Le 11 guarnizioni più assurde dei cocktail

9 Ottobre 2019

Vi è mai capitato di ordinare un cocktail e di vedervi arrivare un bicchiere più decorato di una torta nuziale? Oppure di trovare sulla superficie o a bordo calice ingredienti, a volte anche parecchio audaci, che hanno sicuramente l’effetto di lasciarci senza parole e anche un po’ disorientati? Obiettivo? Attirare l’attenzione, naturalmente, e far parlare di sé e della propria creazione. Ha fatto scuola, per esempio, più di 10 anni fa il cocktail del famoso bartender Francesco Lafranconi guarnito con pregiato foie gras. E oggi sui nostri drink possiamo trovare di più, molto di più. Dimenticate la classica zest di arancia o limone e scopriamo allora le guarnizioni più assurde dei cocktail.

  1. Pollo fritto: avete mai visto un Bloody Mary formato famiglia sormontato da un intero pollo fritto? È la proposta del Sobelman’s Pub and Grill di Milwaukee, Stati Uniti, e sembra essere molto apprezzata per il brunch. Il cocktail prende il nome di The Chicken Fried Bloody Beast, costa 50 dollari e offre tutte (o quasi) le guarnizioni che potreste immaginare. Sì, perché oltre al pollo trovate due spiedini di crocchette di formaggio e jalapeño ricoperte di bacon, olive, gamberi, pezzetti di salsicce, cipolla, asparagi, funghi, sottaceti, formaggio. In questa montagna di roba quasi non vi accorgerete della presenza della classica decorazione di questa ricetta, sedano e pomodoro.
  2. Hamburger: il Bloody Mary è un cocktail che si presta a pazze guarnizioni. Oltre che il drink al pollo fritto potete trovarlo con l’hamburger, un paninetto completo di carne, pomodoro, insalata, salse e magari una fetta di cheddar, infilato in uno spiedino e inserito nel bicchiere. Possono proporlo insieme a qualche altro stuzzichino, come sedano, olive e sottaceti. Giusto per non farsi mancare niente. In Canada, è una variante del Bloody Mary ad andare per la maggiore. Si chiama Caesar, ma si può comunque trovare ben addobbato. Famose, per esempio, sono le creazioni di Score on Davie a Vancouver, con il cocktail sormontato da cheeseburger, sandwich al formaggio o gamberi in tempura ricoperti di bacon, fino ad arrivare al Caesar Grande con due corn dog, due crocchette di maccheroni e formaggio, una fetta di torta al burro di arachidi, un hamburger, un panino con pollo fritto. Il tutto comodamente adagiato su una tortilla al formaggio. Un pasto decisamente completo.
  3. Jerky: avete mai sentito parlare di questo ingrediente? Molto popolare in Giamaica, si tratta di carne di manzo essiccata amatissima lungo tutto il continente americano. Al punto da trasformarla in una guarnizione per i cocktail. Di solito ne si inserisce una strisciolina dentro al classico Bloody Mary, ma il ristorante latino Rivera di Los Angeles lo proponeva con il cocktail Barbacoa a base di mezcal. Pensate che alla roastery di Starbucks a Seattle anni fa avevano realizzato in Limited Edition persino il nitro coffee, il caffè all’azoto, con un pezzetto di jerky sospeso da uno stuzzicadente.
  4. Sushi e pesce crudo: se si può decorare un drink con la carne fritta, cotta alla griglia o essiccata perché non farlo anche con il sushi? Senza andare troppo lontano, è un’idea che ha proposto anche il nostro barman Bruno Vanzan che, qualche anno fa, con il suo Sushi Martini ha pure vinto i premi per il miglior cocktail e per la migliore ispirazione al World cocktail championships (Wcc) a Tokyo. Al Vault 29 di Fredericton, in Canada, anni fa guarnivano il Ceasar con gamberi crudi, una specie di rivisitazione del classico cocktail di gamberi, potremmo dire.
  5. Aragosta: gli americani amano questa prelibatezza marina. Basti pensare al lobster roll o al Filet Mignon, un classico della cucina Surf and Turf a stelle e strisce. Non potevano quindi non metterla anche nei cocktail. Naturalmente il Bloody Mary negli Stati Uniti e il Ceasar in Canada restano le ricette base preferite per questo abbinamento, ma il Lobster Shanty Restaurant a Salem, Massachusetts ha creato un drink dedicato. Si chiama Lobstertini ed è un cocktail a base di vodka, guarnito con una coda di aragosta bollita con erbe aromatiche. Alle Bermuda e più precisamente al bar del Waterlot Inn, l’aragosta può essere servita insieme ad altre pietanze come mini hamburger, gamberi, baccelli di edamame, cetrioli,… tutti infilati in spiedini in bambù e immersi in una ciotola (non un bicchiere) di Bloody Mary al costo di 99 dollari.
  6. Ostriche: i cocktail si abbinano bene ai sapori di mare, ma se fossero parte integrante della ricetta? In Canada mettono un’ostrica come decorazione del già citato Caesar, magari insieme a una fetta di prosciutto crudo o di bacon come avviene a The Merchant Tavern di St. John’s oppure al Chase Fish and Oyster di Toronto. Negli Stati Uniti fanno la stessa cosa con il Bloody Mary, ma pure con drink a base vodka oppure con il classico Dry Martini.
  7. Uova: il Bloody Mary è considerato da molti un drink da sorseggiare al mattino, soprattutto in occasione del brunch perché si presta bene ad accompagnare alcune ricette tipiche della colazione. Tra queste, le uova. In tanti le propongono sode come guarnizione del cocktail, magari pure con qualche fettina di bacon croccante. In alcuni casi si può trovare una variante più ricercata ovvero le deviled egg, le uova sode farcite con maionese e senape. È quello che succede, per esempio, al Mr. Lucky’s dell’Hard Rock Hotel di Las Vegas. Dopo una pazza notte tra casinò, spettacoli e feste, vuoi non fare colazione con il Breakfast Bloody Mary, testato per qualsiasi sbornia, come dice il menu? Il cocktail è arricchito dalle uova farcite, salsicce, bacon, carne essiccata, gamberi e cetriolini.
  8. Funghi: ricette autunnali con simpatici funghetti che spuntano sulla superficie del vostro drink? Ecco fatto! L’Umami Sour del Momofuku di Las Vegas non solo contiene come ingrediente il gin infuso con gli champignon, ma è persino decorato con un grammo di tartufo nero grattugiato. Al bar Ft33 di Dallas, prima della chiusura, era servita una scenografica coppa da champagne con un mazzolino di funghi shiitake che galleggiavano su una ricetta a base di tequila e sciroppo di miele, infuso con polvere di finferli. Questi ingredienti di bosco possono poi essere usati come guarnizione in altri modi diversi, sottaceto, per esempio, oppure canditi.
  9. Dessert: non solo guarnizioni salate. Avete mai assaggiato un cocktail la cui superficie è stata cosparsa da caramelle gommose, quelle della nostra infanzia? E possono essere sfruttate in modo creativo e tematico, per esempio privilegiando le tipologie più mostruose, come ragnetti e serpenti, in occasione di Halloween. C’è poi chi crea nuvole di zucchero filato bianco o colorato sopra i nostri bicchieri o calici di champagne. Ancora, si possono trovare biscottini, smarties, frutta candita e/o essiccata (ne è un esempio il Farmer’s Punch del Mag Cafè di Milano), creazioni di zucchero diverse in base alle tonalità del drink o alla stagione. Spesso queste decorazioni caratterizzano i cocktail analcolici, ma non è la regola. Abbiamo parlato di champagne, ma possiamo citare anche preparazioni a base vodka o bourbon. Il caldo Eggnog è, per esempio, spesso servito con biscotti al cioccolato e il Toronto, a base di bourbon e Fernet Branca, del Nightjar di Londra viene proposto con una nuvola di zucchero filato decorata ogni volta in modo diverso.
  10. Polveri e glitter: colori vivaci, quasi fatati e senza zucchero. Al Candelaria di Parigi avevano creato una ricetta, chiamata Pisco Disco, decorata con brillantini commestibili. Si trovano facilmente anche su internet e in tante diverse tonalità se volete provare anche voi questa emozione. Se, invece, non siete molto ispirati dal tema party, ci sono tante polveri per decorare il vostro cocktail in modo più sobrio ma comunque divertente. Pensate al tè matcha, all’alga spirulina, al peperoncino, allo zafferano, alla cannella, ai petali di rosa essiccati e sbriciolati, fino al drink Identità Milano studiato dal bar manager di Identità Golose Milano Luigi Barberis, decorato con la riproduzione in polvere d’oro del Duomo di Milano. E, utilizzando gli appositi stampi, si può riprodurre qualsiasi cosa sopra un cocktail, come avviene nel Banksy Sour di Canon a Seattle, dedicato all’omonimo artista e alla sua Ragazza con palloncino.
  11. Cenere: il sapore di affumicato in un drink è un’esperienza interessante, tutta da provare. Come? Magari con un sorso del Phoenix dell’Eastern Standard di Boston, dove la superficie è cosparsa con le ceneri della scorza di un limone, arrostito per circa sei ore sulla brace. Alle Officine Riunite Milanesi era invece presente in carta il cocktail True Confession decorato con cenere di bergamotto. Pensate al profumo!