Lurisia vende a Coca-Cola e Slow Food la abbandona

23 Settembre 2019

In principio fu la famiglia Invernizzi. Negli anni ’90 aveva acquistato il gruppo Lurisia nel comparto delle acque minerali, diversificando il prodotto con il lancio delle iconiche bibite: gazzosa, aranciata, limonata, tonica, chinotto di Savona. lurisia ha venduto a coca-cola per quasi 90 milioni di euro Il prestigio e la fama erano cresciuti e Lurisia era arrivata al top nel segmento dei soft drink premium, lavorando in contrasto con le più celebri bevande gassate messe in commercio dalle multinazionali. Nel 2017, poi, nel consiglio di amministrazione dell’azienda entrarono il fondo di investimento privato IdeA Taste of Italy e Eataly, di Oscar Farinetti. L’obiettivo era chiaro: tre teste per consolidare l’ascesa del gruppo e raddoppiare il fatturato nel giro di 5 anni. Già nel 2004 Farinetti aveva sposato la causa di Lurisia e le aveva spalancato le porte di Eataly, portandola sui mercati di tutto il mondo in rappresentanza del made in Italy di qualità.

Ecco perché ci fa così impressione scoprire che un accordo da 88 milioni di euro sancisce il passaggio della proprietà piemontese alla multinazionale Coca-Cola. Non si rompe soltanto col passato e le origini – Lurisia sorge incontaminata sulle Alpi Marittime – ma con un’idea di eccellenza italiana che rischia di essere fagocitata dall’immaginario rosso e bianco che il marchio di Atlanta porta con sé. Se da un lato, infatti, Slow Food ha già abbandonato frettolosamente la nave e mollato l’azienda, salvando solo l’ultimo appuntamento di Cheese – “noi difendiamo la biodiversità contro l’omologazione dei gusti” è stata la rapidissima dipartita – Coca-Cola, che nel nostro Paese già conta 4 stabilimenti sotto la sua egida non fa che aggiungere un pezzo alla collezione, con il suo valore stimato nel 2019 di 45 milioni di euro.

La svolta salutistica di Coca-Cola

Il motivo è chiaro: c’è una svolta salutistica, il mondo ha virato verso l’healthy food e la bevanda, con i suoi quasi 25 grammi di zucchero per lattina, non può definirsi salutare. L’azienda si allarga con i prodotti zero, light o dolcificati con stevia. Ma non basta, perché le manca un rivestimento che dia una patina di qualità. Quale occasione migliore, allora, di quella che inserisce in catalogo addirittura un presidio Slow Food come il chinotto di Savona? “Vogliamo aumentare l’offerta premium e proporre ai consumatori prodotti con una forte tradizione e ben radicate origini italiane“, dice Coca-Cola Hbc.

Il futuro di Lurisia

Forte tradizione, radicate origini. Ok, ma in tutto questo Lurisia che fine fa? Esce da Eataly, rimane certamente sul mercato, ma rischia, rischia tantissimo. Perché non è più detto che trascini con sé quell’aura di italianità. lurisia è stata abbandonata da slow food ed eataly ma rimane sul mercatoSiamo soddisfatti che il più grande gruppo mondiale di beverage abbia voluto concludere questa operazione, riconoscendo l’eccellenza e l’artigianalità dei nostri prodotti, che hanno un forte legame con il territorio– dice Piero Bagnasco, finora presidente e ad di Lurisia, che rimarrà nel cda insieme ad Alessandro Invernizzi – siamo convinti che con il nuovo corso Lurisia possa ingrandirsi senza stravolgimenti, utilizzando i mezzi e la forza distributiva dell’azienda di bevande numero uno al mondo“. Ma Lurisia ora entra in un segmento che è tutto fuorché slow e già soltanto così rischia di smettere definitivamente di essere un simbolo di tutela e di orgoglio delle piccole produzioni di qualità. In barba a quel minatore che, come vuole la leggenda, tra Mondovì e il Parco di Chiusa Pesio sulle Alpi Marittime scoprì per la prima volta la sua vena sorgiva.