Un vino che ha 2500 anni e viene dal mare: Nesos

19 Novembre 2019

Lo hanno chiamato Nesos a sottolineare il fatto che arrivi da un’isola: è un vino che riaffiora dalle profondità del mare e dal passato. All’Elba è stato condotto un esperimento scientifico, unico al mondo, prima della vinificazione, i grappoli stavano in mare alcuni giorni per produrre un vino esattamente come era consuetudine 2500 anni fa. Dietro questa iniziativa una storia che affonda le sue radici nel mito e due figure di lunga esperienza nel mondo del vino: il professore Attilio Scienza, ordinario di Viticoltura dell’Università di Milano, e il produttore Antonio Arrighi dell’omonima azienda toscana. I due hanno dato vita al vino dei ricchi: così come lo scrittore latino Varrone definiva la produzione che arrivava da Chio, piccola isola dell’Egeo Orientale. Un vino speciale che nascondeva un segreto: i grappoli erano riposti in ceste di vimini e adagiati in mare per alcuni in giorni in modo da rimuovere la pruina che ricopre gli acini. Così l’uva appassiva più rapidamente, ottenendo un vino dall’aroma particolare.

L’esperimento è stato condotto all’Isola d’Elba e i risultati sono stati presentati nell’ambito di un convegno organizzato in collaborazione con Regione Toscana, Toscana Promozione Turistica, Fondazione Sistema Toscana e Vetrina Toscana. È stata l’Azienda Agricola Arrighi dell’isola d’Elba a prestarsi per questo singolare salto nel passato: a seguire le varie fasi dello studio, oltre a Scienza, Angela Zinnai e Francesca Venturi del corso di Viticoltura ed Enologia dell’Università di Pisa. Per Antonio Arrighi, che già da 10 anni vinifica le sue uve nelle anfore di terracotta di Impruneta, è stata l’occasione di realizzare un sogno.

L’Elba era sulla rotta dei commercianti greci quando andavano a commercializzare il loro vino a Marsiglia. Le anfore ritrovate nei numerosi relitti affondati lungo le coste dell’isola testimoniano gli intensi scambi. I vitigni dell’arcipelago toscano presentano analogie genetiche con quelli diffusi nell’Antica Grecia. Per Nesos quindi si è trattato di una sorta di ritorno alle origini.

Le uve in mare

Per la produzione è stata usata l’Ansonica, un’uva bianca tipica dell’Elba, che si ritiene derivi da due antiche varietà di uve dell’Egeo, il Rhoditis ed il Sideritis per condurre l’esperimento. il sale marino ha permesso di non usare solfiti grazie all'effetto antiossidanteLe uve, raccolte con cura e adagiate nelle ceste sono state immerse in mare per 5 giorni a circa 10 metri di profondità: procedimento che ha consentito di eliminare parte della pruina superficiale; poi sono state disposte su graticci al sole e in effetti l’appassimento è stato più veloce di quanto avviene normalmente. Tolti i raspi, le uve con tutte le bucce sono state messe nelle anfore.  Il sale marino, penetrato per osmosi nell’acino durante i giorni di immersione, ha permesso di non usare i solfiti grazie a un effetto antiossidante e disinfettante. Dopo un anno in affinamento in bottiglia, il risultato ottenuto è stato chiamato Nesos.

Per chi ha avuto modo di assaggiare una delle 40 bottiglie prodotte per la vendemmia 2018 si tratta di un vino estremamente naturale, piacevolmente salato. Il contenuto in fenoli, dalle analisi eseguite dall’università di Pisa, risulta doppio rispetto al normale. Un vino che a oggi non è commercializzato e non appare impresa facile la messa in vendita. Il frutto della vendemmia 2019 è ancora a riposare nelle anfore e il quantitativo dovrebbe essere superiore, anche se per la lunga lavorazione si candida a rimanere ad oggi un prodotto più che di nicchia. A raccontare questo esperimento divenuto realtà è stato poi proiettato in anteprima italiana il documentario Vinum Insulae diretto e prodotto da Stefano Muti (Cosmomedia), che racconta l’esperimento enologico di Nesos e ha già ottenuto importanti riconoscimenti all’estero.