Quest’estate frequentate i Tiki Bar: vi diciamo dove andare

27 Maggio 2019

Arredamenti in bambù, statue ancestrali, cocktail colorati con gli immancabili ombrellini. Benvenuti in un Tiki Bar, tipologia di locale diffusa anche in Italia con un significativo ritorno di fiamma recente. Ma da dove arriva questa tendenza? Cerchiamo di ripercorrerne a grandi linee la storia e scopriamo alcuni degli indirizzi più interessanti nelle nostre città.

La Tiki Culture

Secondo la mitologia Maori, Tiki è il nome del primo uomo. Come Adamo si sentiva solo ma, a differenza del collega biblico, non dovette rimetterci una costola per avere una compagna: gli bastò impastare un po’ di acqua e terra. Più in generale col termine Tiki si intende la rappresentazione di qualcosa, come nel caso delle statue dalle sembianze umane tipiche della Polinesia. Senza scomodare ulteriormente religioni e leggende, la cosiddetta Tiki Culture nasce negli Stati Uniti intorno agli anni ’30 del secolo scorso, periodo in cui gli ambienti hollywoodiani erano affascinati da luoghi e atmosfere esotiche.

Il Don the Beachcomber è stato il primo Tiki Bar in assoluto, aperto proprio a Hollywood nel 1934 dall’avventuriero e uomo d’affari texano Ernest Gantt che, dopo diversi viaggi ai Caraibi e negli arcipelaghi del Pacifico, voleva ricostruire le atmosfere rilassate di quei luoghi. Il trend dilagò però solo nel secondo dopoguerra, grazie ai giovani reduci che rientrarono negli Stati Uniti dopo aver servito la patria proprio nel Pacifico.

Quanto vi fosse di autentico in questi posti? Sinceramente ben poco. Erano una strana commistione di elementi hawaiiani e polinesiani, con richiami anche all’Isola di Pasqua: la tiki culture influenzò anche altre ambiti come la moda, il cinema e la musica infatti, tra le varie versioni di Tiki Mug (i bicchieri da cocktail), alcune avevano la forma delle famose statue dei Moai. Anche dal punto di vista gastronomico si faceva un po’ di confusione: al Don the Beachcomber pare si servisse in realtà una cucina cantonese rivisitata, accompagnata da cocktail dal tocco tropicale a base di rum. La Tiki Culture influenzò innegabilmente anche la moda, mentre cinema e musica pop le diedero ulteriore risalto grazie a film come Blue Hawaii, dove un certo Elvis Presley interpretava un veterano tornato da quelle parti per sposare la sua ragazza, oltre a surfare e ovviamente cantare. Dopo alcuni decenni di declino l’estetica Tiki è tornata in voga anche in Italia.

Tiki Bar in Italia

Senza presunzione di fornire un elenco completo ecco alcuni indirizzi, tra insegne consolidate e nuove aperture.

  1. A Bologna il Nu Lounge Bar (via de’ Musei, 6) non è soltano un angolo esotico sotto i portici della città Felsinea ma uno dei migliori Tiki Bar del mondo. Nato nel 2000 inizialmente con una vocazione diversa, è gestito da un team guidato da un grande barman come Daniele Dalla Pola.
  2. A Milano vi sono ben due novità: il Rita’s Tiki Room (ripa di Porta Ticinese, 69) e il Jungle Tiki (corso Garibaldi, 111).
  3. Roma non sta di certo a guardare e risponde con il Makai Surf & Tiki Bar in zona Ostiense (via dei Magazzini Generali, 4). Per chi ama sorseggiare cocktail in terrazza, in centro c’è invece il Tiki Tiki roof (via Nazionale, 13).
  4.  A Livorno i punti di riferimento per gli appassionati del gusto polinesiano sono il Makutu Tiki Bar (piazza dei Domenicani, 20) e Surfer Joe’s Tiki Room (viale Italia).
  5. Dal Tirreno ci spostiamo all’Adriatico, al porto di Cesenatico vi è il Tiki Comber (via Armellini, 14).
  6. Atmosfere tropicali anche al sud: a pochi km da Napoli, a Pompei vi è infatti il Moai Exclusive Tiki Bar (via Vittorio Emanuele, 34).
  7. La Puglia non è da meno: a Bari c’è il Luau Tiki Bar (via XXIV Maggio, 16).