Come si riconosce un olio extravergine contraffatto?

9 Gennaio 2020

L’ultimo, eclatante caso risale allo scorso settembre: le frodi sono sempre più numerose, è necessario tutelarsii Nas di Firenze e di Foggia e l’Ispettorato centrale repressione frodi hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misura cautelare per 2 persone e posto complessivamente 14 persone a indagine per i reati riciclaggio e ricettazione di grandi quantità di olio di semi di soia contraffatto; olio che, adulterato con clorofilla e betacarotene, era stato cioè spacciato come olio extravergine di oliva pugliese. Le notizie di queste genere si stanno facendo sempre più frequenti. E viene da chiedersi come gli utenti possano tutelarsi, scansando l’imbroglio. Per fortuna, adottando qualche precauzione non risulta poi così difficile riconoscere l’olio extravergine di oliva taroccato o proveniente da chissà dove. Ecco come riconoscere un olio extravergine d’oliva contraffatto, passo dopo passo.

  1. Attenzione all’etichetta. Per difendersi dalle truffe occorre innanzitutto leggere attentamente le etichette “che devono necessariamente – spiega la Coldiretti – riportare l’origine dell’olio: comunitaria, extracomunitaria o riconducibile a miscele di oli comunitari ed extra-Ue. Laddove sia volontariamente indicata, raccomandiamo di verificare anche la data di produzione e quindi di scadenza dell’olio, privilegiando i prodotti della nuova annata rispetto a quelli realizzati mesi fa”. Ricordate inoltre che la presenza del marchio DOP (acronimo di Denominazione di Origine Protetta) è sinonimo di provenienza certa; se ci sono anche altri simboli riconducibili ai consorzi di produttori e distributori e indicazioni relative al metodo di produzione, alla tecnica utilizzata per la spremitura delle olive, alla zona in cui l’olio è stato lavorato e imbottigliato, è ancora meglio. Insomma, più l’etichetta risulta dettagliata, più il livello di sicurezza aumenta. E si consiglia di diffidare, d’altra parte, delle etichette con diciture così piccole da essere praticamente illeggibili.
  2. Il prezzo può essere un campanello di allarme. Soprattutto di questi tempi, un qualsiasi prodotto alimentare dal prezzo contenuto attira. Ma un buon olio extravergine di oliva non può costare meno di 6,50-7 euro al litro. Una cifra inferiore non permette nemmeno di coprire i costi di raccolta e produzione, quindi diventa un campanello di allarme. L’unica eccezione è rappresentata da eventuali offerte, ovvero da sconti messi in campo per promuovere un determinato prodotto.
  3. Osservate bene il colore. Anche il colore dell’olio ha un ruolo di primo piano e, osservandolo bene, si possono evitare gli imbrogli. Luigi Caricato, oleologo e autore del volume Atlante degli oli italiani, ha spiegato che l’olio extravergine di oliva “ha un colore intenso che può variare dal giallo oro, come nel caso di alcuni oli prodotti nel Sud Italia, al verde smeraldo, tipico invece di alcuni oli toscani e umbri”. Se non è extravergine, l’olio ha invece una colorazione più chiara e tenue.
  4. La valutazione olfattiva. Non solo il colore: anche l’odore dell’olio è un indicatore prezioso. I professionisti e gli intenditori, per la valutazione olfattiva, seguono un procedimento ben preciso. Si porta la temperatura dell’olio a 28 °C, si strofina con le mani il bicchiere di vetro in cui ne è stata versata una piccola quantità, si copre per qualche secondo il bicchiere con una mano, poi la si solleva e si inspira profondamente. I produttori del settore raccomandano di accertarsi che l’olio emani un profumo di oliva. Può sembrare una banalità ma l’olio extravergine di oliva “non è né più né meno – si legge, per esempio, sul sito dell’azienda agricola Santo Eligio in provincia di Lecce – che una spremuta di olive. Si possono percepire anche note aromatiche che richiamano l’odore della verdura, della frutta o dell’erba fresca”. Se l’oliva non si sente chiaramente, c’è qualcosa che non va.