L’acqua non è tutta uguale, ecco perché

5 Settembre 2019

Più della metà del nostro organismo è composto di acqua e se riuscissimo a sopravvivere a digiuni della durata di diversi giorni, lo stesso di certo non si potrebbe dire senza dissetarsi. la scelta del tipo di acqua non dovrebbe essere casuale Che l’acqua, dunque, sia alla base della vita è un dato incontrovertibile, ma siamo davvero sicuri di conoscere le caratteristiche dell’acqua che beviamo tutti i giorni? Tornando a considerazioni più spicciole e terrene, la scelta del tipo di acqua è orientata di solito dalla volontà di risolvere problemi legati alla forma fisica, quali ritenzione idrica e cellulite. In molti casi rimane in secondo piano una delle funzioni principali dell’acqua, ossia quella di idratare e apportare sali minerali all’organismo. Da questo punto di vista, la faccenda tende a complicarsi non poco entrando in gioco parametri come residuo fisso, durezza e tipologia di pH.

Classificazione: il residuo fisso

Per orientarsi in modo chiaro è bene sapere che a seconda del diverso contenuto di sali minerali e di sostanze residue derivanti dall’ebollizione dell’acqua a una temperatura di 180 °C gradi (residuo fisso) le acqua minerali si dividono in quattro macrocategorie: la ipominerale (residuo fisso fino a 50 mg/litro), minimamente mineralizzata che riduce la quantità di sali minerali necessari; l’oligominerale (residuo fisso da 50 a 500 mg/litro), mantiene la quantità di sali minerali utili all’organismo; la medio minerale (residuo fisso da 500 a 1.500 mg/litro), apporta il giusto quantitativo di sali minerali; la iperminerale (residuo fisso oltre 1.500 mg/litro), altamente mineralizzata.

Partendo da questa classificazione possiamo spingerci al di là delle acque in bottiglia e considerare altre tipologie, come quelle depurate, sorgive o semplicemente potabili che ci troviamo a consumare molto più spesso di quello che crediamo. Vediamo insieme allora quali sono le caratteristiche che distinguono un alimento all’apparenza così neutro e semplice come l’acqua.

  1. Acqua naturale. Definire come naturale solo l’acqua minerale non frizzante potrebbe essere fuorviante perché anche quest’ultima deve essere considerata come tale in senso lato (per capirci, non modificata artificialmente). Con il termine naturale, quindi, si vogliono indicare tutte quelle tipologie di acqua che non sono addizionate con il gas. Caratteristica distintiva è però il livello di pH contenuto nelle acque naturali che è generalmente compreso tra 6,5 e 8,0: valori superiori al 7, indicativi di un’acqua tendenzialmente alcalina, sono ritenuti ottimali per la salute del nostro organismo.
  2. Acqua di rubinetto. Più comunemente nota come acqua potabile, l’acqua di rubinetto suscita sempre qualche perplessità in merito alle sostanze contenute e alla frequenza del consumo. Iniziamo con il dire che la composizione dell’acqua del rubinetto dipende dal tipo di sorgente di prelievo, ossia dal tipo di terreno dal quale proviene. È chiaro, quindi, che per essere definita potabile, l’acqua del rubinetto deve superare una serie di controlli altamente accurati che ne definiscano i requisiti minimi, come per esempio l’assenza di microrganismi potenzialmente nocivi. Tuttavia, rimane il fatto che l’acqua del rubinetto è senz’altro da considerarsi più ricca di alcuni sali minerali – come sodio, calcio e bicarbonato – il cui consumo deve essere monitorato in presenza di certe patologie o semplici predisposizioni.
  3. Acqua frizzante. Anche se nella maggior parte dei casi non risulta percepibile al palato, tutte le acque minerali naturali hanno una certa percentuale di anidride carbonica libera. Per definirsi frizzante, però, le bollicine devono sentirsi e vedersi grazie ad un procedimento di gasatura artificiale che può essere più o meno elevata. A differenza dell’acqua naturale, quella frizzante favorisce la digestione dopo pasti particolarmente abbondanti, mentre a digiuno inibendo la secrezione gastrica risulta indicata per chi soffre di problemi di acidità, di gastriti o di colon irritabile.
  4. Acqua di sorgente. Chiamata spring water dagli anglosassoni e eau de source dai francesi, l’acqua di sorgente porta con sé le caratteristiche di purezza e freschezza provenienti dalle rocce e dai terreni profondi da cui sgorga naturalmente. Quella alpina è filtrata dagli strati terrosi e sabbiosi e privata degli inquinanti con peso specifico maggiore. Una delle caratteristiche principali dell’acqua di sorgente è quello di essere considerata quale acqua dinamizzata grazie alla sua intrinseca capacità di vitalizzare le cellule dell’organismo e di svolgere una funzione terapeutica per numerose patologie, a cominciare da quelle dei reni.
  5. Acqua depurata. Sempre più utilizzata per ragioni sia salutari che di sostenibilità (riducendo il consumo di plastica), l’acqua depurata è diventata negli ultimi anni l’alternativa principale a quella del rubinetto e a quelle in bottiglia. Il procedimento di depurazione non è altro che un processo meccanico di filtraggio grazie al quale l’acqua è spinta attraverso una membrana che trattiene metalli pesanti, batteri e cloro, lasciando passare solo le molecole d’acqua e i sali minerali. Si otterrà dunque un’acqua oligominerale caratterizzata da un residuo fisso piuttosto basso, perfetta per chi soffre di problemi urinari e di infiammazione alla mucosa gastrica.