Viaggi: le città dove mangiare nel 2020 secondo Eater

23 Gennaio 2020

Il viaggio è quella cosa che accade tra un pasto e l’altro“. Così il  mio migliore amico mi spiegava la sua filosofia di viaggio, che mi rendeva adatta, insieme a sua moglie, come compagna di viaggio. Secondo recenti indagini i viaggiatori sono sempre più attenti a programmare le proprie vacanze e spostamenti in base al cibo da assaggiare e i ristoranti da visitare (scrisse colei che ha impostato il suo futuro viaggio di nozze in Giappone in modo da assaggiare quasi tutto lo street food del Paese). Eater ha pensato bene di aggiungere nuove tappe nel cammino dell’umanità alla scoperta dei tesori gastronomici mondiali. Oltre agli affascinanti bistrot parigini, alle suggestive izakaya di Tokyo, agli shawarma di Tel Aviv, c’è tanto altro da vedere. Preparate i passaporti (e il vostro stomaco): si parte!

  1. George Town, Malaysia. Secondo gli editor di Eater il miglior posto dove mangiare in tutto il sud-est asiatico è George Town, la capitale dell’isola malesiana di Penang. Qui convergono le influenze culinarie cinesi, indonesiane, indiane e persino inglesi. Una volta in città, si può iniziare con una colazione Malay-style: il nasi lemak è fatto con riso cotto nel latte di cotto e servito con salsa sambal (miscela speziata e piccante a base di peperoncini, aglio o scalogno, verdure e sale). A pranzo ci si può deliziare con un banana-leaf thali, un pasto a base di riso e altre pietanze tipiche, servite su una foglia di banana. Per la cena, sfiziatevi ad intercettare carrettini di street food o una porzione di noodles fritti alla maniera cinese. Il periodo migliore: visitate George Town tra febbraio e aprile. Il piatto da non perdere: Char kway teow, riso fritto nel wok con uova, frutti di mare, salsiccia cinese e salsa piccante.
  2. Marrakech, Marocco. Marrakech è da sempre crocevia di cultura tra popolazioni autoctone, nomadi, e colonizzatori europei. Ciò la rende un punto strategico per conoscere i nuovi trend della cucina africana e i sapori speziati e piccanti della tradizione. Per i locali il cibo migliore resta quello servito in casa, ma la diffusione dei sapori nord africani ha aumentato l’offerta culinaria in città. Da una parte ci sono la new wave della pizza marocchina, burger, sandwich e caffetterie, dall’altra ci sono i tradizionali cous cous e la tagine. Il periodo migliore: l’autunno, in cui le temperature sono più miti. Il piatto da non perdere: mechoui, pecora intera arrostita in fosse d’argilla sotterranee.
  3. Malmö, Svezia. Nella città industriale a poco meno di un’ora da Copenhagen la scena culinaria è in fermento. Certo, ci si può fermare al Noma, rimanendo in Danimarca, ma vale la pena superare questo confine. Ristoranti come il Bastard hanno incentrato la propria attività sulle materie prime locali, naturali e spontanee. Gli amanti del vino naturale potranno essere deliziati dalla vasta selezione offerta in moltissimi ristoranti. Il periodo migliore: l’estate, quando i giorni sono lunghi e piacevoli. Il piatto da non perdere: il vino naturale.
  4. Richmond BC, Canada. In questa cittadina insulare canadese si concentra una vasta porzione di persone provenienti dall’Asia orientale, che hanno portato con sé le proprie tradizioni culinarie e la passione per i mercati notturni. È il posto migliore in cui trovare cibo cinese – ma anche di Hong Kong e Taiwan – a nord dell’America. Ma col passare del tempo è nato un vero e proprio stile asiatico-canadese. Come perdere questo connubio culinario? Il periodo migliore: tarda estate. Il piatto da non perdere: il dim sum, qui ci sono i migliori del continente.
  5. Gyeongju, Corea del Sud. Gyeongju è stata la capitale del Paese durante la dinastia di Silla e oggi mantiene inalterato il suo prestigio grazie all’architettura, ai templi e alla cucina. È nota come il museo senza muri, anche se non molto frequentata dai turisti. Qui è possibile rivivere la storia a tavola, mangiando come al tempo di Silla o come un monaco, con piatti prevalentemente vegetariani, serviti dal clero buddista. Il boom turistico ha spinto alcuni intrepidi chef locali a usare ingredienti del posto e nuove tecniche di cottura per creare nuovi percorsi attraverso i sapori coreani. Ecco spuntare il pollo fritto all’aglio e i negozi di noodle freddi. Il periodo migliore: la fioritura dei ciliegi, in primavera. Il piatto da non perdere: il cosiddetto temple food, piccoli piatti vegetariani serviti nei tempi buddisti.
  6. Milwaukee, Wisconsin. Il piccolo borgo da sempre all’ombra di Chicago sembra che stia vivendo il suo momento di gloria grazie alla Democratic National Convention. Formaggio e birra, serviti in bar d’angolo sono le principali caratteristiche della scena culinaria locale. Ma quest’anno qualcosa sta per cambiare. Il periodo migliore: l’estate. Il piatto da non perdere: il Milwaukee-style bratwurst di Vanguard, una salsiccia fatta di carne di maiale aromatizzata alla birra, condita con cagliata, formaggio e salsa Whiz.
  7. Akko, Israele. Akko è un’antica città portuale, nota anche come Acre e Akka. Si trova a un’ora a nord-ovest da Tel Aviv. Patrimonio dell’Unesco dal 2001, in questa città si fondono le culture araba, ebraica, musulmana, cristiana e bahaista (legata alla religione monoteistica nata in Iran a metà del XIX secolo). Questa fusione si legge anche nella scena food, con il caffè aromatizzato al cardamomo o il mix di spezie yemenita noto come hawaij, le infinite varietà di hummus, o i frutti di mare. Il periodo migliore: primavera, da marzo a maggio. Il piatto da non perdere: hummus, mangiato con petali di cipolla o pita.
  8. Marsiglia, Francia. Marsiglia è la seconda città più grande della Francia. Gastronomicamente è stata sempre rappresentata come la culla della bouillabaisse. Ma le anime di questa città sono molteplici, arricchite dagli immigrati italiani, spagnoli e greci. L’influsso di questi popoli si è subito fatto sentire in cucina, assieme a quello nord africano. Dopo esser diventata Capitale della Cultura nel 2013, Marsiglia ha attirato tantissimi chef desiderosi di mettersi alla prova e fare la differenza. Ecco il motivo della presenza di tanti piccoli ristoranti che oggi servono una cucina mai esistita prima. Lo sapevi che Marsiglia è la capitale francese della pizza? Il periodo migliore: tarda primavera. Il piatto da non perdere: il cous cous in stile tunisino con polpo.
  9. Lagos, Nigeria. Lagos è diventato un hub tecnologico di importanza mondiale. L’innovazione permea molti altri ambiti della città, cucina compresa. Tra street food e ristoranti, la scena food riflette il passaggio delle popolazioni sul territorio, che lasciano dietro di se sentori speziati e gli aromi dell’olio. I piatti nigeriani si ancorano fortemente al riso, come nel caso del jollof (riso bianco con salsa al pomodoro) o dell’ofada (riso speciale con stufato di peperoni e olio di palma). Tantissimi anche gli snack da strada, come i crispy puff puff e le zuppe di pesce. La prossima costruzione dell’Eko Atlantic City darà una spinta ancora maggiore all’innovazione culinaria sul territorio. Il periodo migliore: dicembre e gennaio. Il piatto da non perdere: il Jollof rice.
  10. Nagoya, Giappone. Nagoya è nota anche come il granaio del Giappone ed è una delle mete migliori per un tour gastronomico. Non c’è molto da fare qui, ma c’è molto da mangiare: parola di guida Michelin. Qui si mangia la cucina Nagoya-meshi. I piatti tipici della zona sono il kishimen (noodles gommosi e piatti), l’hitsumabushi (anguilla croccante in salsa agrodolce), il miso katsu (pollo fritto in salsa di miso). Gli amanti del caffè qui troveranno soddisfazione. Ma soprattutto, come scrivono gli editori di Eater, “Nagoya è un posto dove il cibo è generoso e gioioso come i suoi abitanti“. Il periodo migliore: aprile e maggio oppure settembre e ottobre. Il piatto da non perdere: hatcho, miso rosso servito con una salsa densa sul katsu di maiale.
  11. Monterrey, Messico. Circondata dalle sorprendenti montagne della Sierra Madre orientale, Monterrey è la patria del manzo e delle grigliate, elevate a tecnica artistica. In questa zona è nata anche l’acqua minerale Topo Chico, l’arrachera (la bistecca da cui si ricava spesso la carne asada) e la più grande competizione di barbecue dell’America Latina. Ma c’è di più. Ci sono piatti messicani imperdibili come l’empalmes (due tortilla di mais spalmate di grasso di maiale e ripiene di fagioli fritti aromatizzati al cumino, con formaggio, salsa e peperoncini, riscaldati su una griglia. Da non perdere a colazione, il machacado, un piatto di carne secca di manzo aggiunta a uova strapazzate. Il periodo migliore: primavera. Il piatto da provare: grilled cabrito, l’agnello arrosto, una specialità del Messico settentrionale.
  12. East Village, New York City. Posticini carini a prezzi accessibili, che offrono la possibilità di sperimentare una diversità culinaria senza pari, grazie anche a tanti ristoranti innovativi: è l’East Village, è New York City. Nella città che non dorme mai i foodies hanno tanto da fare. Eppure l’East Village è il posto in cui il fermento culinario è maggiore rispetto a tanti altri quartieri. Qui si incontrano le tradizioni giapponese, coreana, cinese, ucraina, ebraica, indiana, vietnamita, filippina. Ma i focus dei ristoranti diventano periodicamente specifici, fissandosi su piatti diversi in base alle preferenze della clientela locale. Il periodo migliore: primavera. Il piatto da non perdere: il gelato e il sorbetto di Superiority Burger, il locale vegetariano di Brooks Headley.
  13. Pristina, Kosovo. Il Kosovo è la più giovane nazione europea e Pristina ne è la capitale. Qui convergono i sapori dell’impero ottomano, coincidente con la ex Yugoslavia, ma anche quelli del Mediterraneo, con le sue carni grigliate, i peperoni, il formaggio, i cetrioli e la pasticceria. Ma la nuova identità politica porta con sé anche una nuova libertà di esplorare i sapori classici attraverso gli ingredienti locali. Il periodo migliore: tra agosto e settembre. Il piatto da non perdere: peperoni ripieni, il soffice pane basso e i vini della regione Rahovec.
  14. Porto, Portogallo. Affascinante, cosmopolita, al picco del suo momento gastronomico più vivace: è Porto, la città portoghese che, insieme a Lisbona, è protagonista di una vera e propria influenza gastronomica. I visitatori fioccano, ma si concentrano per lo più nella capitale, perdendo la gustosa cucina del nord del Portogallo. Gli chef di Porto stanno lavorando sulla tradizione, arricchita da rifiniture moderne e un pizzico in più di attenzione alla salubrità dei piatti. Mentre spuntano pasticcerie e pizzerie, regna ancora la tascas, un piatto che con 10 euro permette di fare un pasto completo. Il periodo migliore: autunno. Il piatto da non perdere: la Francesinha, un grande sandwich con carne, formaggio fuso e salsa di pomodoro piccante.
  15. Cartagena, Colombia. Cultura africana, araba e spagnola si incontrano qui, nella gemma delle coste caraibiche. Cartagena è diventata un faro per gli appassionati di gastronomia nell’America Latina, grazie alla collisione di ingredienti nativi, provenienti dalla foresta amazzonica, e il repertorio di ricette tradizionali che includono, stufati, empanadas, arepa ripiene (l’arepa è un piccolo pane circolare, simile alle tigelle nella forma, fatto con farina di mais bianco), carne grigliata e frutti tropicali. L’abbondanza di frutti di mare è stato un po’ come il richiamo delle sirene per gli chef di tutto il mondo, oggi qui per mettersi alla prova con questa grande biodiversità. Il periodo migliore: tra novembre e marzo. Il piatto da non perdere: arepa de huebo, un panino di farina di mais fritto ripieno di uova e altri ingredienti.
  16. Hobart, Australia. Hobart è la capitale della Tasmania, incantevole isola australiana nota per la sua natura selvaggia, le sue coste mozzafiato e gli shop di frutti di mare. Nel 2011 la città ha accolto il Museum of Old and New Art (MONA), che ha arricchito la scena culturale locale. Di conseguenza, è cresciuto anche il numero di ristoranti interessanti da frequentare. Gli chef hanno viaggiato fin qui per dare il loro contributo a questo momento d’oro, per dimostrare che Hobart può essere molto di più che semplice fish and chips. Il periodo migliore: da dicembre a febbraio, oppure durante il Dark Mofo festival a giugno. Il piatto da non perdere: la galletta di patate King Edward servita al Franklin.
  17. Oakland, California. Dopo decenni di denigrazione e pregiudizi, Oakland è considerata da moltissimi americani e non solo il centro artistico e culturale della regione californiana. A comunicare questo cambiamento tantissimi piccoli imprenditori, trasferiti qui, e naturalmente il cibo. Sono infatti tantissimi i ristoranti stellati e le storie raccontate nei piatti. Il periodo migliore: l’estate. Il piatto da non perdere: il sandwich con pollo fritto da Bakesale Betty.
  18. Cork, Irlanda. Cork è sempre stata una città portuale intensamente frequentata. Il suo centro storico pedonale potrebbe sembrare un po’ antico, ma recentemente è diventato il fulcro della scena musicale e artistica. Tantissimi anche i locali dedicati agli studenti universitari, ma anche i ristoranti che zitti zitti hanno iniziato a collezionare stelle Michelin. Il suo English Market rimane uno dei punti immancabili da visitare. Attorno ai banchi sono sorte rivendite di cibo giapponese, mediorientale e perfino ayurvedico, ma senza dimenticare il fish and chips e lo stufato alla birra. Il periodo migliore: da maggio a settembre. Il piatto da non perdere: trippa e drisheen, un pudding al sangue, piatto tipico venduto all’English Market.
  19. Santiago, Cile. Santiago è la capitale del Cile. Le sue strade sono fatte di dna spagnolo, protetto dalle Ande. È la meta ideale per gli amanti dello sci e del buon vino. La cucina della città si divide armoniosamente tra piatti della tradizione – come i completos (una variante dell’hot dog, ripieno di pomodori, avocado, maionese, crauti, peperoncino e formaggio) o il pernil (coscia di maiale marinata e arrostita lentamente) – e flussi innovativi, che traggono ispirazione persino dal Noma. Gli chef stanno traendo ispirazione dagli ingredienti locali, come quelli usati dai Mapuche, integrandoli con le tecniche di cottura cilene, tanto che si parla già di bristonomy (l’economia del bistrò). Il periodo migliore: da dicembre a febbraio.

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