5 cibi di cui non potrai fare a meno dopo Cheese 2019

23 Settembre 2019

L’abbiamo detto 2 anni fa in occasione dell’edizione 2017, lo ribadiamo anche quest’anno: Cheese a Bra è una wonderland del formaggio, il luogo dove gli appassionati e gli esperti possono dare libero sfogo alle proprie preferenze, dagli erborinati ai caprini, dagli stagionati ai formaggi freschi. Ma Cheese, nonostante il nome, non è soltanto prodotti caseari: l’evento organizzato da Slow Food è anche un’occasione per assaggiare Presidi e specialità tradizionali che spaziano dai salumi agli ortaggi fino alle preparazioni gastronomiche. Se avete mancato questo appuntamento, procuratevi almeno uno di questi prodotti straordinari.

  1. Pestàt di Fagagna. Una conserva, un condimento, un lardo pestato, una crema spalmabile: il pestàt è tutto questo e molto di più. Assaggiato anni fa e ritrovato con piacere tra i banchi di Cheese, questo portento della tradizione friulana mi ha salvato più di una cena. A base di lardo di suino, il pestàt comprende una grande varietà di ortaggi ed erbe dell’orto autunnale: carote, sedano, cipolla e un mix di salvia, rosmarino, porro, aglio e prezzemolo, sale e pepe per aggiustare l’impasto e cannella e pimento per finire. Usatelo per qualsiasi cosa: insaporire un minestrone, una base per un sugo saporito, come soffritto, da spalmare sul pane.
  2. Salsiccia cruda di Bra. Un prodotto tradizionale della città di Bra, un simbolo della salumeria braidese. Un Consorzio la tutela dal 2003, per assicurarsi che la salsiccia sia prodotta secondo i canoni tradizionali: in passato si usava solo carne magra di bovino, adesso tra gli ingredienti figura anche la pancetta di suino. Ottima cotta (magari sotto forma di ragù per i tajarin o altra pasta lunga all’uovo), si consuma preferibilmente cruda, magari in un morbido panino o spalmata su pane bruscato.
  3. Mozzarella nella mortella. Amata e conosciuta nel Cilento (i ragazzi di Da Zero la usano e la celebrano da tempo), la mozzarella co’ a mortedda è un formaggio a pasta filata confezionato alternandolo a fronde di mirto (mortella) appena raccolte. La mozzarella così prodotta conserva sia la forma delle foglie (che non vanno consumate), sia un tenue aroma di mirto.
  4. Cipolla di Giarratana. Dimenticatevi gli esemplari aggressivi, sulfurei e da lacrime istantanee: quella di Giarratana è una cipolla dolce, di dimensioni notevoli, da sfruttare in cucina come vera protagonista del piatto. Squisita tagliata a fette e gratinata con pangrattato, timo, sale e pepe, è perfetta anche in insalata, magari con origano siciliano e pomodori succosi.
  5. Burro a latte crudo dell’alto Elvo. Alcuni arrivano a usare questo burro come unguento medicamentoso. Prodotto nel Biellese, questo burro è il risultato delle tome magre tipiche della zona. La tecnica di produzione è ancora legata alla tradizione, sebbene con zangole di acciaio, e sul dorso dei panetti c’è ancora impresso il simbolo di chi lo produce. Un burro ricco, profumato, che sa di primavera.