#50bestTalks: è tempo di polemica

17 Settembre 2019

È stato divertente partecipare ieri 16 settembre ai 50 Best Talks a Parigi. Più divertente del solito. Non era mai capitato che all’evento più patinato e ben posizionato della grande cucina internazionale, si assistesse ad agitazioni, brusii della sala, imbarazzo generale e persino una qualche forma di contestazione. I fatti: alle 11, William Drew – content director della 50 Best – annuncia il panel di dibattito. Sul palco ci sono: Yannick Alléno, Mauro Colagreco, Bertrand Grebaut, Romain Meder, Alain Passard.  A condurre, il giornalista e provocatore Eric Brunet. Tema: l’innovazione nella cucina francese.

Ma chi è Eric Brunet? Come avremmo scoperto di lì a poco, la scelta più sbagliata mai fatta dagli organizzatori della Lista. Oltre a questo dato evidente, si tratta di una specie di Cruciani di loro altri, un personaggio molto vicino alla destra del Paese, in veste di arrogante radiofonico davvero poco informato su questioni gastronomiche: vi sembra normale in questo scenario? Il nostro Brunet parte subito con il piede sbagliato e inizia con una filippica sulla supremazia della gastronomia francese, del vino francese, dei prodotti francesi, quasi quasi delle donne francesi, nel totale imbarazzo del pubblico. I primi a ribellarsi con malcelato disagio sono proprio i cuochi che, tra un sussulto della folla e l’altro, accennano a quanto di buono ci sia nel mondo della cucina di tutta Europa e del pianeta, tentando di informare l’arrogante Eric che non si tratta di una gara.

Dal pubblico si alza un giornalista francese dai capelli lunghi e bianchi al grido di: “Siamo in Europa, te lo ricordi?” Ma questo non scoraggia Brunet, che rincara la dose arrivando a dire che persino i pesticidi francesi sono migliori. Sembra chiaro a tutti che i cuochi sul palco preferirebbero sparire nelle loro cucine per andare a pulire 2000 cipolle piuttosto che partecipare ancora a questo delirio nazionalista. Ma il peggio non è ancora arrivato.

Un nostro temerario connazionale prende la parola e cambia radicalmente il topic della conversazione: “Ma dove sono le donne?” E qui, lettori, si è toccato il fondo. Immaginate 6 uomini sul palco che parlano dei problemi delle chef donne. 6 uomini discutono dei problemi delle chef donne Come se noi ragazze ci radunassimo per approfondire i problemi di prostata dei nostri mariti e amici: una cosa decisamente agghiacciante. A ogni modo Yannick Alléno gela la folla accennando al fatto che uomini e donne siano geneticamente diversi, che le donne debbano stare con i figli ed è per questo che non vogliono lavorare la sera in cucina, ignaro del fatto che in sala siano presenti chef come Cristina Bowerman o Manu Buffara (e altre), esempi viventi di quanto questa affermazione lasci il tempo che trova.

La folla si agita. Bertrand Grebaut si schiera dalla parte delle chef: d’altronde la sua compagna e madre dei suoi figli è anche una bravissima cuoca, tra le migliori di Parigi. Dal pubblico una signora bionda aggredisce il povero Alléno che deve chiedere scusa, e onestamente abbiamo tutti la sensazione di assistere a qualcosa di molto stupido. E Brunet muto. Muto almeno fino a quando non decide di intervenire chiedendo di tornare a questioni importanti, scatenando qualche altro buuu. A questo punto la concentrazione è svanita e ne pagano le conseguenze i due chef a seguire: Manu Buffara e Dan Barber. Interventi peraltro bellissimi.

La domanda dunque sorge spontanea: come vi è venuto in mente di far condurre un dibattito gastronomico per addetti ai lavori a un giornalista famoso per essere quello che è, e che di fatto non è riuscito a gestire la situazione? Credo non ci sia bisogno – almeno in questo ambito –  di inutili polemiche e sciocche provocazioni, e che gli chef della lista (e fuori dalla lista) non intendano far parte di un circo che vuole dare spettacolo, ma piuttosto partecipare a un progetto più alto, etico o quanto meno utile che questi talks possono rappresentare. Momenti di riflessione, quindi, e non esibizioni di inutili ego.