Miti da sfatare: la soia fa male?

17 Novembre 2019

La soia è un legume che, dal punto di vista nutrizionale, è ricca in proteine vegetali oltre a contenere fibre e minerali (calcio, fosforo, potassio) importanti per la salute. Un uso eccessivo della soia e dei prodotti da essa derivati può avere effetti controindicati soprattutto in alcuni casi che andiamo ad analizzare.

SOIA E TIROIDE

Diversi studi si sono concentrati sulla relazione tra soia e tiroide mostrando che gli isoflavoni della soia interferiscono con la funzionalità tiroidea. Nessun pericolo è corso dai soggetti con una dieta varia e una normale funzionalità tiroidea, la soia va consumata con moderazione da chi ha patologie della tiroide mentre l’attenzione deve essere data nel caso di particolari categorie di persone: i bambini, chi soffre di disfunzioni tiroidee e chi assume farmaci per la tiroide. Gli ormoni tiroidei (T4 e T3) sono secreti dalla tiroide. Gli isoflavoni contenuti nella soia, come genisteina e daidzeina, causano una diminuzione della produzione di questi ormoni. Tale carenza, associata a una deficienza di iodio, provocherebbe un continuo e aumentato stimolo della tiroide, portando a ipotiroidismo. Gli isoflavoni non sono degradati durante i processi fermentativi, pertanto anche in caso di consumo di alimenti a base di soia fermentata (natto, tempeh e miso), le raccomandazioni restano inalterate. Per questo, chi ha già una funzionalità tiroidea compromessa, dovrebbe evitare il consumo di alimenti derivati dalla soia, sia fermentata che non, in quanto dannoso per la tiroide.

Anche nel caso di persone che assumono i farmaci per il trattamento dell’ipotiroidismo bisogna porre attenzione: la soia infatti può interferire con l’assorbimento di questi medicinali e renderli di conseguenza meno efficaci. In diversi studi è stato dimostrato come i neonati a cui sono dati, durante la fase di svezzamento, preparati a base di soia siano maggiormente predisposti a sviluppare disfunzioni tiroidee. Il numero dei disturbi tiroidei a cui sono soggetti è tre volte superiore a quello a cui sono soggetti i loro fratelli e sorelle allattati diversamente. Anche per questo motivo l’OMS sconsiglia l’utilizzo di alimenti per infanti a base di soia.

SOIA E ANTINUTRIENTI

Come molti legumi e cereali, la soia contiene alcuni antinutrienti. I principali sono l’acido fitico, gli inibitori della tripsina e le saponine. Sono contenuti maggiormente nella parte più esterna pertanto la loro quantità è fortemente influenzata da eventuali operazioni di decorticatura. gli inibitori della tripsina sono sostanze che non permettono la digestione delle proteine Inoltre alcuni zuccheri (galattosidi) contenuti nella soia e in molti legumi posso essere la causa di flatulenza. L’acido fitico lega molti minerali formando i fitati. Questi composti non permettono il successivo assorbimento da parte del nostro intestino di zinco, calcio, ferro e magnesio. La germinazione della soia, utilizzata per la preparazione di bevande vegetali, e la fermentazione ha dimostrato una riduzione dei fitati aumentando sensibilmente la disponibilità dei minerali. Gli inibitori della tripsina sono delle sostanze, tra cui la lectina, che non permettono di digerire le proteine e sono correlati con un diminuito assorbimento della vitamina B12; anche se nella maggior parte dei casi, i trattamenti con calore ne riducono l’effetto negativo. Le saponine sono tossiche se ingeriti in grande quantità. Se invece non si esagera, hanno effetti benefici su sistema immunitario, colesterolo, cancro, risposta insulinica e calcoli renali.

SOIA E FASTIDI INTESTINALI

Nei soggetti particolarmente sensibili, come chi soffre della sindrome dell’intestino irritabile, il consumo di prodotti a base di soia provoca meteorismo e flatulenza, episodi di diarrea, gonfiore addominale o stipsi (stitichezza). Questi episodi sono dovuti alla presenza di sostanze antinutrizionali come i galattani e gli inibitori della tripsina. Maggiore è il quantitativo di acqua che il derivato di soia contiene, maggiore sarà la concentrazione di fattori anti-nutrizionali: attenzione dunque a yogurt e alla bevanda alla soia se soffrite di problematiche intestinali. Ecco spiegato perché la bevanda alla soia gonfia la pancia. L’unico modo per allontanare quasi completamente i diversi fattori anti-nutrizionali è quello di sottoporre la soia a lungo ammollo con ricambio di acqua, lunga cottura e fermentazione. Per chi soffre di questi problemi è preferibile, quindi, il solo consumo di prodotti derivati della soia fermentata come miso, natto e tempeh e consumare solo in piccole quantità prodotti come la bevanda alla soia.

SOIA E TUMORI

Ci sono pareri discordanti nella comunità scientifica, alcuni affermano che la soia possa aiutare a prevenire certe tipologie di cancro e altri sostengono che un abuso ne influenzi lo sviluppo. Attenzione: si parla di sviluppo, a titolo precauzionale, in attesa di studi che chiariscano la situazione, meglio limitare il consumo quando c'è una patologia conclamata non nel senso d’insorgenza, ma di proliferazione di un tumore preesistente. La comunità scientifica giorno per giorno cerca di dare una risposta chiara sul ruolo degli isoflavoni contenuti nella soia nella eliminazione o nella comparsa dei tumori. In generale si consiglia di consumare prodotti contenenti soia con prudenza e di chiedere, nel caso di patologie già conclamate, consiglio al proprio medico curante. In particolar modo l’assunzione di soia è sconsigliabile per chi già ha un tumore o per chi l’ha avuto. Molti sono gli studi effettuati sulla correlazione tra consumo di soia e il cancro, in particolar modo quello al seno, quello al colon e quello alla prostata. A titolo precauzionale, e in attesa di studi che chiariscano la relazione tra fitoestrogeni e tumore al seno, è opportuno comunque che le donne con una precedente diagnosi di questo tipo di cancro non eccedano con alimenti ricchi di fitoestrogeni e, in particolare, che non facciano uso di integratori a base di queste sostanze. Infine è bene ricordare che i fitoestrogeni vanno consumati con cautela in gravidanza e nei primi anni di vita, poiché potrebbero interferire con il corretto sviluppo delle ghiandole endocrine e la loro regolazione.