La carne rossa non fa male: lo dice un nuovo studio

13 Ottobre 2019

Un nuovo studio rischia di minare tutti gli allarmi lanciati finora sull’eccessivo consumo della carne. Alcuni ricercatori, infatti, hanno pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine 5 nuove revisioni sistematiche che suggeriscono che mangiare meno carne rossa non apporta miglioramenti sostanziali per la salute. Gli autori, guidati da Bradley Johnston, epidemiologo della Dalhousie University, si sono concentrati sull’impatto che il consumo di carne rossa ha sul cancro, sulle malattie cardiovascolari e sulla mortalità. Secondo le loro conclusioni, le persone possono “continuare il loro attuale consumo sia di carni rosse non trasformate che di carni trasformate”.

Gli studi, precisano ancora i ricercatori, non hanno preso in esame l’impatto ambientale della produzione di carne, ma soltanto l’incidenza che il suo consumo ha sulla salute umana: hanno quindi esaminato gli effetti della carne rossa trasformata (hot dog, pancetta, carni salate, stagionate o fermentate) e carni non trasformate (manzo, vitello, maiale, agnello, cervo).

La revisione ha preso in esame anche altri studi precedenti, utilizzando un sistema di classificazione, chiamato Grade, sviluppato proprio per basare le revisioni soltanto sulle prove certe disponibili. Lo studio ha suscitato obiezioni nel mondo scientifico Escludendo dai risultati tutto ciò che non riguardava il collegamento diretto tra consumo di carne e salute, gli studiosi sono arrivati alla conclusione che con la riduzione di questo alimento non si va incontro a benefici così visibili. La nuova ricerca ha già provocato le reazioni di chi, finora, ha sostenuto e sostiene che il consumo di carne rossa e trasformata dovrebbe essere frenato.

L’American Cancer Society, l’American Heart Association , la Harvard TH Chan School of Public Health e una serie di altri ricercatori hanno già obiettato che questo studio non è attendibile, mentre il Comitato dei medici per la medicina responsabile, che ha a lungo sostenuto una dieta a base vegetale, ha presentato una petizione alla Federal Trade Commission, chiedendo all’agenzia di “correggere false dichiarazioni” contenute nel rapporto, che hanno ritenuto un “grave disservizio alla salute pubblica”.