6 cose che forse non sapevi sulla polenta

14 Dicembre 2019

La polenta ha origini antichissime, a lungo è stata il simbolo della cucina povera; una portata praticamente essenziale in quasi tutto il Nord Italia e in buona parte del Centro. Con il tempo ha acquisito prestigio grazie alla sua versatilità e ai vincenti abbinamenti con gli alimenti più svariati, dalla salsiccia ai funghi, e ha raggiunto la notorietà anche nelle regioni meridionali. Oggi tutti conoscono la polenta, tutti l’hanno provata almeno una volta nella vita e molti continuano a consumarla con regolarità. Soprattutto quando le temperature scendono e cresce la voglia di pietanze calde, corpose, ricche. La polenta è a base di farina di mais e le varianti sono numerose. Ma se credete che nella sua anima così semplice non possano celarsi curiosità né segreti, vi sbagliate.

  1. Origine del termine. Il termine polenta deriva dal latino puls, che a sua volta indicava un piatto molto diffuso fra i Romani e i Greci, preparato con acqua bollente e farine di cereali come il miglio e il farro. La puls fu in parte sostituita dal pane, ma per diversi secoli è comunque rimasta un alimento popolare.
  2. Il rito delle famiglie contadine. Le famiglie contadine si riunivano intorno alla tavola di legno usata per fare gli impasti e qui consumavano la polenta. Si dice che tutti i componenti cercassero di mandare giù ogni boccone il più velocemente possibile: chi arrivava prima al centro, conquistava l’unica salsiccia disponibile.
  3. La polenta nelll’arteLa polenta è il titolo di un quadro realizzato da Pietro Longhi intorno al 1740 e oggi conservato presso il Museo del Settecento Veneziano a Venezia. Raffigura una grande e modesta cucina, una donna intenta a versare (appunto) la polenta sul tavolo, un’altra fanciulla che tiene in mano uno attrezzo di legno, un giovane uomo che pare non veda l’ora di mangiare e  un suonatore di mandola. La polenta è anche citata in una poesia di Ugo Foscolo: “Tornava dalla fiera alla polenda/ Sì come suole, il villico mercante”.
  4. La pentola ideale. La vera polenta è quella preparata nel paiolo di rame, perfetto sia per la sua forma sia perché impedisce che il composto si attacchi alle pareti e quindi si bruci. Il rame, inoltre, diffonde il calore in modo perfettamente omogeneo.
  5. La polenta nei proverbi. La polenta è protagonista di alcuni detti popolari. Ne citiamo 3: Li separa il filo della polenta; La polenta accontenta; Donare gli ossi della polenta. Il primo indica due situazioni o prese di posizione che sembrano lontane ma in realtà sono simili; il secondo si riferisce al potere saziante della pietanza in questione e il terzo identifica un atto di evidente avarizia.
  6. Il Pozzo della Polenta. A Corinaldo, piccolo centro in provincia di Ancona, si trova il cosiddetto Pozzo della Polenta. Lo fece costruire nella seconda metà del Quattrocento il tiranno Antonello Accattabriga e garantì l’acqua necessaria per resistere all’assedio dell’esercito di Francesco Maria I della Rovere. Ma perché è chiamato così? Una leggenda narra che un contadino, dopo aver salito con un sacco di farina di mais sulle spalle metà dei 109 gradini che compongono la lunga scalinata che caratterizza il borgo, si fermò per riprendere un po’ di forze. Appoggiò il sacco sul bordo del pozzo, quest’ultimo si aprì e la farina cadde, mescolandosi all’acqua. Il pover’uomo si calò nel pozzo tentando di rimediare al disastro, ma più di qualche pettegola lo vide e andò dicendo che non risaliva perché intento a mangiarsi tutta la polenta. Qualcuno giurò addirittura di averlo visto gettare qualche salsiccia.