4112: a Fiumicino Lele Usai non sbaglia un colpo

16 Dicembre 2019

Partiamo dal dire che la sfida non è solo di Daniele Usai, ma anche di chi in lui ha creduto completandone la visione prospettica, come Stefano Loreti. Siamo a Fiumicino, il 4112 è la versione bistrot e verace de il tino sulla sponda di un Tevere stanco che si affaccia al mare tranquillo, dove le barche trovano riposo e uno chalet di legno diventa l’habitat di due focus gastronomici dalla stessa grande firma, ma con stili completamenti diversi: Il Tino, ristorante con una stella Michelin e il 4112, un bistrot mediterraneo. La struttura è la stessa, le menti a concepimento pure, ma sono un progetto che vede due format abitarsi su livelli differenti. In ogni senso. Ingresso laterale discreto e piano superiore per il Tino che, con 8 tavoli affacciati sul mare sempre calmo e una cucina a vista su loro stessi, è la rappresentazione più elegante di un’espressione di cucina fortemente voluta. Accesso diretto a vetrate sul piano terreno per il 4112, nel quale pranzare di domenica è stata una scommessa vinta tra coordinate e funi, moschettoni e nodi, in un contesto che per coerenza e fascino rende giustizia alla veracità dei sapori.

Il tema è la rimessa navale, con uno spazio interno ben distribuito e una terrazza sulle acque a costruire un esterno che anche d’inverno rimane un grande valore aggiunto. L’atmosfera è familiare e sembrerebbe di essere in una trattoria col vestito nuovo (a un occhio poco attento),  se non fosse per la grande padronanza in accoglienza e servizio che ti danno sia il personale di sala, che i movimenti frenetici e puliti di quello di cucina. A portata di oblò, Daniele usai è concentrato e la sala risponde al campanello che suona, seguendo i tempi che Stefano detta con il sorriso. A tavola, divertente e selezionata carta dei vini, un menu che non ti aspetti e il Diario di Bordo. Un colpo di genio, quest’ultimo, dove sono annotati tutti i fuori menu fino a esaurimento, momento in cui sono barrati piatti e numeri, restituendo la sensazione di avere in mano un brogliaccio di navigazione gastronomica.

Daniele è uno chef d’assalto. L’Asta del pesce di Fiumicino il suo territorio di caccia, tanto per usare un gioco di parole. Ogni giorno si gioca a scacchi col pescato, prediligendo non solo un fresco in linea con l’identità del suo bistrot, ma quella voglia di riscoprire i sapori e le qualità più identitarie del suo mare. Partiamo subito dagli antipasti, con delle Alici marinate e patate schiacciate al limone che mettono al centro proprio la consistenza delle carni, saporite, tenere e finemente marinate. La Bruschetta di pane cafone (fatto da loro magistralmente), pomodori, stracciatella e sarde salate, è una commistione continua tra salato e dolce in cui si inserisce in maniera appagante la croccantezza di una pane ottimo.

C’è il sauté di cozze Thai, una delle cose più buone e gustose del mio 2019, in cui delle cozze gustose cozze locali incontrano il latte di cocco, il lemon grass, il lime, un’olio al prezzemolo e quel tono di piccantezza che nell’insieme, in una fragorosa e ruffiana esplosione controllata, le rendono semplicemente uniche.

La Minestra di triglia, riso integrale e spinaci, è un piatto che racconta chi c’è in cucina. Un gusto intenso e persistente, ricercato con grande tecnica, a valorizzare una materia prima semplice e diretta.  Il Tiramisù composto al momento è la degna chiusura di un pranzo eccezionale.

Il mare ha il suo fascino e qui puoi non solo godertelo, ma assaggiarlo tutto l’anno in maniera informale. Perché Daniele Usai è uno dei talenti più galantuomini del litorale romano, di quelli che il rispetto e la gentilezza li mettono anche in cucina. Perché i sapori te li ricordi tutti e ci torni volentieri. Perché Stefano Loreti sa farti stare bene e ha una cultura musicale incredibile. Per tutti questi motivi, tornerei.