All’Oro a Roma: storie di sala e di cucina

27 Febbraio 2020

Avete presente quei piatti tipici di alcuni ristoranti stellati, un po’ precisetti, super essenziali, spesso esteticamente spinti all’eccesso e poi nel gusto estremamente rarefatti? Ecco, non è decisamente il caso di All’Oro a Roma. Ma partiamo dall’inizio. Ci ho mangiato di nuovo giorni fa dopo essere mancata per anni. Al tempo della mia prima visita, questo ristorante della rosa romana degli stellati era ancora in via Eleonora Duse, nel cuore del quartiere Parioli. Già in quella prima forma c’era Riccardo Di Giacinto in cucina e Ramona Anello in sala (foto di copertina di Andrea di Lorenzo, ndr). L’ho ritrovato al terzo trasloco – mancando completamente il secondo – all’interno del loro boutique hotel The H’All Tailor Suite in via Pisanelli 23, dietro piazza del Popolo.

ALL'ORO
Un’opera di Maurizio Savini all’ingresso dell’Hotel

L’atmosfera della sala è impattante, sembra essere capitati nella versione elegante dello studio di Albus Silente, amato preside del maghetto Harry Potter. Tavoli belli, atmosfera scura ma incredibilmente accogliente, luci perfette a illuminare praticamente solo quel che c’è sul tuo tavolo, dandoti l’illusione che tutto ciò che accade intorno a te, sia davvero solo per te. Romantico. E sensuale.

La Cucina

Dalla cucina, oltre alla possibilità di mangiare à la carte, si sceglie tra 3 diversi menu degustazione: All’Origine (120 €), in pratica il meglio dei piatti storici di Riccardo (include il famoso Riassunto di Carbonara del 2011); il Vostro All’Oro (98 €) che permette di scegliere un antipasto, il primo, un secondo e il dessert; L’oro di All’Oro, il menu a 9 portate tutte a discrezione dello chef (150 €). Tutti i menu si intendono per tutto il tavolo e possono essere accompagnati dalla selezione di vini al bicchiere.

Riassunto di Carbonara

Non si tratta di piatti in punta di forchetta. Riccardo ha sempre avuto uno stile forte, robusto. Tutte le portate hanno un carattere deciso come deciso è il gusto delle nostre cucine italiane, alle quali si ispirano.

Cappelletti in brodo asciutto

Non è facile per niente trasformare piatti della tradizione – dal gusto tipico e quindi molto riconoscibile – in qualcosa di nuovo che ne rispetti comunque le caratteristiche, spesso di esplosione e sostanza, sublimandole in piatti nuovi. Belli da vedere ma soprattutto buoni da mangiare. Questo da All’Oro succede. Alla grande.

LA SALA

E poi arriva la sala. Senza nulla togliere a Riccardo e ai suoi cuochi, posso dire una cosa senza paura di esagerare: lo staff di sala è tra i migliori d’Italia. Non so quale incantesimo sia stato fatto da Ramona a questi professionisti, ma il modo in cui parlano,Lo staff di sala di All'oro stupisce, i ragazzi sono preparati e competenti in cui si muovono, la padronanza del menu (con portate finite da loro al tavolo), dei vini, del cliente, è di livello altissimo. Mai troppo presenti, mai assenti, sciolti e curiosi, abili nel leggere le esigenze di chi hanno davanti e anche divertiti dalle eventuali sfide quando si trovano a relazionarsi con un mangiatore esperto, senza però scadere nell’eccesso di confidenza. Il responsabile di questa magia è Achille Grande, il suo secondo Andrea Pesare e il sommelier Patrizio Pizzi. E tutti i giovanissimi camerieri che stanno iniziando a lavorare con loro già manifestano caratteristiche di grande talento. Bravi.

La conclusione va da sé: se potete, andate.

I Video di Agrodolce: Pesto alla siciliana