7 accorgimenti per salvare l’ambiente che Greta Thunberg approverebbe

4 Ottobre 2019

​Se Greta Thunberg ha un merito è certamente quello di aver sollevato davanti al mondo il velo, anzi, il tappeto di omertà, sotto il quale da tempo e quotidianamente nascondiamo i nostri acquisti, porre maggiore attenzione verso l'ambiente rifiuti e le nostre vuote parole, che stanno portando al collasso il pianeta e le sue non inesauribili risorse. E se oggi il suo messaggio è seguito in tutto il mondo, soprattutto dai ragazzi che insieme a lei portano avanti i Fridays for Future, anche per chi non sente la necessità di dover essere il pasionario numero c’è bisogno di porre un’attenzione maggiore verso l’ambiente. A partire dalle proprie abitudini alimentari. Perché, sotto il tappeto, lo spazio sta davvero per terminare.

  1. Riducete il consumo di carne. Il primo gesto utile per contribuire a salvare il pianeta è certamente quello di ridurre drasticamente il consumo di carne. Le proteine animali hanno infatti un impatto sull’ambiente molto superiore a quelle vegetali. Il bestiame sfrutta il 77% delle terre agricole del Pianeta e produce solo il 33% del fabbisogno proteico globale. Per ogni chilo di manzo si produce una quota pari a circa 60 chili di CO2 equivalente, che si somma allo spreco di acqua dolce, con un terzo delle risorse idriche mondiali utilizzato per gli allevamenti. Quindi, ogni volta che sostituiamo un chilo di carne con un chilo di verdura risparmiamo al pianeta circa 15 mila litri di acqua.
  2. Seguite le stagioni. Anche le verdure devono essere scelte seguendo la loro naturale stagionalità. Mangiare di stagione non vuol dire soltanto far del bene alla salute, visto che i prodotti sono cresciuti senza aiutini, ma anche all’ambiente: le verdure comprate fuori stagione a dicembre, per esempio, avranno viaggiato molto e saranno state conservate in celle frigorifere, per rimanere buone più a lungo. E questi sono tutti costi, economici e ambientali, che si possono risparmiare al Pianeta. Acquistando, piuttosto, i prodotti maturi legati al periodo.
  3. Dite ciao all’avocado. Sì, avete letto bene. Il burroso, saporitissimo e osannato avocado non è per niente amico dell’ambiente. A meno che la sua produzione non sia sostenibile. Per produrlo, infatti, il Pianeta sta andando incontro a serissime difficoltà. In Sudamerica, dove si coltiva e si esporta, la sua produzione è causa di deforestazione, per trasformare i terreni in piantagioni. C’è poi la questione del trasporto, che spesso supera i 10.000 km, oltre all’estremo consumo di acqua che si usa per farlo maturale: ci vogliono circa 272 litri per 2 o 3 avocado. L’unico modo per consumare l’avocado e dare contemporaneamente una mano alla Terra è acquistarlo in maniera consapevole. In Italia, per esempio, grazie al clima favorevole, da qualche tempo in Sicilia si portano avanti coltivazioni di avocado (e mango), partite da terreni abbandonati o esausti, che una volta bonificati sono stati convertiti a questa produzione. Stando ai coltivatori, gli alberi vengono piantati a circa 7 metri gli uni dagli altri, per consentire di svilupparsi in produzione biologica, senza necessità di pesticidi e interventi chimici.
  4. Coltivate il vostro orto. Se avete la possibilità di un piccolo pezzetto di terreno, autoproducete la vostra frutta e verdura. Il famoso km 0, infatti, aiuta l’ambiente ben più di quanto possiate pensare, per i motivi che abbiamo visto finora. Inoltre, il guadagno è anche per voi: il costo si abbatte, lo sforzo dell’acquisto anche, sapete cosa mangiate. E la soddisfazione è massima. L’autoproduzione vale anche per altri prodotti: sostituite, per esempio, merendine e biscotti confezionati con ciambelloni e frolle fatte in casa. È una buona abitudine che consente di tenere a bada gli ingredienti, le calorie e perfino i figli, visto che è un’attività che si può fare tutti insieme.
  5. Bio, local, sfuso ed equo-solidale: consumate consapevolmente. Se invece dovete fare la spesa, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Biologico, senza additivi e trattamenti chimici, locale, quindi con produzione ravvicinata, ed equo-solidale, nel rispetto delle migliori condizioni economiche per produttori e coltivatori, di prodotti che fanno bene all’ambiente (inteso anche come persone) ce ne sono tantissimi. La scelta del locale, inoltre, aiuta ad accorciare l’ultimo miglio, quello da colmare di solito con il trasporto su gomma se non siamo in grado di autoprodurre. Lo sfuso, come chiarito in precedenza, consente invece soprattutto di evitare tutti i tipi di imballaggi.
  6. Fate a meno della plastica. In Italia ci sono oltre 2 milioni di tonnellate di plastica usate per confezionare cibo ogni anno. Cancellare la plastica dalla nostra vita non è un sogno utopico, ma una cattiva abitudine che parte dal nostro frigorifero. Evitare, per esempio, gli acquisti imballati, cercando di portare i propri contenitori da riempire è già un passo avanti. Il ritorno dello sfuso, con i numerosi negozi alla spina, aiuta ancor di più in tal senso. Via, poi, dalla dispensa la pellicola per alimenti (e già che ci siete finite quella stagnola e poi non riacquistatela più), da sostituire con coperchi (se gli alimenti lo consentono), strofinacci o gli appositi tessuti cerati, molto di moda nell’ultimo periodo. Per l’acqua, inoltre, basta con le bottiglie in PET: meglio acquistarne in vetro, meglio ancora se abbiamo già delle bottiglie in vetro e le riempiamo in qualche fontanella a pagamento o pubblica. Sì, chiaramente, alle borracce, che stanno vivendo un nuovo boom.
  7. Portatevi il pranzo al sacco. Infine, a pranzo fuori casa per lavoro, armatevi della più consona schiscetta, corredata di posate di metallo e tovagliolo di stoffa. Risparmierete denaro, perché avrete preparato un pasto fatto in casa, risparmierete tempo, perché potrete mangiare dove e come vorrete. E risparmierete l’ambiente, perché non avrete inquinato con prodotti usa e getta.