Baru Gongyang, il pasto dei monaci buddisti

3 Giugno 2019

Dal 22 al 25 maggio, tra Roma e Torino, si sono svolti una serie di eventi culinari, promossi dall’Istituto Culturale Coreano, con protagonista Jeong Kwan, monaca buddista protagonista di una puntata di Chef’s Table su Netflix. In particolare la monaca, che vive nell’eremo di Chunjinam, ha portato in Italia il Baru Gongyang, il pasto meditativo sacro dei templi buddisti.

Cos’è il Baru Gongyang?

Il Baru Gongyang è un rituale che si svolge nei templi buddisti e unisce il consumo di cibo alla meditazione, seguendo i dettami della religione e dedicando del tempo al ringraziare la natura e le persone che hanno coltivato e preparato il cibo che si sta consumando. la cucina dei templi è completamente vegana Il Baru Gongyang si basa sui principi di uguaglianza, purezza, umiltà onorevole, comunità e azioni virtuose. Ognuno di questi principi rappresenta un aspetto del pasto: ogni persona della comunità, a prescindere dal suo grado, consuma la stessa dieta (uguaglianza); le ciotole vanno mantenute pulite e ci si serve solo del necessario (purezza); una volta che il cibo è servito va consumato tutto (umiltà onorevole); durante il rito tutta la comunità di monaci si ritrova, anche per discutere dei problemi del tempio (comunità); prima dell’inizio del pasto si pronuncia una preghiera che esprime gratitudine verso le persone il cui duro lavoro ha prodotto il pasto e l’impegno a salvare tutti gli esseri, infatti la cucina templare è interamente vegana (azioni virtuose).

In cosa consiste il Baru Gongyang?

Questo rito si svolge con 4 ciotole, una tovaglietta, un tovagliolo, le bacchette e un cucchiaio. In coreano Baru sono le 4 ciotole, ognuna con una funzione e una posizione ben precisa. Dopo la preghiera le ciotole, che si trovano una dentro l’altra, sono posizionate dalla più grande alla più piccola da sinistra verso destra: ciotola del riso, ciotola della zuppa, ciotola dei contorni, ciotola dell’acqua. Il tovagliolo è posizionato su una gamba, dato che il pasto buddista si consuma seduti a gambe incrociate a terra, mentre le bacchette e il cucchiaio vanno dentro la ciotola dell’acqua.

Per prima cosa sarà portata dell’acqua con cui sciacquare le ciotole: l’acqua è versata nella ciotola del riso, poi in quella della zuppa, poi in quella dei contorni e infine in quella dell’acqua. A questo punto è portato il riso al vapore, poi è servita la zuppa e infine il vassoio con i vari contorni, dal kimchi ad almeno una portata fritta, per sostituire gli altri grassi. Nella preparazione dei contorni è proibito l’utilizzo di aglio, cipolla, scalogno, erba cipollina, porro. A questo punto si comincia a mangiare. Tre curiosità: per mangiare dalle ciotole è educazione portarle davanti alla bocca, così da nasconderla alla vista degli altri commensali; il riso, a differenza di altri Paesi asiatici, è mangiato con il cucchiaio; un pezzo di kimchi non va mangiato, perché deve essere utilizzato per pulire le ciotole.

Dopo aver mangiato tutto quello di cui ci si è serviti, il pranzo finisce con il rito della pulizia delle ciotole. Gli assistenti portano uno sciroppo di riso bollito e lo versano nella ciotola del riso, bisogna lasciare un pezzetto di kimchi per pulire la ciotola a quel punto bisogna utilizzare la foglia di kimchi per pulire bene la ciotola e poi versare il contenuto in quella della zuppa, fare la stessa cosa, e, infine, versare lo sciroppo e il kimchi in quella dei contorni. A questo punto il liquido rimasto andrà bevuto, proprio per il principio del non buttare nulla. Alla fine, l’acqua avanzata dalla pulizia iniziale delle ciotole è utilizzata per sciacquare nuovamente le 4 baru e le posate. L’acqua poi è raccolta da un assistente e si intona la preghiera di fine pasto. Quindi ogni monaco asciuga le ciotole e le posate e le risistema per riutilizzarle la volta successiva. Siete curiosi di partecipare a questo rito? Basterà prendere un aereo e andare in Corea, al monastero di Jeong kwan!