Che cosa sono i kissaten giapponesi?

25 Febbraio 2020

Quando si pensa al Giappone, la prima bevanda che viene in mente è sicuramente il tè verde. In foglie o in polvere, da bere nella quotidianità o protagonista dell’affascinante cerimonia del tè. Caldo, freddo o ingrediente di originali ricette, come i famosi kit kat. Eppure anche nel Paese del Sol Levante si beve caffè. Per l’International Coffee Organization, il Giappone è uno dei più importanti importatori e consumatori al mondo ed è qui che è prodotto uno dei più popolari strumenti per preparare il caffè filtro. Stiamo parlando della V60, simile alla Chemex ma con una inclinazione e un filtro differente. L’avreste mai detto?

L’arrivo del caffè in Giappone

I giapponesi sono entrati in contatto con gli aromatici chicchi tra il Seicento e il Settecento grazie all’influenza degli olandesi, grandi bevitori della bevanda scura. La stessa parola giapponese kouhii, caffè, sembra che derivi dall’olandese koffie. i giapponesi sono entrati in contatto con il caffè grazie agli olandesi Non fu amore a primo assaggio, i giapponesi ci misero un po’ prima di apprezzare la bevanda. Era usata soprattutto come medicina, ma con la fine del periodo di isolamento nel 1853 e l’apertura verso l’Occidente e i suoi usi e costumi, anche il caffè acquisì un nuovo status. E così nel 1888 aprì a Tokyo la prima caffetteria giapponese, la kissa (al plurale kissaten). Era un format nuovo che prendeva spunto dalla consolidata tradizione delle sale da tè giapponesi e si faceva influenzare dalla raffinatezza dei caffè francesi. Erano luoghi in cui poter sorseggiare una tazza dell’amara bevanda o un tè, leggere il giornale o un libro, spizzicare qualcosa da mangiare, ma anche ascoltare musica. Erano locali perfetti per rilassarsi, ma anche per pensare, lavorare, confrontarsi. Erano quindi spesso frequentati da artisti e intellettuali.

I kissaten iniziarono ad aumentare e attorno al 1935 a Tokyo se ne contavano già più di 10.000. Questo era però solo l’inizio. Il vero boom delle caffetterie giapponesi si ebbe infatti dopo la seconda guerra mondiale quando ripresero le importazioni e il Paese si aprì sempre più all’Occidente. Nacquero le prime torrefazioni e i kissaten aumentarono di numero e popolarità. Alcuni proprietari avevano persino propri piccoli macchinari per tostare i chicchi secondo il proprio gusto e offrire una bevanda unica. Gli anni ’50 e ’60 rappresentano gli anni d’oro di questi locali che subirono poi la concorrenza delle grandi catene come la nipponica Doutor, poi Starbucks e Tully’s Coffee. I tempi erano cambiati. Si cercava un servizio più veloce, proposte alla moda e prezzi vantaggiosi. L’era delle caffetterie giapponesi era quindi finita?

I Kissaten oggi

Il numero della caffetterie si è dimezzato negli ultimi decenni ma ancora oggi si può bere un buon caffè in una kissa. Una pausa in un luogo dall’atmosfera nostalgica, spesso con musica jazz o classica di sottofondo, in vinile o persino dal vivo. Uno dei più antichi è il Café Paulista di Tokyo, fondato nel 1911, che, tra i suoi clienti, può vantare persino John Lennon e Yoko Ono.

I chicchi sono attentamente selezionati, macinati sul momento e, in certi posti, tostati in loco. Il menu comprende quindi vari blend e bevande al caffè ma anche tè, succhi di frutta e bibite analcoliche, come il popolare bubble tea. Il tutto da accompagnare a sandwich, curry di riso, noodles come yaki soba, frittata omurice, cotoletta (tonkatsu), pancake, french toast o il menu fisso teishoku a base di zuppa di miso, riso e un contorno. Occidente e Oriente si incontrano e si intrecciano nell’arredamento ma anche nelle proposte culinarie quindi non vi sorprendete di trovare in carta pure hamburger, croque monsieur, mont blanc e tiramisù.

In alcuni kissaten è ancora possibile fumare all’interno. Ci si può ritrovare tra vecchi amici, fermarsi da soli a bere un caffè e magari leggere un manga, ascoltare musica, lavorare o preparare un esame. Alcuni locali offrono, infatti, il wifi gratuito. Ci sono poi quelli che aprono a colazione e chiudono nel tardo pomeriggio, altri provvisti di un balcone dove vengono serviti alcolici e possono accogliervi pure in serata. Il tutto avvolti da un’atmosfera di altri tempi. Forse non potremo più incontrare John Lennon, ma vivere un luogo simbolo della tradizione giapponese sì.

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