Talent Garden a Milano: le start-up scelte da Ferran Adrià

15 Novembre 2019

Le start-up del Talent Garden Milano Isola hanno avuto un padrino d’eccezione per la loro prima uscita pubblica. Infatti a tenere a battesimo l’unico hub italiano con un dipartimento dedicato unicamente al cibo e alla sua trasformazione è arrivato nel nuovo complesso Ferran Adrià, talent garden isola è il terzo campus milanese e il primo dedicato al food l’innovatore assoluto del food mondiale. Nato nel 2011 a Brescia, Talent Garden ha l’obiettivo di favorire la crescita di imprenditori, professionisti e aziende di tutte le dimensioni, dalle piccole e medie realtà alle grandi corporate attraverso la condivisione di spazi, realizzazione di attività di formazione e programmi di networking. Il modello si è rapidamente esteso in Europa dove ci sono Campus in 23 città per 8 paesi (Albania, Austria, Danimarca, Italia, Irlanda, Lituania, Romania, Spagna), numeri che hanno portato Talent Garden a essere leader europeo del suo settore. Il terzo campus Talent Garden a Milano (gli altri sono il Calabiana in zona Porta Romana e il Merano a Turro) è pensato per ospitare una community di oltre 150 membri all’interno di un edificio di più di 2.000 metri quadrati ed è l’unico con Food Lab, uno spazio dedicato alle aziende che fanno ricerca e innovazione nel mondo del food tech e della sostenibilità.

Il food tech – spiega Davide Dattoli, founder e ceo di Talent Garden – è la tecnologia più antica del mondo, la storia dell’uomo è avanzata evolvendo i processi e le tecniche di produzione ma oggi il tema non è più solo dar da mangiare a tutti ma come farlo senza distruggere il pianeta. Nel 2050 sulla terra ci saranno quasi 10 miliardi di persone e lo sviluppo come è stato interpretato fino a oggi, non è più sostenibile. Per questo, come attori attivi dell’ecosistema di innovazione e del digitale, abbiamo deciso di investire in questa direzione. Sebbene infatti, l’Italia sia il terzo ecosistema europeo per investimenti dietro a UK e Francia, l’Europa rappresenta solo il 9% dei finanziamenti mondiali in ambito food tech“. Non solo le start-up o le piccole aziende hanno preso casa al Talent Garden milanese, ma anche colossi del calibro di Accenture, Blu1877 (Barilla), Coldiretti, Eataly, Electrolux, Future Food Institute, Gambero Rosso, Unilever, VarGroup, Lavazza.

E proprio grazie alla collaborazione di Lavazza lo chef scienziato Ferran Adrià ha avuto modo di testare alcune delle aziende presenti nel campus per regalare loro una sua preziosissima consulenza. adrià è stato molto diretto, evidenziando le difficoltà delle start-up La premessa non è stata certo incoraggiante visto che Adrià ha esordito dicendo che “il 99,9% delle start-up fallisce entro 5 anni. Questi dati li ho elaborati parlando con innumerevoli persone che hanno realizzato progetti che uniscono tecnologia e alimentazione“. La causa del fallimento, secondo lo chef, è che il concetto alla base è sbagliato perché non inerente con le richieste di mercato. “Nella mia vita – ha detto Adrià – ho investito solo in una start-up che si occupava di guide turistiche locali. Ho investito 75.000 euro che, dopo l’acquisizione da parte di un colosso dell’ospitalità, si sono moltiplicati per 8 volte“. Ma dopo questa fortunata esperienza Adrià ha deciso di non scommettere più nelle start-up, soprattutto nel mondo food, nonostante le continue richieste da parte di giovani imprenditori. “Grazie alla mia esperienza – ha proseguito Ferran – posso dare un feedback sulle nuove idee dopo soli 2 minuti di colloquio“. Dopo questa affermazione è facile comprendere la trepidazione con cui i rappresentanti delle aziende selezionate (il criterio di scelta è stato la presenza sul mercato) hanno accolto la visita dello chef.

  1. Benvolio 1938. Benvolio 1938 è un’azienda italiana specializzata nella produzione di oli di semi e di oliva biologici e convenzionali. Gli studi dell’azienda si stanno focalizzando sulla tracciabilità di tutta la filiera. Così, a partire dal prossimo gennaio, nel sito aziendale sarà attiva un’area dove, tramite la lettura del QR Code riportato in etichetta sarà possibile risalire la filiera fino al campo di coltivazione.
  2. Cosaporto.it, il primo quality delivery d’Italia. Per il momento attivo su Milano, Roma, Torino e, fra qualche mese, Londra, il marketplace offre una selezione dei prodotti delle migliori realtà della città, con un focus su food, drink, design e fiori, che vengono consegnati, accompagnati da bigliettino personalizzato, in una manciata di ore. Il modello di business prevede accordi con importanti player della ristorazione italiana come Niko Romito e Heinz Beck che propongono in esclusiva su Cosaporto.it le loro creazioni.
  3. Mulan Group. Mulan Group è la prima azienda italiana che produce piatti pronti asiatici freschi e surgelati. Partiti con un solo punto vendita, oggi le proposte di Mulan Group sono presenti in più di 3.000 punti vendita gdo. Il team di chef asiatici cucina più di 50mila piatti alla settimana secondo l’antica arte culinaria orientale che nelle fasi di impasto e di confezionamento si avvale delle più avanzate tecnologie europee. Avevamo già testato i loro piatti in redazione.
  4. Quomi.it consegna a casa una food box con gli ingredienti freschi e dosati per preparare ricette stagionali seguendo le semplici schede istruzioni. Quomi.it è la start-up che per prima ha introdotto in Italia i meal kit per preparare le cene a domicilio, a cui si sono aggiunti box per altre occasioni di consumo come la colazione, il pranzo o per la pausa in ufficio.
  5. Orapesce.it è una piattaforma di e-commerce che consegna a casa, o al ristorante, il pesce fresco pescato in Italia, nella costa adriatica dalla Romagna a San Benedetto del Tronto (in arrivo collaborazioni con altre marine del Sud). Il pesce proviene tutto da piccole flotte di pescherecci di consorzi locali ed è consegnato già pulito entro 48-72 ore. La consegna è in box termici con mezzi refrigerati. Sul sito c’è una sezione dedicata alle ricette che si possono replicare in massimo mezz’ora.
  6. Vivino App (versione italiana). Vivino è la community di appassionati di vino più grande al mondo. Grazie ai dati raccolti dalle 18 versioni internazionali, ma Vivino è scaricato in tutto il mondo, il marketplace (unico dedicato solo al vino) suggerisce raccomandazioni personalizzate sui bestseller ma anche indicazioni sul modo più corretto di abbinare il vino e tante altre informazioni.

A questo punto non manca che il resoconto di Ferran Adrià: “Premesso che posso sbagliare, per logica, tra tutte quelle che ho visto le due che possono avere successo sono l’app dedicata al vino e la società di cibo cinese. Il problema che vedo nella app del vino è la facilità con cui può essere copiata. Se da domani volesse quotarsi in borsa, dovrebbe pensarci. Io vedo molto bene un’acquisizione da parte di Google, Facebook, Instagram come un servizio all’interno di un social network. Il successo dell’azienda di cibi cinesi è invece da ricercarsi nel livello popolare dei suoi prodotti. Quindi può arrivare a milioni di persone diversamente dall’e-commerce di dolci, che trovo straordinario, o del pesce fresco che sono di nicchia. A questo punto c’è da chiedersi quanto i progetti legati al lusso funzionino su Internet“.