Mankai, lenticchia d’acqua: il nuovo superfood che vi mancava

4 Settembre 2019

C’è una new entry nell’elenco dei superfood: la Mankai, ovvero la lenticchia d’acqua. Non appartiene alla famiglia delle leguminose, questo bisogna subito metterlo in chiaro. Il suo nome è riconducibile piuttosto alla forma; simile, appunto, a quella delle lenticchie. Si tratta di una pianta acquatica della specie Wolffia globosa, è originaria del Sud-Est Asiatico e di nuovo, in realtà, ha ben poco nel senso che quelle popolazioni la consumano da secoli. Non erano ben note, invece, tutte le sue virtù. Adesso sì.

Le proprietà benefiche

Un gruppo di ricercatori dell’Università Ben-Gurion del Negev ha analizzato in modo estremamente approfondito la lenticchia d’acqua, arrivando così a scoprire innanzi tutto che possiede un’elevata quantità di proteinericca di proteine, fibre, polifenoli e vitamine è definita infatti anche polpetta vegetale – e che agevola il controllo dei livelli degli zuccheri nel sangue dopo il consumo di carboidrati. Gli studiosi dell’ateneo israeliano hanno confrontato le conseguenze del consumo di un frappè preparato con questa pianta con quello di un classico frappè allo yogurt: la percentuale di carboidrati, proteine, grassi e calorie è risultata sostanzialmente la stessa, ma monitorando la situazione dei partecipanti all’esperimento per 2 settimane tramite appositi sensori di glucosio, è emerso che coloro che avevano bevuto il frappè con la lenticchia d’acqua rivelavano, appunto, un maggiore controllo glicemico e si sentivano pure più sazi. La lenticchia d’acqua contiene anche molti aminoacidi, la quantità è quasi la medesima delle uova e, nel mondo vegetale, ciò rappresenta un caso più unico che raro. Inoltre questa pianta è ricca di polifenoli, fibre, minerali (in primis ferro e zinco), vitamina A e vitamine del gruppo B.

Una pianta sostenibile

Un’altra grande virtù della lenticchia d’acqua è la sua sostenibilità ambientale. Coltivata oggi soprattutto in Israele e in diverse zone paludose dell’Oriente, ma rigorosamente in ambienti chiusi, per la produzione di ogni grammo di proteine richiede una quantità d’acqua notevolmente inferiore rispetto ad altre piante come la soia, il cavolo e gli spinaci. Il consumo idrico, quindi, è ridotto ai minimi termini. In più, proprio grazie alla tecnologia idroponica, la Mankai può essere coltivata tutto l’anno. Alla luce di ciò, e considerando le virtù appena illustrate, ci si chiede se possa sostituire il consumo di carne: ebbene, la risposta è già positiva. Ne guadagnerebbero la salute sia degli esseri umani che della Terra. E potrebbe essere anche una valida arma per combattere la fame nel mondo.