Olio: 4 DOP del Lazio che dovresti scoprire

26 Agosto 2019

In questi ultimi anni sono molte le considerazioni fatte sull’importanza dell’olio extravergine di qualità. Molti sono anche gli sforzi che associazioni e protagonisti del settore hanno fatto e fanno ogni giorno per far crescere la consapevolezza del consumatore. le dop della regione lazio sono ancora solo quattro, ma puntano ad aumentare In un trend di crescita del consumo di questo prodotto così importante e prezioso la Regione Lazio sta emergendo in maniera nitida e incontrovertibile, rispettando l’antica esperienza di produzione olivicola. L’ulivo è diffusissimo in tutta la regione ma per il momento sono presenti solo 4 DOP (Denominazione di Origine Protetta), due nella provincia di Viterbo, una nella provincia di Rieti e di Roma e infine quella più a sud, in provincia di Latina.

Il marchio DOP non è identificativo della qualità del prodotto ma, viceversa, del luogo, della regione o del paese, da cui provengono qualità e/o caratteristiche identificative del prodotto stesso. Dunque quando si parla di DOP, ci si riferisce a prodotti che dimostrino una tradizione produttiva antica e consolidata, una provenienza certa e riconoscibile e che rispondano a standard di produzione di assoluta eccellenza.  Le quattro denominazioni del Lazio sono: Canino, Tuscia, Sabina e Colline Pontine.

  1. DOP Canino. Innanzitutto, è necessario segnalare le cultivar previste dal disciplinare e cioè Caninese, Leccino, Pendolino, Maurino e FrantoioLa zona di produzione è uno spicchio della provincia di Viterbo che racchiude i comuni di Canino, Arlena, Cellere, Ischia di Castro, Farnese, Tessennano, Tuscania e Montalto di Castro. Il prodotto, di forte carattere e facile identificazione, porta con sé un notevole equilibrio tra amaro e piccante. Buona anche l’aromaticità finale tipica di quelle erbe che caratterizzano la cucina di quei luoghi. Tra le molte espressioni di livello, riteniamo giusto segnalare una monocultivar di Pendolino prodotta nella zona di Canino (VT), il Gran Cru Gioacchina PenQuest’olio, di gran fascino sin dall’approccio olfattivo, si presenta con caratteristiche tipiche della DOP, frutto sano e fresco che ricorda la mandorla e un perfetto equilibrio tra amaro e piccante. 
  2. DOP Tuscia. Risulta interessante comprendere che per il disciplinare le tre cultivar fondanti, Frantoio, Caninese e Leccino, devo essere presenti (da sole o in abbinamento tra loro) per almeno il 90% del prodotto. Il colore solitamente è verde smeraldo e risulta affascinante, suadente, anche se colore e densità nell’olio sono caratteristiche che non incidono sulla qualità. Questa DOP ha trai suoi punti di forza l’armonia e la versatilità. Trova ampi spazi di abbinamento proprio per questo suo equilibrio particolarmente spiccato. Tra gli ottimi prodotti di storiche aziende (Traldi, Presciuttini, ecc.) segnaliamo la Cooperativa Agricola Colli Etruschi di Blera con il suo Evo (cultivar Caninese 100%). Questo olio dimostra di avere grandi doti di abbinabilità, di equilibrio. Al naso è piacevolmente erbaceo, di gran fascino, e si presenta con caratteristiche tipiche della DOP, frutto netto di media intensità. 
  3. DOP Sabina: probabilmente è quella da tempo più nota. Il fatto di aver ricevuto già nel 1996 la riconoscibilità a livello europeo ha fatto sì che all’interno della Regione sia risultata l’apripista per molte altre realtà produttive. La vasta zona di produzione spazia dalla provincia di Roma a quella di Rieti. Le varietà previste sono Carboncella, Leccino, Raja, Pendolino, Frantoio, Moraiolo, Olivastrone, Salviana, Olivago e Rosciola per almeno il 75%. L’olio di questa zona appare di colore giallo verde, al naso è fruttato, piacevole, come piacevolmente vellutato e aromatico risulta all’assaggio. Particolarmente percepito il rapporto tra amaro e piccante soprattutto negli oli di fresca spremitura. L’olio che abbiamo scelto come rappresentativo è Il Bagolaro da Carboncella, Leccino, Raja, Frantoio, e Salviana. Risulta di un bel giallo-verde, intenso e vegetale al naso e, all’assaggio, dopo una prima sensazione grassa, burrosa, si presentano note di cardo. 
  4. DOP Colline Pontine. La zona di produzione è a dir poco unica. Si spazia dai comuni di Aprilia, Bassiano, Campodimele, Cisterna di Latina, fino a Cori, Fondi, Formia, Itri, Lenola, Maenza, Minturno, Monte San Biagio, Norma, Priverno, Prossedi, Roccagorga, Rocca Massima, Roccasecca dei Volsci, Castelforte, Santi Cosma e Damiano, Sermoneta, Sezze, Sonnino, Spigno Saturnia, Terracina. Le varietà previste sono: Itrana tra il 50 e il 100% con la possibilità di aggiunta di Frantoio e LeccinoAlla vista è ipnotico con quel verde intenso che vira al giallo dorato in maturazione. Al naso sa di oliva, di pomodoro, di erba fresca. Straordinario è anche il rapporto tra amaro e piccante, mai eccessivo. Tanti i produttori di qualità, di eccellenza assoluta, tra cui segnaliamo Villa PontinaL’uliveto è coltivato sulle scoscese e sassose colline degli Ausoni, proprio davanti al promontorio del Circeo, accarezzato dalle miti brezze del mare. Le caratteristiche di quest’olio, 100% Itrana, sono esattamente le medesime previste nella DOP, dal verde ipnotico al profumo di pomodoro. La sua eleganza e la sua piacevolezza, il perfetto rapporto tra amaro e piccante, lo rendono ideale sia per abbinamenti con zuppe e verdure, sia con pesce crudo e cotto.

Questi oli eccellenti sono il condimento ideale della pizza, specialmente quella romana: per provarli in una delle pizzerie aderenti, vi aspettiamo a Roma il 12 settembre per il Pizza Romana Day 2019. L’evento è organizzato da Agrodolce in collaborazione con Regione Lazio e Arsial, è promosso da GreenStyle, Radio Sonica e Repubblica Sapori ed è sponsorizzato da Birra del Borgo con la sua birra Lisa in esclusiva.