6 nuovi ristoranti da provare a Palermo nel 2020

7 Febbraio 2020

Nel 2015 il percorso Arabo-Normanno di Palermo è dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, fondamentale per raggiungere questo obiettivo la pedonalizzazione del centro storico. Nel 2018, invece, arriva il titolo di Capitale Italiana della Cultura, un riconoscimento che ha fatto decollare definitivamente il turismo del capoluogo siciliano, per troppo tempo dimenticato e trascurato. tanti sono i giovani siciliani che tornano in città per infondere nuova linfa gastronomica nei ristoranti I numeri parlano chiaro, negli ultimi anni si registra un aumento costante dei flussi di visitatori, sia italiani che stranieri, attratti non solo dal mare ma anche dalla bellezza del patrimonio artistico e storico della città. E le previsioni per il futuro sono sempre più felici: il New York Times ha recentemente inserito la Sicilia tra i 52 luoghi da visitare assolutamente nel 2020. Un ruolo chiave lo gioca senza dubbio il comparto enogastronomico: arancine, pane e panelle, sfincione, pane con la milza e altri pezzi cult dello street food palermitano, insieme alle delizie della pasticceria siciliana – cassata e cannoli in primis – sono delle vere icone che da sole valgono il viaggio. Tanti poi i giovani siciliani che – sull’onda di questa rinascita della città – hanno fatto ritorno a casa per investire nel settore dell’ospitalità e soprattutto della ristorazione. Di seguito vi segnaliamo 6 nuove aperture a Palermo da provare nel 2020:

  1. Libertà Vini Naturali e Cucina (via Libertà, 93/e). Libertà è l’ultimo nato in casa Good Company, il gruppo che governa i ristoranti Gagini, Bocum, Aja Mola e Buatta nel centro storico di Palermo. Con la formula di wine bar e bistrot, apre un nuovo capitolo nel salotto buono di città, nella centrale ed elegante via Libertà, arteria di riferimento per lo shopping. Il concept del ristorante, dall’architettura che evoca gli arredi degli anni ’50 e atmosfere più contemporanee, è basato su una ricchissima selezione di vini naturali (con possibilità di asporto) sostenuti da una cucina espressa e dichiaratamente di territorio. Ai fornelli una coppia di giovani affiatati, Alessandro Fanara (31 anni) e Francesco Mango (27 anni). Il loro stile rievoca la cucina povera casalinga. Il menu varia settimanalmente ed è legato al reperimento delle materie prime: dagli ortaggi alle carni, fornite da piccoli produttori locali e siciliani, fino al pescato di stagione e rigorosamente Born in Sicily. Bella l’idea di servire le pietanze in piccole terrine di terracotta. Prezzo medio: 25 €.
  2. Mec Restaurant (via Vittorio Emanuele, 452). MEC Museum nasce dall’idea dell’architetto Giuseppe Forello di creare a Palermo uno spazio unico, dove contemplare l’energia esplosiva della conquista digitale – conservata nella collezione di prodotti Apple della Fondazione Jobs – e vivere al tempo stesso l’esperienza gourmet della cucina di Carmelo Trentacosti. Il contesto è davvero unico: il cinquecentesco Palazzo Castrone, nel cuore della Palermo vecchia, con affaccio diretto sulla maestosa e imponente Cattedrale Arabo Normanna. Gli ambienti del nuovo fine dining restaurant sono molto raffinati e curati. Per quanto riguarda il menu, lo chef Trentacosti riesce a trasmettere nei suoi piatti tutti i sapori e i profumi dell’amata Sicilia, in un costante gioco di contaminazioni tra le diverse tradizioni gastronomiche del Mediterraneo. Le sue armi vincenti sono la semplicità, il rigore, il rispetto della materia prima e la cura dell’aspetto estetico nelle sue forme e colori. Prezzo: oltre i 50 €.
  3. Semprefresco Magione (via Sant’Euno, 5). Un food concept originale ideato da tre soci – il tedesco Markus e i due palermitani Agostino e Simone – per portare una ventata di freschezza e novità nel panorama del capoluogo siciliano. Semprefresco è un ristorante arredato in stile minimal contemporaneo, in contrasto con il fascino decadente di piazza Magione, nell’affascinate quartiere della Kalsa, uno dei più antichi di Palermo. La specialità del menù sono sicuramente le buonissime cotolette. Si spazia dalle varianti siciliane – Palermitana con mandorle e Monti Iblei con spuma di formaggio ragusano – fino all’iconica cotoletta orecchio d’elefante milanese. Da provare anche le pizze, il cui impasto è ottenuto da un mix di 10 farine. E’ stato inaugurato di recente anche un secondo punto presso il Sanlorenzo Mercato che, tutti i giorni, propone piatti vegetariani e gluten free giocando con proposte originali come Sushi veg e Moussaka. Prezzo: cotolette da 14 € a 18 € e pizze da 7 € a 15 €.
  4. La Cavallerizza Sambuka (via della Vetriera, 64). Ristorante, sushi e cocktail bar, tutto questo è La Cavallerizza Sambuka, locale à la page inaugurato a gennaio dai soci e amici palermitani Marcello Barbaro e Dario Schifani. Più che azzeccata la scelta degli ambienti: le scuderie di un antico palazzo nobiliare del centro storico con le tipiche volte messe in risalto da un sapiente gioco di luci e arredi che strizzano l’occhio ai locali più cool delle capitali europee. In poco meno di un mese Sambuka è già diventato punto di riferimento dei giovani palermitani, che qui possono trovare ottimo sushi accompagnato da cocktail ben fatti e piatti dal respiro internazionale, ottenuti però con prodotti rigorosamente siciliani. Prezzo: entro i 50 €.
  5. Seven Restaurant (via Roma, 111). Anche Palermo si allinea alla nuova tendenza internazionale che vede i ristoranti dei grandi alberghi al centro della scena food. Nella centralissima via Roma, l’Hotel Ambasciatori della famiglia Attinasi ha aperto al pubblico le terrazze panoramiche – vista impareggiabile sulla città – per ospitare il Seven Restaurant, accessibile pure da chi non soggiorna nella struttura. L’ambiente è al tempo stesso elegante ma informale, con una particolare cura dei dettagli in stile new vintage. In cucina Marco Vitale, chef poco più che trentenne, alla sua prima esperienza a capo di una brigata dopo gli studi alla scuola di Marchesi e la gavetta in diversi ristoranti stellati. Sempre fedeli alle solide radici siciliane, i suoi piatti armonizzano con eleganza sapori e consistenze, per un risultato sorprendente e mai banale. Ottima l’idea di proporre le portate in abbinamento agli ottimi cocktail del mixologist Leonardo Romano. Prezzo medio 55 €.
  6. Oliveri 1964 (via Vallone De Spuches 29, Bagheria). Infine segnaliamo un’apertura fuori porta. A pochi chilometri da Palermo si trova Bagheria, città famosa per le splendide ville settecentesche e per aver dato i natali al pittore neorealista Renato Guttuso. Lo scorso 6 dicembre il giovane chef Claudio Oliveri, figlio e nipote d’arte, ha inaugurato il suo primo ristorante gourmet. Una sfida coraggiosa che vede la luce dopo tanti anni di gavetta nella cucina del ristorante di famiglia e di studio presso la scuola di Gualtiero Marchesi. Particolarmente curati gli interni di Oliveri 1964 (la data è un omaggio all’anno in cui nonno Franco aprì la sua prima trattoria a Bagheria). Il servizio in sala è supervisionato dalla brava Martina, sorella dello chef. Si consiglia il menu degustazione proposto all’imbattile prezzo di 35€. Tra i piatti da provare: gamberi scottati su macco di fave, polpette di sarde, risotto alla carrettiera, capelli d’angelo alla Paolina (una rivisitazione della pasta con il broccolo arriminato) e per chiudere la goduriosa sfincia con ricotta. Prezzo: entro i 40 €.

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