Le donne di Identità Golose 2020

24 Febbraio 2020

Effetto shef a Identità Golose 2020. Sì shef (she+chef), come Valeria Piccini ama definire le sue colleghe stellate. Un gioco di parole e un pizzico di provocazione per rimarcare che le donne in cucina ci sono e contano sempre di più. le relatrici di identità golose per questa edizione saranno ben 35 All’edizione 2020 di Identità Golose sono le donne a prendersi la ribalta. Sono attesi gli interventi di ben 35 tra chef e imprenditrici a partire da sabato 7 e fino a lunedì 9 marzo sul palco del MiCo in via Gattamelata. Non era mai successo prima che la rappresentanza femminile esprimesse questi numeri in un evento targato Identità Golose. Numeri importanti se pensiamo che il mondo della ristorazione ancora oggi è fortemente al maschile. Le relatrici attese a Milano a inizio marzo sono pronte a dare il loro contributo al tema scelto quest’anno dal più importante congresso dedicato alla cucina d’autore: il senso di responsabilità. Una pattuglia che ha le sue fuoriclasse e le outsider, forse meno note al grande pubblico ma che hanno tante cose da raccontare. Scopriamo chi sono le donne di Identità Golose 2020 con la loro cucina, i loro progetti e le iniziative per cui si battono ogni giorno.

  1. Lara Gilmore: per alcuni è solo la compagna di Massimo Bottura. Per chi crede in un mondo migliore e sa che il contributo di ognuno di noi è prezioso è l’anima dell’associazione no-profit Food for soul, fondata con il marito. Molte le iniziative in campo: dai refettori ai social tables per combattere lo spreco alimentare e puntare all’inclusione sociale proprio passando dal cibo.
  2. Manoella Manu Buffara: in Brasile, sua terra d’origine, è una star. Una delle esponenti di punta della cucina sudamericana ma il suo nome comincia a farsi conoscere al grande pubblico anche al di fuori dei confini nazionali. Tutto parte dalla cucina del Manu Restaurante a Curatiba, dall’amore per la terra ereditato dal padre e da quello per il mare che le ha tramandato la madre. Conoscenza, tecnica, autenticità e rispetto delle origini e della terra caratterizzano il suo lavoro incentrato soprattutto sui vegetali. Per lei cucinare è un modo per cambiare il regime alimentare di una nazione, incidendo in termini di sostenibilità ambientale. La sua è una cucina di territorio e di comunità.
  3. Cristina Bowerman: Chef controcorrente (e stellata), oggi è alla guida del Glass Hostaria a Roma. Nata a Cerignola in Puglia era partita per gli States per proseguire i suoi studi legali: lì la passione per la cucina è esplosa. Tornata in Italia è riuscita a imporre il suo stile: una cucina contemporanea e innovativa dove tradizioni e luoghi, ricordi e culture si incontrano. Impegnata da anni nel sociale: dai progetti legati alla formazione alle iniziative per la sicurezza alimentare e l’agricoltura sostenibile.
  4. Antonia Klugmann. Per la cucina ha gettato alle ortiche gli studi di giurisprudenza. Antonia Klugmann ha maturato le sue esperienze nel Nord-Est in particolare tra l’Antico Foledor Conte Lovaria in provincia di Udine e dal 2012 a Venezia prima al ristorante Il Ridotto e poi allo stellato Venissa. 6 anni fa ha aperto il suo ristorante L’Argine a Vencò, a Dolegna del Collio in provincia di Gorizia. Un ristorante di confine come la sua cucina: all’uno e all’altra sono stati tributati grandi riconoscimenti nel corso degli anni ed è arrivata una stella Michelin. Territorio, stagionalità ed elementi vegetali sono al centro della cucina di Klugmann attenta alle origini quanto agli sprechi alimentari.
  5. Pia León. Ha mosso i primi passi nel mondo del catering a fianco della madre, prima di volare in Europa: tra le esperienze fatte quella a El Celler de Can Roca. Tornata a Lima ha fondato e condotto il Central fianco a fianco al marito Virgilio Martìnez per dedicarsi da un paio di anni al suo progetto solista: il ristorante, Kjolle nella sede di Barranco in Perù. Già migliore chef donna dell’America Latina, porta avanti l’impegno per valorizzare la cultura gastronomica peruviana e la biodiversità della sua terra.
  6. Martina Caruso. Sarà perché vive e lavora in un’isola, circondata dal mare ma per lei cucinare è sinonimo di libertà. Martina Caruso ha scelto di raccontare la sua terra e il suo mare nel piatto, puntando su freschezza e leggerezza delle materie prime.  Forte di una creatività e di una tecnica maturata nel corso delle esperienze a Londra al Jamie’s Italian di Jamie Oliver, a Roma all’Open Colonna e al Pipero al Rex e a Vico Equense alla Torre del Saracino di Gennaro Esposito. Un bagaglio di esperienze e tradizioni di famiglia che utilizza nel suo ristorante Signum a Salina per creare piatti di grande armonia ed equilibrio, portando avanti così la sua missione di far conoscere il patrimonio isolano.
  7. Valeria Piccini. Sono più di 40 anni che cucina nel cuore della Maremma da Caino a Montemerano. Ha cominciato a soli 13 anni nella cucina della suocera Angela per stare vicino a Maurizio, l’uomo che poi è diventato suo marito. Dalla tradizione della trattoria di famiglia al salto di qualità che ha portato il suo ristorante a diventare un indirizzo amatissimo dai gourmet e a ottenere con un duro lavoro ben due stelle Michelin. La sua cucina è tanto cerebrale quanto di cuore: studio, tecnica, passione e conoscenza del territorio si ritrovano tutte assieme nel piatto.
  8. Dominga Cotarella. Porta un cognome illustre, tra i più celebri nel mondo del vino italiano. Dopo esperienze prima nell’azienda di famiglia e poi da Antinori, ha scelto di tornare a lavorare a casa, da Falesco per raccontare e promuovere nel mondo vini e cantine della sua terra. Con Marta ed Enrica, cugine-sorelle ha dato vita al progetto Intrecci, la scuola di formazione di sala che si propone di creare “professionisti e manager di altissimo livello nel mercato del lavoro e della ristorazione”. A distanza di 3 anni il progetto sta già dando i primi, significativi risultati.
  9. Katina Connaughton. Il suo ristorante Single Thread Farm, 3 stelle Michelin in California, è ormai un caso da manuale perché ha saputo fare della sostenibilità il valore aggiunto. La chef si batte per una cucina più che a km 0 e ultrastagionale (divide l’anno in 72 distinti periodi). Al suo fianco, al ristorante e nella battaglia per l’ambiente, il marito Kyle.
  10. Donne di pizza, Donne di cuore: Un progetto che vede assieme sette donne diverse tra loro, eppure unite dagli stessi obiettivi: esprimersi attraverso la pizza e promuovere iniziative positive in termini di solidarietà. Le Donne di pizza Donne di Cuore sono Petra Antolini, Giovanna Baratella, Paola Cappuccio, Enrica Causa, Eleonora Massaretti, Marina Orlandi e Claudia Tosello. Assieme diffondono la cultura della pizza e organizzano serate, eventi e corsi nel segno degli impasti di qualità e della beneficenza.
  11. Karime Lopez. Classe 1982, è nata a Città del Messico. A 19 anni parte per Parigi con l’idea di studiare arte ma l’amore per la cucina si fa avanti prepotente. Nel suo curriculum si leggono le esperienze collezionate in giro per ristoranti stellati: Can Fabes in Catalogna, Mugaritz a San Sebastian, il danese Noma, Pujol a Città del Messico, RyuGin di Tokio. L’esperienza da sous chef per 5 anni al Central di Lima, in Perù, con Virgilio Martìnez e l’approdo all’Osteria Francescana sono le tappe fondamentali per la sua formazione. Bottura la sceglie per l’apertura di Gucci Osteria a Firenze, poi la stella Michelin per la consacrazione definitiva. L’anno scorso la Guida Identità Golose 2019 la proclama Miglior chef donna.
  12. Chiara Pavan. 35 anni, ha iniziato studiando Filosofia all’Università di Pisa e lavorando in cucina. Alla fine è stata la passione per i fornelli ad avere la meglio. Così, terminati gli studi, si è iscritta ad Alma: ha poi collezionato esperienze prestigiose da Caino a Montemerano in Toscana, al Zum Löwen di Tesimo in Alto Adige, fino all’incontro con Francesco Brutto e l’approdo a Venissa dove in cucina si ispira alle formidabili materie prime della laguna per una cucina di identità.
  13. Cinzia De Lauri, Sara Nicolosi e Giulia Scialanga (Altatto – Milano): Galeotto fu il tempio della cucina vegetariana milanese, il ristorante Joia di Pietro Leemann: qui le tre chef hanno maturato il loro progetto di una cucina vegetariana di alta qualità. Così è nato Altatto che offre servizio di catering, lezioni di cucina individuali o di gruppo e cene private. La loro cucina pone l’accento sul rispetto della terra e delle stagioni, sulla qualità delle materie prime, sull’artigianalità del prodotto e sull’importanza di conservare la tradizione del Made in Italy.
  14. Iside De Cesare. Sognava un futuro da ingegnere ma la passione per la cucina ha avuto la meglio. Dopo esperienze in diversi ristoranti stellati, spiccano i due anni alla corte di Heinz Beck a La Pergola del Rome Cavalieri Waldorf Astoria, conosce a La Frasca di Castrocaro Terme il marito Romano Gordini. Con lui apre il ristorante La Parolina a Trevinano (Acquapendente), al confine tra Umbria, Lazio e Toscana, nel 2009 arriva la stella Michelin. La sua cucina di territorio pesca dalla tradizione regionale e familiare.
  15. Valentina Rizzo (La Farmacia dei Sani – Ruffano, LE). Da mamma Ada ha ricevuto il ricettario di famiglia, dalla scuola di Paolo Lopriore il rigore e gli strumenti per osare e sperimentare in cucina. Valentina Rizzo ha trasformato l’attività di famiglia da osteria a ristorante dove l’innovazione non è più un tabù. Nascono così piatti che pur esprimendo i sapori antichi di un territorio sono al tempo stesso contemporanei e sempre nuovi.

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