Tutti gli oli del Mediterraneo in scena a Olio Officina

7 Febbraio 2020

Un filone d’oro scorre lungo i Paesi del Mediterraneo, è l’olio d’oliva che quest’anno festeggia i 60 anni della categoria merceologica extravergine. Annoverato fra i superfood, ovvero quei cibi le cui proprietà benefiche sono paragonabili a quelle di un farmaco, l’olio extravergine affianca l’uomo da ormai oltre 6 millenni ed è presente nelle tradizioni di diverse popolazioni. a milano si celebra l'olio fino all'8 febbraio Proprio questo suo essere elemento legante fra i popoli è celebrato a Olio Officina, la manifestazione che si terrà a Milano fino all’8 febbraio, e che avrà come tema L’olio dei popoli. “La nona edizione di Olio Officina Festival – spiega Luigi Caricato, ideatore della kermesse – si caratterizza per una apertura totale verso gli oli di ogni angolo del mondo, senza alcuna preclusione. È importante valorizzare tutti i territori. Nessuno può sentirsi escluso. Ogni areale produttivo si contraddistingue per peculiarità altrove non replicabili. Per questo portiamo avanti il concetto che per gli oli extravergini di oliva non possono esserci distinzioni o scale gerarchiche“. Ogni territorio ha le sue cultivar di olivo, i microclimi che contribuiscono a personalizzare l’olio estratto. Si potranno degustare perfino gli oli giapponesi, un popolo che un tempo nemmeno conosceva l’albero di olivo. Caricato ci ha condotto in un giro dei Paesi del Mediterraneo alla scoperta delle diversi cultivar di olivo.

  1. La Spagna è il maggior produttore a livello mondiale di olio vergine d’oliva, qui si coltivano centinaia cultivar di olive ma le varietà più comuni sono Picual, Hojiblanca, Arbequina e Cornicabra. La qualità dell’olio spagnolo è dimostrata dall’esistenza di 32 Denominazioni di origine protetta, delle quali 24 riconosciute dall’Unione Europea. La maggior parte di queste si trova in Andalusia (12), in Catalogna (5) e in Castiglia-La Mancia (4). La capitale dell’olio spagnolo è Jaén, in Andalusia, da dove parte l’Itinerario dell’Ulivo, nella Sierra Mágina. In Castiglia-La Mancia, spicca l’Olio Montes de Toledo, considerato uno dei migliori al mondo. In questa regione, nella località di Mora si trova il Museo dell’Olio, in cui si può ammirare una collezione di pezzi legati alla storia e alla coltivazione dell’olivo.
  2. La mitologia narra che Poseidone e Atena, disputandosi la sovranità dell’Attica, si sfidarono a chi avesse offerto il più bel dono al popolo. Atena, colpendo la roccia con la sua lancia, fece nascere dalla terra il primo albero di olivo. La Dea vinse perché dai frutti dell’olivo si otteneva un liquido magico che serviva per illuminare la notte, per mendicare le ferite e per offrire nutrimento alla popolazione. Al di là delle leggende la Grecia, con i suoi 26 litri pro-capite, è il maggior consumatore di olio al mondo e il terzo produttore. Le regioni vocate alla coltivazione sono Creta, Peloponneso (a Sparta ha sede il museo dell’olivo e dell’olio) e Grecia Centrale ed esprimono 19 Dop e 11 Igp.
  3. Le zone del Portogallo vocate alla coltivazione dell’olivo sono l’Alentejo (50% della produzione), seguita da Tras-os-Montes (22%), Centro (18%), Ribatejo (7,7 %) e Algarve (2,3%). Le cultivar portoghesi più diffuse sono la Galega Vulgar e la Cobrançosa. L’olio portoghese è caratterizzato da un aroma fruttato, leggermente denso e dal colore giallo oro o verde dai riflessi gialli.
  4. Il Marocco, con un’esportazione di oltre 45.000 tonnellate di olio d’oliva, ha raggiunto la 5° posizione nella lista dei più grandi esportatori di olio d’oliva del mondo, dopo Spagna, Tunisia, Italia e Grecia. Le principali zone produttive sono Marrakech, Fez, Meknes e Casablanca. La cultivar più diffusa (96%) è la Picholine Marocaine i cui frutti hanno la duplice funzione da tavola e da olio. Dalla Picholine Marocaine si ottiene un olio ricco in polifenoli e scarsamente acido.
  5. La World Olive Oil Competition 2019, la competizione mondiale che si tiene a New York e che decreta i migliori oli d’oliva del mondo, ha assegnato, per la prima volta, la medaglia d’oro per il miglior extravergine del mondo a un olio tunisino. Nella stessa competizione sono stati premiati ben 17 oli tunisini con altrettante medaglie d’oro e d’argento. Questo a riprova che l’olivicoltura della Tunisia sta lavorando in parallelo sulla qualità e sulla quantità. Infatti, entro il 2020 verranno piantate nel Paese circa 10 milioni di piante di olivo. Prevalentemente in Tunisia vengono coltivate due cultivar, la Chemlali (70% della produzione) e la Chetoui (10%). La Chemlali dà un olio dolce e poco amaro mentre l’olio ricavato dalla Chetoui è fruttato con toni amari.

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