Una regione nel cuore: intervista all’Assessore Enrica Onorati

9 Settembre 2019

In occasione del Pizza Romana Day, il 12 settembre a Roma – l’evento diffuso organizzato per il secondo anno dalla redazione di Agrodolce in collaborazione con Regione Lazio e Arsial, promosso da GreenStyle, Radio Sonica e Repubblica Sapori e sponsorizzato da Birra del Borgo e la sua birra Lisa in esclusiva – abbiamo incontrato l’Assessore Enrica Onorati per scoprire qualcosa in più sulla valorizzazione del territorio e dei prodotti del Lazio.

Il suo Assessorato si occupa di Agricoltura, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo, Ambiente e Risorse Naturali. Quali sono secondo lei le priorità da affrontare per il Lazio?
Questo primo anno e mezzo di lavoro è stato importante al fine di focalizzare con accuratezza le problematiche dell’ampio e variegato settore agricolo ed agroalimentare regionale, per comprendere bene i bisogni del mondo produttivo e programmare le dovute soluzioni. Le priorità sono più d’una. In primo luogo c’è il bisogno di semplificazione delle procedure amministrative, l’armonizzazione delle procedure di controllo e il miglioramento del dialogo tra istituzioni e realtà produttive. Le norme ed i regolamenti debbono rappresentare strumenti per il lavoro e mai un ostacolo. Registriamo poi la necessità di revisionare le procedure di pubblicazione degli avvisi del PSR (Programma di Sviluppo Rurale) al fine di migliorarne la comprensibilità e semplificare l’accesso. Un lavoro che svogliamo quotidianamente in collaborazione con i nostri uffici preposti. Infine, ma non meno importante, siamo chiamati a realizzare uno sviluppo sostenibile che tenga insieme la difesa e le vocazioni del territorio con il bisogno di crescita economica. Questo atteggiamento deve vedere tutti responsabilmente coinvolti (istituzioni ed operatori del settore) in un momento storico molto delicato e preoccupante in cui le emergenze fitosanitarie e i cambiamenti climatici rappresentano una spada di Damocle sulla testa del mondo produttivo e della nostra comunità. La lotta ai mutamenti climatici, all’inquinamento e al consumo irresponsabile delle risorse naturali è la battaglia più importante da combattere e vincere. L’agricoltura e l’allevamento, in modo particolare, subiscono danni ingenti derivanti da eventi calamitosi sempre più frequenti ed è importante agire con fermezza e continuità al fine di migliorare le condizioni ambientali in cui siamo chiamati a vivere ed operare. Abbiamo colto questa sfida con azioni volte a promuovere comportamenti responsabili, ricerca, innovazione e revisione del sistema normativo nazionale in materia di prevenzione del rischio e indennizzi.

Lei è figlia di un territorio con antiche e forti tradizioni dell’enogastronomia. Priorità alla storia o all’innovazione?
È vero, la provincia di Latina rappresenta un volano importante per lo sviluppo dell’intera agricoltura regionale con le sue eccellenze in campo ortofrutticolo, vitivinicolo e dell’allevamento. Dico da subito che tradizione e innovazione non sono, e non devono essere, in contrapposizione. Innovare e rinnovare sono atteggiamenti positivi perché rivolgono lo sguardo al futuro ma in questo futuro dobbiamo portare anche la parte migliore delle nostre tradizioni agricole, agroalimentari, enogastronomiche. La ricchezza in agricoltura, difatti, non nasce dal caso ma proviene da territori già vocati e con una consolidata storia produttiva. Nelle pratiche turistiche, nella fruizione del paesaggio o nei consumi enogastronomici svolgono una funzione di attrazione sia le produzioni tradizionali che le implementazioni maggiormente innovative.

Mi risulta lei faccia molta attenzione all’aspetto della sicurezza sul lavoro e alla qualità dei processi produttivi. Qual è l’attuale situazione della nostra regione?
Il lavoro è un diritto costituzionale. Come tale dobbiamo crearlo, difenderlo e renderlo sicuro. Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’INAIL nei primi sette mesi del 2019 sono state 378.671 e di queste ben 599 con esito mortale (+2%). Sono numeri impressionanti, un vero e proprio bollettino di guerra inaccettabile! Chi, come me, è chiamata a rappresentare le istituzioni ha il dovere di mettere fine a questa strage e a qualsiasi forma di rischio e sfruttamento in ambito lavorativo. Nel settore agricolo, in particolare, è sempre più emergente il tema della salute e sicurezza dei lavoratori, soprattutto nei periodi più caldi dove si registrano picchi preoccupanti di malori e malattie. Non possiamo parlare di sostenibilità ambientale o economica escludendo la sostenibilità sociale. Per questo siamo quotidianamente impegnati in opere di controllo, sensibilizzazione, denuncia e regolamentazione. I bilanci aziendali non possono quadrare a discapito della sicurezza sui luoghi di lavoro così come lo sviluppo non può considerarsi tale se è sviluppo solo per pochi. Nel settore agricolo dobbiamo sconfiggere in via definitiva questa nuova schiavitù chiamata caporalato. Giusto un mese fa il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato la Legge “Disposizioni per contrastare il fenomeno del lavoro irregolare e dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura” e quest’estate, in provincia di Latina, sono partite le prime sperimentazioni volte a favorire il regolare incontro tra domanda e offerta di lavoro nei campi. È stata attivata l’App “FailLabor” per l’iscrizione alle liste di prenotazione dei cpi e incontro regolare tra domanda e offerta di lavoro e abbiamo reso operative le linee di trasporto Cotral gratuito per i lavoratori.  Una sperimentazione finanziata dalla Regione Lazio con 500 mila euro.

Nel mondo dell’agroalimentare, della zootecnia, lei ha dimostrato di dare un peso particolarmente importante al biologico, qual è l’attuale condizione per la produzione laziale?
Partiamo da una premessa. I consumatori sono, giustamente, sempre più esigenti e attenti alla problematica della salute che passa anche attraverso il reperimento di cibo buono e sano. Le produzioni biologiche sono la risposta a questa legittima richiesta. La Regione Lazio lo sa bene e lo sanno anche i produttori che, negli ultimi anni, si sono affacciati a questo mondo. Con la misura 11.0 del PSR, dedicata all’adozione e mantenimento di metodi di produzione biologica, abbiamo raccolto dal 2015 ad oggi oltre 7.000 domande di finanziamento da parte degli imprenditori agricoli per un ammontare complessivo superiore ai 40 milioni di euro. Stiamo cercando di procedere con i pagamenti periodici nel modo più celere possibile. Abbiamo esautorato tutte le risorse disponibili del quinquennio di programmazione e ora stiamo lavorando ad un nuovo bando per il 2020. Per quanto riguarda la zootecnia, abbiamo lavorato molto sul miglioramento del benessere animale anche attraverso gli avvisi della misura 14.1 del PSR. L’ultimo di questi bandi, rivolto al settore ovino e caprino, è stato chiuso nello scorso mese di maggio. Il benessere degli animali equivale anche ad una elevazione qualitativa del prodotto finale: sia carne che trasformati e derivati. Biologico e qualità sono sinonimi di salute. Dobbiamo proseguire in questa direzione.

È figlia d’arte, se così si può dire, questo ritiene sia solo un vantaggio oppure potrebbe far crescere su di lei il peso della responsabilità di dover far sempre bene e in fretta?
Per l’esattezza sono nipote d’arte. Mio nonno è il fondatore dell’azienda di famiglia e la mia partecipazione alla gestione d’impresa è, di fatto, appartenente alla terza generazione. Un lavoro quotidiano che condivido con i miei genitori. Credo che questa mia esperienza lavorativa rappresenti un importante valore aggiunto alla mia formazione personale, sia professionale che politica. Dico questo perché, troppo spesso, la politica ha difficoltà a comprendere le esigenze delle base sociale e dei territori proprio perché non ne conosce e non vive direttamente le complesse dinamiche. Sento di non soffrire di questo gap e ciò mi aiuta molto nell’impostazione del lavoro in assessorato. Devo dire che il rapporto, l’incontro ed il confronto con altre realtà produttive del territorio ha rappresentato, al pari del lavoro diretto in azienda, un arricchimento di idee ed esperienze altrettanto utile. A questo bagaglio di relazioni sono molto legata e da esso traggo forza empatica e un linguaggio pratico che mi aiutano nel rapporto con il mondo produttivo a cui l’Assessorato si rivolge e nel lavoro politico di assunzione delle decisioni.

Cibo e vino stanno trainando l’economia del nostro Paese. Come pensa di intervenire in questi settori vista le notevoli differenze che caratterizzano le nostre cinque province?
In agricoltura le differenze sono una ricchezza e non un problema, un valore aggiunto e non un deficit. Questa affermazione ha valore per molti settori economici ma in particolare nel settore vitivinicolo dove la qualità è importantissima quanto l’ampiezza dell’offerta e la capacità produttiva. La produzione vitivinicola regionale ammonta a 130 milioni di euro per circa 1,4 milioni di Hl. Il 23% di questi viene esportato. Le DOC regionali sono in tutto 27 e recentemente sono state riconosciute 3 DOCG. Circa un quarto delle produzioni sono IGT e il 10% del totale delle coltivazioni è rappresentato dal vino biologico. Il vero traino per lo sviluppo del comparto risiede proprio nel valorizzare le diversità e nel promuoverle. Stiamo dando grande impulso alla promozione di questo settore con le misure di finanziamento dell’OCM vino e con il nostro piano promozionale triennale gestito da Arsial. La nostra presenza al Vinitaly, ed altre rinomate fiere internazionali,  è ormai una costante. I risultati stanno arrivando; dobbiamo continuare così attraverso azioni continue di sostegno e difesa delle eccellenze.

Il Lazio sta provando a crescere soprattutto nel vino dopo alcuni decenni di tentennamenti e piccoli fallimenti. Ritiene questa una priorità e come pensa di aiutare i produttori vitivinicoli affinché possano ridurre il gap con le altre regioni?
Dobbiamo partire dal presupposto che nel Lazio abbiamo una quantità di superfici vitate che non può competere con altri territori nazionali a forte vocazione vitivinicola ma possiamo e dobbiamo competere in qualità ed eccellenza. Con un lungo lavoro, intrapreso dalla Regione Lazio già nella scorsa legislatura, stiamo investendo in ricerca, innovazione, recupero di vitigni autoctoni e promozione dei marchi di denominazione e qualità. Queste azioni stanno restituendo buoni risultati. Sono molti i vini laziali già apprezzati a livello nazionale ed internazionale. Alcuni di questi sono vincitori di importanti premi e riconoscimenti. Insieme alla promozione della qualità dobbiamo continuare a valorizzare la rete della cooperazione tra imprese e la realtà delle cantine sociali affinché sinergia e collaborazione trovino il giusto spazio in un mercato che non può vivere di sola concorrenza ed eccessiva parcellizzazione.

Se posso, rimanendo nel vino, ha in cantiere progetti per sostenere anche il biodinamico?
Vogliamo sostenere con forza ogni metodo di produzione che contribuisce all’innalzamento dei livelli di sostenibilità e alla produzioni di prodotti naturali. Il biodinamico rientra tra questi ed è una frontiera fondamentale che dovrà avere uno spazio adeguato nella prossima programmazione dei fondi comunitari dedicati all’agricoltura. Stiamo già attivi in questa direzione.

Da qualche anno si parla di viaggio e di relazione anche per il cibo. In una regione sempre più multietnica e multirazziale, ha progetti, idee e auspici per trasformare il cibo in veicolo di confronto?
La tavola unisce, la buona tavola ancor di più. Se penso al cibo di qualità mi vengono in mente solo cose positive: salute, benessere, piacere, condivisione. La buona cucina è figlia della contaminazione di culture e sapori e come tale va promossa e difesa. Al momento sosteniamo tutte le iniziative che vanno in questa direzione e finanziamo la partecipazione dei nostri produttori nei più importanti luoghi di incontro di culture e produzioni, ovvero le fiere internazionali. Nel 2019 partecipiamo a 9 eventi: Fruit Logistica a Berlino, Biofach a Norimberga, Vinitaly & Sol a Verona, Tuttofood a Milano, ci saranno Sana a Bologna, Cheese a Bra e Anuga a Colonia. Abbiamo promosso e partecipato a tanti incontri con delegazioni di paesi esteri ed ambasciate come Vietnam, Cina, Sudafrica. Il confronto è anima e strumento di integrazione e di contaminazione tra esperienze, capacità, culture. Siamo disponibili a sostenere concretamente ogni iniziativa che vada in questa direzione.

Pane, pasta e pizza (romana), Carbonara, Amatriciana, Cacio e Pepe sono note in tutto il mondo e sono fondanti nelle tradizioni gastronomiche di questa regione. Secondo lei quanto si è fatto e cosa si dovrà fare a tutela di essi? Penserebbe sia corretto immaginare un marchio o una denominazione per farne un prodotto visibile nel mondo?
Pizza, pane, pasta, Carbonara, Amatriciana o Cacio e Pepe, rappresentano più di una ricetta; sono parte integrante della nostra cultura e della nostra socialità. I cibi raccontano un territorio, le sue comunità, la casa e il grande amore per la convivialità dei cittadini del Lazio. Parliamo di prodotti della nostra cucina ormai noti, apprezzati e consumati in tutto il mondo e di questo dobbiamo andare orgogliosi. Come già detto in precedenza noi sosteniamo le nostre eccellenze, comprese queste da voi citate, con tutti gli strumenti a nostra disposizione: bilancio regionale, Programma di Sviluppo Rurale e piano triennale promozionale gestito da ARSIAL (la nostra Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio).  Per quanto riguarda la definizione di un marchio regionale geografico (una sorta di made in Lazio) abbiamo insediato un tavolo tecnico con i nostri uffici e siamo al lavoro per raggiungere, al più presto, anche questo obiettivo.

Il 12 settembre ci sarà a Roma la seconda edizione del Pizza Romana Day, tantissimi grandi professionisti del settore si metteranno in gioco con ricette e abbinamenti speciali per dar voce a questa idea di pizza totalmente romana. Cosa ne pensa?
La pizza romana è buonissima! Il modo romano di lavorare la pizza si è ormai diffuso in tutta Italia: bassa, croccante e molto saporita. Questa pizza rappresenta una componente importante della carta di identità della gastronomia laziale. Cosa penso di Pizza Romana Day? Che è una iniziativa bella, molto utile e che valorizza, aldilà della pizza in sé, il protagonismo di tanti chef, pizzaioli e maestranze che con la loro arte rappresentano i nostri migliori ambasciatori in Italia e nel mondo. Per questo con la Regione Lazio abbiamo deciso di sostenere concretamente la manifestazione. Un grande in bocca al lupo a tutti.