Perché ai politici piace farsi vedere mentre mangiano?

17 Dicembre 2019

Il caso più emblematico è sulla bocca di tutti ormai da tempo. Oggi, da noi, è Matteo Salvini a incarnare visivamente l’uomo politico che mangia di fronte ai suoi elettori. i politici da sempre si mostrano in pubblico mentre mangiano Che sia Nutella, che sia la pizza, che sia quel vino abbinato al rigonfio piatto di pasta – e qui si potrebbe aprire una parentesi sull’advertising e la sponsorizzazione – grazie a un uso smodato dei social (e al suo illuminato spin doctor Luca Morisi) il leader leghista amplifica e investe di ruolo la sua passione per la buona tavola. Prima di lui, e oggi ancora al suo fianco, tantissimi altri politici si sono mostrati intenti a ingozzare, più o meno educatamente, cibi di ogni sorta e tipo. Celebri, negli anni passati, sono state le pannocchie di George W.Bush, i mega panini di Barack Obama, le pinte di birra di Angela Merkel. Perfino i gelati di Silvio Berlusconi.

Perché lo fanno? Perché tutti i politici anelano di mostrarsi in pubblico con la bocca piena? La risposta è tanto banale quanto reale. Sono tentativi, più o meno goffi, di mostrarsi vicini alla cittadinanza. un escamotage per farsi percepire vicini all'elettorato Vivi, uguali, con le stesse esigenze. Un utile escamotage soprattutto quando autorevolezza e credibilità traballano. In termini di comunicazione, infatti, Salvini (o chi per lui) che si fa ritrarre mentre mangia acquista punti credibilità: si lega all’elettore medio, racconta una storia quotidiana che avvicina anziché allontanare, si identifica e lascia che gli altri si identifichino in lui. Diventa autentico. E non è forse questo che, in fondo, tutti noi chiediamo a gran voce alla politica? Ci battiamo spesso il petto al grido di onestà, verità. Poi, fittizia o meno che sia, poco importa.

Per un politico esperto, infatti, nascondere le proprie reali intenzioni in materia lavorativa non è difficile. Tra piani politici, discorsi, incontri, nulla si sa, concretamente, di quel che accade nelle sale di comando. La sensazione finale di chi guarda da fuori con occhio poco attento e affida il proprio futuro a quella persona è di estrema lontananza dai bisogni reali. Mostrarsi in un atto così umano e semplice come quello di cibarsi, invece, impedisce di aggiungere questa sovrastruttura. Mangio dunque sono, se vogliamo anche noi scimmiottare Cartesio. Se faccio politica, quindi, non potrei mostrarmi più puro di così.

Eppure anche questo mangiare politico, guardandolo bene, può essere cinico. Prendendo sempre spunto da Salvini, che offre possibilità di riflessione vastissime sull’argomento, mangiare (ancora, sic!) la Nutella può essere un ottimo modo per denunciare “l’utilizzo di nocciole turche” al suo interno e garantirsi, la questione delle nocciole turche è più complessa di ciò che si è pubblicato sui social ancora una volta, l’estremo patriottismo della cittadinanza. Se Stefano Liberti ci ha messo un mese di duro lavoro per portare su Internazionale una lunga e accurata inchiesta sulla filiera delle nocciole Ferrero tra Turchia, Tuscia, Alba e Langhe, a Salvini è bastata una foto su Facebook e una breve didascalia, per denunciare sinteticamente una realtà che è molto più complessa di così. Portandosi a casa, però, tonnellate di commenti, più o meno indignati, più o meno casalinghi. Chi ha vinto in termini di visibilità? Facile a dirsi. Mangiare, in fondo, è una sana, vecchia, italica abitudine. “Nessuna strategia – dice infatti il leghista – semplicemente la vita di tutti i giorni, come ho sempre fatto”.

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