile: leggenda narra, infatti, che un locandiere di Castelfranco nell’Emilia rimase particolarmente attratto dall’arrivo di un’affascinante marchesa e se ne lasciò ispirare nella creazione del piatto.