I cibi lavorati aumentano il rischio di malattie

16 Giugno 2019

Dolci, biscotti e bevande gassate. Oltre a contenere tantissimi zuccheri, grassi e sale, i cibi cosiddetti ultraprocessati aumenterebbero notevolmente il rischio di contrarre malattie cardiovascolari e di morte precoce. Ad accusare nuovamente questi alimenti sono due nuovi studi – uno francese, l’altro spagnolo – pubblicati sul British Medical Journal, che evidenziano ancora una volta come il loro consumo quotidiano sia altamente nocivo per la salute umana.

Da parte sua lo studio francese, come parte di una più ampia indagine NutriNet-Santé, si è concentrato sulla relazione tra cibi processati e malattie cardiovascolari. Ha preso in esame oltre 105mila adulti d’oltralpe, età media 43 anni, che hanno compilato sei questionari sulle proprie abitudini alimentari. I legami tra gli alimenti trasformati e le patologie sono stati quindi valutati nel decennio 2009-2018 e dai risultati è emerso che un aumento del 10 % del consumo di alimenti molto elaborati è associato a tassi più alti di malattie cardiovascolari, cardiache e cerebrovascolari.

Lo studio spagnolo ha preso invece in esame i dati inseriti da oltre 19mila laureati del Paese che avevano completato un questionario dietetico, cercando il legame tra alimenti trasformati e rischio di morte. Anche stavolta, dieci anni dopo, gli studiosi sono riusciti ad accertare che mangiare più di quattro porzioni al giorno di alimenti altamente trasformati aumenta del 62% il rischio di una morte prematura e che ogni singola porzione aggiuntiva, da sola, incrementa questa possibilità del 18%.

Sebbene l’indagine abbia confermato i timori degli studiosi, proprio questi ultimi chiariscono che, trattandosi di studi osservazionali, non è possibile trarre conclusioni definitive. Tuttavia, dicono ancora gli scienziati, avendo confermato l’impatto negativo che gli alimenti ultraprocessati hanno, è necessario che i governi promuovano un’azione pubblica. “I responsabili politici – concludono infatti – dovrebbero spostare le loro priorità lontano dalla riformulazione del cibo, che rischia di posizionare gli alimenti ultra-elaborati come soluzione ai problemi alimentari, verso una maggiore enfasi sulla promozione della disponibilità e accessibilità degli alimenti non trasformati o minimamente trasformati“.