Kashmiri Chai: il tè si tinge di rosa

17 Febbraio 2020

Perla nascosta ai confini del mondo, incastonata tra India, Pakistan e Cina, la regione del Kashmir porta con sé una stravaganza unica nel suo genere: il Kashmiri Chai, meglio conosciuto con il nome di tè rosa. oltre al colore peculiare, il tè è insolito anche per il sapore salato Immancabile tra i banchi dello street food e nei principali mercati di strada, questo tè è una delle bevande asiatiche più conosciute e bevute. Senza contare il grande successo riscosso dal colore a esso associato. In Pakistan, per esempio, non solo i caffè di lusso vendono la torta di formaggio al gusto Kashmiri Chai, ma anche gli abiti da sposa, la lingerie e i capi d’abbigliamento sono ispirati al tè rosa. Il riferimento è all’intero mondo asiatico in quanto questo tè trova le sue origini nell’area himalayana per poi diffondersi in gran parte delle città dell’Asia meridionale, assumendo di volta in volta nomi diversi. Caratteristica comune però, oltre al colore dalla personalità femminile, è l’insolito sapore salato che rende questa bevanda perfetta per chi non ama gusti troppo dolciastri e smielati.

Ingredienti e abbinamenti

Cos’è che rende il Kashmiri Chai così originale? Se ci fermassimo all’ingrediente principale con cui è preparato, ossia il tè verde, non scopriremmo niente di nuovo: in realtà, l’elemento chiave è dato dal connubio di due ingredienti insoliti, quali il sale e il bicarbonato di sodio. Mentre il primo funge da elettrolita, è il secondo a essere il catalizzatore che trasforma la colorazione del liquido in rosa. Il tè poi può essere arricchito con l’aggiunta di anice stellato e noci tritate. Le note sapide, inoltre, stravolgono i classici abbinamenti che vedono il tè accompagnato da pasticceria secca o torte: nel caso del Kashmiri Chai, infatti, il giusto sposalizio è quello con il pane, declinato in diverse forme: da quello croccante (kulcha) a quello simile al bagel (tsochwor).

Come si prepara

A metà tra scienza e arte, preparare il tè rosa richiede cura nei dettagli e una certa pazienza. Il primo passo è quello di lasciar bollire a lungo le foglie di tè verde con bicarbonato di sodio: si verifica una reazione acido-base in cui il colore cambia durante questa fase già potrete notare che il colore comincerà a diventare ambrato. In pratica, ciò che avviene a livello chimico è una reazione acido-base, in cui il bicarbonato di sodio neutralizza leggermente l’acidità del tè esaltandone il colore e, riducendo al tempo stesso la quantità di tannini. Una volta che il tè assume un colore simile al bordeaux, dovrete raffreddarlo immergendolo in un contenitore con acqua fredda o ghiaccio in modo da preservarne il colore. Tra gli esperti un riferimento assai singolare per indicare quale debba essere la tonalità giusta è quella del colore del sangue di piccione: accostamento forse un po’ macabro, ma puntuale.

È con l’aggiunta del latte, però, che il tè assume il caratteristico colore rosa pastello: a questo punto, dovrete areare il liquido con una tecnica simile a quella che impiegate per montare il cappuccino: il procedimento richiederà una certa dimestichezza ma ne varrà la pena. Quanto al contenitore, il Kashmiri Chai viene tradizionalmente preparato in un samovar di rame, tipico bollitore per tè originario delle regioni del Kashmir, dell’Iran e della Russia.

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