Provato per voi: la zuppa di serpente di Hong Kong

26 Novembre 2019

Avete presente quelle esperienze al limite del possibile in cui durante il corso della vita ci si imbatte? Ecco. Andando alla ricerca di cibo tradizionale in luoghi lontani questo può capitare. Di frequente. Le cavallette o i vermi in Messico, per dire, o le formiche in Brasile, gli scorpioni in Thailandia, i ragni in Cambogia. Insomma, di certo ingredienti per noi – diciamola banale – ostici. Ma se gli insetti sono un taboo culturale per molti EU western, quello che un gruppo di chef e giornalisti (inclusa me) ha vissuto in Hong Kong è senza dubbio da classificare come inusuale, a tratti estremo, di certo indimenticabile. Abbiamo mangiato serpenti.

Intanto immaginatevi un locale in stile Piccola Bottega degli Orrori. Nessuno dei signori all’interno parla inglese ma più o meno tutti – sono 3 –  sorridono (o non sorridono) mentre aprono cassetti di legno da cassettiere giganti fatt’apposta ed estraggono vivacissimi cobra dalla testa roteante, piccoli pitoni accoccolati, qualche boa non proprio convinto e un bel numero di bisce velenose. Tutti vivi e costernati tra le braccia sicure degli umani. Una scena del genere per noi avrebbe senso se vissuta a Diagon Alley in compagnia di Harry, Hermione e Ron. Ma siamo ad Hong Kong. Non nel libro di J.K. Rowling.

Il serpente, una volta estratto dal cassetto fatt’apposta e selezionato dal suo boia, viene ucciso rapidamente e senza troppe cerimonie attraverso la mutilazione della testa. Si fa così anche da noi con alcune specie animali di cui ci nutriamo. Il serpente viene poi scuoiato e messo a bollire, quindi sfilacciato e disposto in una zuppa il cui brodo è creato dalla carne stessa del povero rettile.

Nella ex colonia britannica sono convinti a buona ragione che la zuppa di serpente, come anche il suo veleno, la bile ed altre parti che non me la sento di elencare, sia estremamente utile per superare gli inverni rigidi che però, diciamolo, a Hong Kong non si sono mai visti. Oltre a manifestare incredibili doti corroboranti, si tramanda da secoli che la carne di serpente curi molte malattie, infonda energia fisica, mentale e soprattutto sessuale nell’essere umano. C’è chi ne fa uso quotidiano manco fosse l’Actimel, allo scopo di prevenire raffreddori, stati febbrili o altre imbarazzanti defiance.

Per quanto riguarda il sapore, il serpente può ricordare un pollo dalle carni più consistenti, di sicuro più intenso, più strisciante, un tantino meno amichevole ma senza dubbio accattivante. Il gioco per una EU Western come me sta tutto nel superare il senso di immobilizzante terrore atavico dato della vicinanza di tutte quelle bestie, il dispiacere empatico e un po’ ipocrita di vederle morire davanti ai tuoi occhi ed infine il senso di alienità totale per quell’ingrediente che, seppur familiare in mitologia sacra e letteratura varia, mai avresti pensato di infilarti temerariamente tra le fauci.

L’esperienza comunque vale, che si tratti di pura curiosità, di vera convinzione, di gusto personale, di una prova di coraggio o della perdita di una scommessa con l’amico un po’ burlone. In ogni caso, assaggiare ingredienti che altre culture trovano assolutamente familiari quando a noi spaventano più del ghigno di Pennywise da sotto il tombino (l’IT del romanzo di S.King, ndr.), è senza dubbio un modo per ricordarci di non appartenere all’unico gruppo etnico sulla terra e che ogni paese ha il suo bagaglio di tradizioni e costumi che vale la pena conoscere e in ogni caso è necessario rispettare. D’altronde a Natale non mangiate anguille e capitoni? E credete siano poi così diversi?