Dublino in 48 ore: i locali imperdibili

25 Settembre 2019

Ogni giorno è buono per partire alla scoperta di Dublino e non è certo necessario attendere la festa di San Patrizio o il Bloomsday in onore di James Joyce. In 48 ore si riescono a visitare con calma alcune delle attrazioni principali. non è necessario aspettare san patrizio per godersi dublino Se Temple bar con i suoi pub e ristoranti è il sicuro approdo dopo una giornata di shopping e musei, la visita della città non può che partire dal Trinity College, fondato nel 1592, per ammirare il magnifico Libro di Kells. Altro luogo di grande fascino è il Dublin Castle, già antica fortezza vichinga, per poi fermarsi ai Dubh Linn Gardens: qui si trova lo stagno nero da cui Dublino prende il nome. Dopo aver ammirato le guglie delle cattedrali di St Patrick’s e Christ Church ci si può fermare a Kilmainham Gaol, la più grande prigione in disuso d’Europa. Tra i musei da visitare c’è la National Gallery of Ireland che espone opere di Picasso, Monet e dell’artista irlandese Jack B. Yeats e per conoscere la storia della capitale irlandese e dei suoi ospiti più illustri, leggi U2, il Little Museum of Dublin. Nel parco di St Stephen’s Green di rito la foto davanti alla statua di un altro celebre scrittore Oscar Wilde. Tra una visita e l’altra ecco i consigli per vivere intensamente, anche a tavola e al bar, 48 ore a Dublino.

Colazione

Queen of Tarts (Cow’s Ln, Dame St, Temple Bar). L’Irish breakfast è un po’ impegnativa sul modello della colazione all’inglese. Uova, fagioli, pomodoro, pancetta e salsicce non mancano mai. Talvolta è preparata con pudding bianco e nero e accompagnata con il soda bread. Da Queen of Tarts si può andare sul classico, optare per la variante con il salmone affumicato o scegliere l’Irish porridge con frutta. In alternativa muffin e scones fatti in casa da accompagnare a un caffè e al cappuccino. Ampia la proposta di dolci vegan.

Da Brother Hubbard (153 Capel St, Northside), due i locali in città, la scelta è più salutista e orientata all’accoppiata caffè, tè e scones, smoothies, yogurt, porridge, toast e sandwich con bacon e formaggio. Serve inoltre il brunch sette giorni su sette.

Pranzo

Ristorante e libreria indipendente, The Winding Stair (40 Lower Ormond Quay, Northside) è a pochi passi dal fiume Liffey: dalle finestre del locale si può ammirare l’iconico Ha’penny Bridge. Propone una cucina semplice, basata sul recupero delle ricette tramandate di madre in figlia e sull’utilizzo di prodotti della filiera corta, molti dei quali sono bio. I dolci sono di produzione propria. Per pranzo offre menu speciali da accompagnare con un bicchiere di vino della casa.

The Bank (20-22 College Green) sorge all’interno di quella che fu la Belfast Bank, il locale ne conserva ancora il ricordo per merito degli arredi vittoriani, le grandi colonne e il soffitto coperto di stucchi. A pranzo propone sandwich gourmet, zuppe e insalate accanto a piatti classici come l’homemade shepard’s pie e fish & chips.

Fallon & Byrne (11-17 Exchequer St): sotto lo stesso tetto ci sono ben 3 locali. Infatti si può scegliere tra la food hall, il wine bar e il ristorante. Quindi si mangia, si beve e si fa pure shopping. Piatti della cucina irlandese e specialità internazionali dove la pasta italiana fa la parte del leone.

Aperitivo

The Church (Junction of Mary St. and, Jervis St, Northside), uno dei pub più noti in città anche per essere una chiesa sconsacrata con tanto di organo a canne e vetrata artistica, offre nel suo bar su due livelli un cocktail menu firmato dalla Dublin Bar Academy. Da provare il Church Martini o il Church frozen daiquiri, altrimenti ampia scelta di whiskey, gin, vari tipi di distillati e vini dal mondo. Logicamente senza dimenticare le birre alla spina.

Dal Rooftop Bar del Marker Hotel (Grand Canal Square, Docklands, Grand Canal Dock) si gode di una vista a 360 gradi di Dublino: dalle montagne al mare il colpo d’occhio è eccezionale. Dopo lo shopping per una pausa relax ci si può riposare davanti a un bel cocktail e volendo si può fare anche uno spuntino. In carta drink come il Lemon Bon Bon creato da un ospite dell’albergo o il gettonatissimo Cucumber & Elderflower Martini.

The Porterhouse Temple Bar (16-18 Parliament St): oltre cento tipi di birre artigianali: dalla Oyster stout alla Temple lager si possono assaggiare tutti i giorni da The Porterhouse Temple Bar, il primo brewery pub aperto nel 1996 a Dublino. Non manca mai la musica dal vivo come in ogni buon pub che si rispetti.

Cena

Oliver St John Gogarty (5 Anglesea St). Se proprio avete voglia di cominciare con una pinta per poi fare serata è un grande classico l’Oliver St John Gogarty a Temple Bar. Birra a fiumi e grandi classici della cucina irlandese, tra il suono dei sottili flauti whistle e il ritmo dei tamburi bodhran delle band che la sera si esibiscono nel locale. Tra le specialità da provare il Dublin Coddle, uno stufato con salsiccia, patate, carote, cipolle e bacon. Si nasconde nel piano interrato del Dublin Writers Museum uno dei ristoranti di punta a Dublino.

Chapter One dal 2007 si fregia di una stella Michelin. Qui l’accoglienza tipica degli irlandesi incontra l’alta cucina in un ambiente raffinato (era la casa del produttore di whiskey George Jameson) dove spicca la presenza di opere d’arte. Da segnalare in menu l’elenco dei fornitori delle materie prima a sottolineare l’attenta selezione.

Patrick Guilbaud (21 Upper Merrion St). Sempre in tema Michelin, il ristorante più blasonato in città è sicuramente quello di Guilbaud. Una cucina originale che guarda alla tradizione francese con la giusta dose di modernità.

Mulberry Garden: a dispetto della posizione non proprio centralissima, qui si può provare una cucina classica e autenticamente di stagione visto che il menu cambia di settimana in settimana. Ambiente raffinato, in linea con la proposta che arriva in tavola. C’è anche un giardino per concedersi un aperitivo all’aperto. Ottimo il rapporto qualità/prezzo.

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