Perché il riso italiano deve essere valorizzato

23 Maggio 2019

Il 20 maggio nella sede di Identità Golose a Milano è stato firmato il protocollo d’intesa per la valorizzazione del riso italiano. A siglare l’accordo, gli Ambasciatori del Gusto (Adg) e l’Ente Nazionale Risi.

Obiettivo? Far conoscere e promuovere insieme un prodotto di qualità rappresentativo del nostro Paese. “La firma di questo documento è un passaggio storicoIl risotto può essere fatto solo con il riso italiano ha commentato Cristina Bowerman, presidente degli Ambasciatori del Gusto – perché questa è la nuova Italia, questa è la generazione che crede nel lavoro di squadra. Adg è nata proprio per questo. Noi crediamo che l’unione faccia la forza e che il prodotto italiano sia un mezzo per diffondere la cultura italiana“. Del resto il riso è uno degli ingredienti simbolo della nostra tradizione. “La tecnica del risotto è italiana – ha sottolineato la chef di Glass Hostaria a Roma – può essere applicata ad altri ingredienti, ma il risotto può essere fatto solo con il riso italiano. Altri prodotti che vengono dalla Cambogia o dal Vietnam sono buonissimi ma hanno caratteristiche totalmente diverse“. Visione confermata da Luigi Guidobono Cavalchini, ex ambasciatore d’Italia a Parigi, che a lungo si è impegnato a favore del settore: “Il riso è qualcosa di specifico per il nostro Paese: in Asia viene considerato alla stregua del pane, noi siamo stati i primi a dargli un’altra identità e a introdurlo come una pietanza“.

La sigla del protocollo porterà a una serie di azioni congiunte, a partire da una maggior informazione, richiesta anche dalla stessa presidente di Adg in conferenza stampa:Conoscere la produzione del riso per poterne parlare intelligentementeVorrei che noi cuochi capissimo meglio come si produce il riso, cosa succede nelle risaie, cosa succede a livello di ricerca e sviluppo. Perché quanto più noi conosciamo la materia, tanto più ne possiamo parlare con intelligenza“. Appello subito accolto da Paolo Carrà, presidente dell’Ente Nazionale Risi che ha annunciato l’idea di creare un appuntamento costante per toccare con mano che cosa c’è dietro un chicco di riso ovvero tradizione, qualità, ma anche innovazione e ricerca. “E da settembre, salvo imprevisti, nel centro ricerche sul riso in provincia di Pavia avremo la prima sala multimediale che porterà il visitatore a conoscere i vari aspetti della risicoltura italiana“, ha aggiunto Carrà. “Probabilmente già da luglio ne avremo una anticipazione con la possibilità di vedere un video di realtà virtuale dove il visitatore camminerà nella risaia insieme al conduttore Patrizio Roversi, salirà sul trattore, guarderà dentro alla seminatrice“.

Le attività non finiscono qui. Come ha riferito la presidente degli Ambasciatori del Gusto, l’associazione è pronta a impegnarsi ad acquisire le competenze, a valorizzare e a promuovere il prodotto italiano. Come? “Abbiamo una squadra di chef eccezionali, in grado di creare piatti che portino il nome Italia attraverso il riso“. In più c’è l’opportunità data dalla settimana della cucina italiana nel mondo. “Quest’anno abbiamo deciso di adottare un prodotto, il riso italiano, e di portarlo in tutte le ambasciate che vorranno accoglierci in tutto il mondo“, ha spiegato Gianluca De Cristofaro, responsabile tecnico e scientifico di Adg.

Impegno a tutelare il Made in Italy

La firma del protocollo è il secondo passo a favore del riso italiano. Il 14 gennaio 2019 gli Ambasciatori del Gusto, insieme ad alcune associazioni che rappresentano la ristorazione di qualità italiana (Chic, Jre, Fic, Apci e Le Soste), A gennaio è stato firmato il manifesto per la tutela del riso italianohanno studiato e promosso il manifesto per la tutela del riso Made in Italy. Due giorni dopo è stata adottata, da parte della commissione europea, la clausola di salvaguardia a favore della produzione risicola dell’Unione, di cui l’Italia è leader. Negli anni precedenti, infatti, l’eliminazione dei dazi sulle importazioni di tutti i prodotti (a esclusioni delle armi) dei Paesi meno avanzati (Pma) aveva favorito Cambogia e Myanmar, in particolare per il riso di tipo lungo B. “Le concessioni erano state date per cercare di migliorare le condizioni di vita di quelle popolazioni – ha spiegato Carrà – ma questi accordi si sono trasformati in un vantaggio notevole per multinazionali e aziende, a discapito dei lavoratori“. In più gli ispettori della commissione hanno evidenziato che i prezzi e i volumi di questi produttori stavano mettendo in difficoltà la risicoltura dell’Unione.

Il riso italiano

Sapete che il nostro Paese è il principale produttore di riso dell’Unione Europea? Da solo, rappresenta quasi il 52% della produzione totale. Buona parte della risicoltura si concentra in Piemonte (51%), In Italia sono coltivate 160 varietà diverse di risoseguono Lombardia (43%), Emilia-Romagna (3%), Veneto (1,5%) e infine Sardegna (1,5%). Vengono coltivate circa 160 varietà diverse e questo fa sì che l’Italia sia interessante in tutto il mondo, non solo per la quantità e la qualità, ma anche per la biodiversità di questa eccellenza. L’Ente Nazionale Risi è un ente unico nel suo genere in Europa e si tratta di un organismo pubblico economico. Rappresenta tutta la filiera della produzione nazionale ed è sottoposto al controllo del ministero delle politiche agricole, forestali e del turismo. Tra le attività svolte c’è la gestione del centro ricerche sul riso a Castello d’Agogna (PV), che comprende una incredibile banca del germoplasma con più di 1500 genotipi di tutte le varietà coltivate in Italia dal 1850 a oggi. Una memoria del riso che permette di conservare il passato e, allo stesso tempo, studiare il futuro per ottenere piante più resistenti e una risicoltura più sostenibile.