Il primo museo del caffè si trova a Palermo

9 Ottobre 2019

Quello di Palermo è stato il primo museo del caffè a essere istituto in Italia. Nel capoluogo siciliano Arturo Morettino ha messo in piedi un piccolo gioiello che consente di ripercorrere la storia del caffè sin dagli albori e seguirla nel suo evolversi nel mondo fino ai giorni nostri. L’imprenditore è una delle personalità più attive in Sicilia nella divulgazione della cultura del caffèmorettino è una delle personalità più attive in sicilia per la cultura del caffè terza generazione a capo di una moderna realtà imperniata ancora nella produzione lenta e artigianale che affonda le radici nel 1920. In quell’anno di fermento culturale si era aperta la parentesi temporale che ha lasciato nel ricordo e nelle testimonianze una Palermo felicissima, nella borgata di San Lorenzo Colli. Tra campi coltivati ad arance e dimore aristocratiche, lontana dal centro cittadino, il nonno aprì una bottega di spezie coloniali cominciando, da appassionato e visionario, a introdurre pian piano l’oro nero nell’epoca in cui la caffeina era solo considerata sostanza medicinale. Poi negli anni ’50, mentre la città si stava risollevando dalla Seconda Guerra Mondiale, il padre Angelo decise di incanalare in una torrefazione quella che oramai era diventata una missione di famiglia.

Proprio non distante dal luogo dove Caffè Morettino ebbe origine, sorge il museo ricavato all’interno della grande torrefazione industriale, una delle prime del sud Italia. Custodisce oltre mille pezzi, tra cui esemplari unici e rarissimi, quasi a chiudere il cerchio di un percorso di grande ricerca e amore per il caffè dipanatosi per via paterna fino ai giorni nostri. Vi si accede attraversando passerelle sospese sui macchinari immergendosi nell’intensa coltre dei profumi della tostatura che si sprigionano dal basso.

Il primo incontro con la cultura del caffè lo si fa con l’oggetto legato al campo della piantagione, con la spolpatrice dei primi anni del Novecento che serviva per separare le bucce e la polpa dal chicco di caffè. il percorso parte dalla spolpatrice, per separare le bucce e la polpa del chicco L’itinerario è suddiviso secondo le fasi del processo di produzione. Si prosegue con il capitolo delle tostatrici. Si possono ammirare i Tostini a pentola del Seicento usati dai beduini durante le traversate nel deserto. Lo strumento assomiglia a grossi cucchiai contenenti chicchi di caffè che erano messi a scaldare al fuoco. C’è la tostatrice a matita semi-industriale di fine Ottocento. Il pezzo più antico del Museo è un macinino siriano del 1600, chicca di una serie che comprende anche una vera e propria opera d’arte turca in ottone cesellata del 700.

Altro raro cimelio di grande importanza è il macina-caffè realizzato nel 1895 da Archibald Kenrich&Sons, la cui forma riprende quella della fonte battesimale della cattedrale di York Minster nel Regno Unito: è chiamato il Sacro Graal dei macina-caffè. La collezione contempla anche quelli portatili che realizzarono, con bauletti porta munizioni, i soldati delle truppe del generale Diaz durante la Prima Guerra Mondiale. Il caffè allora fu introdotto per mantenere in forze i fanti. Furono proprio i soldati a diffondere in Italia, al rientro dalla guerra, l’abitudine di bere il caffè la mattina a colazione.

L’ultima tappa è la sezione dedicata ai metodi di estrazione che si apre con un ritorno alla terra di origine del caffè, l’Etiopia, con una jebena in terracotta dei primi anni del ‘700, che si basa su un metodo ancora oggi utilizzato in quel Paese. pezzi rari di cui esistono soltanto pochi esemplari al mondo Era usata dalle donne per richiamare tutto il villaggio a condividere il rituale del caffè. L’elemento più prezioso del museo, gioiello inarrivabile per i collezionisti, è la Caffettiera-Locomotiva del 1786. Fu costruita da Jean Baptiste Toselli come regalo da dare alle mogli delle autorità francesi durante la celebrazione della realizzazione della prima ferrovia in Francia. Ne esistono solo dieci esemplari i tutto il mondo. La ricerca e la raccolta che stanno alla base del progetto del museo, spiegano come nel tempo l’arte e l’ingegno dell’uomo si siano evoluti. Ogni tassello è figlio del suo tempo, come la Caffettiera Sveglia degli anni Trenta. Si conclude il viaggio nell’angolo del barista con caffettiere professionali di tutto il 900.