Roma: la nuova vita de L’Archeologia, locale storico dell’Appia Antica

3 Marzo 2020

Regina viarium, così definivano i Romani la via Appia, strada consolare che collegava la Città Eterna con il porto di Brindisi, sbocco commerciale verso Oriente. Partendo da Porta Capena, il tratto urbano dell’Appia Antica è costellato da siti storici e monumenti. All’altezza delle Catacombe di San Sebastiano sorge un ristorante dall’insegna evocativa: L’Archeologia (via Appia Antica, 139). 

Le origini 

Il nome pare derivi dal fatto che fosse particolarmente frequentato da operai e archeologi, impegnati negli scavi delle aree circostanti. Si tratta in realtà di una vecchia stazione di posta, trasformata nel 1804 in punto di ristoro: l’ultimo per chi lasciava la città, il primo per chi veniva dalla campagna. Dapprima era una fraschetta, luogo semplice dove si serviva vino accompagnato da stuzzichini per favorire le bevute; in seguito divenne un vero e proprio ristorante.

Il poeta Uggeri scriveva “…a mano destra si vede l’osteria fabbricata sopra avanzi sepolcrali che mostra, nel suo esterno, massi dei quali questi costrutti“. Nel giardino vi è addirittura un imponente rudere di una tomba romana, mentre protetto da una teca è un glicine di oltre 300 anni. Le cantine sono collocate in un ipogeo risalente al primo secolo dopo Cristo

Il nuovo corso dell’Archeologia

Può sembrare un ossimoro, ma anche un locale che si chiama l’Archeologia, ha bisogno ogni tanto di essere rinnovato e per questo la proprietà si è affidata alla consulenza di Bruno Settimi e dello chef Davide Del Duca. Il restyling, in termini di interior design, ha alleggerito gli ambienti, i quali, pur conservando una certa eleganza, strizzano l’occhio a un’estetica più contemporanea. Dal canto suo Del Duca è intervenuto a supporto del giovane resident chef, Stefano Ruzzoli, ridefinendo il menu.

Chi ha avuto modo di provare la cucina di Del Duca sa che è caratterizzata da una buona dose di sperimentazione, con accostamenti piacevolmente sorprendenti. Affidare a lui il compito di ripensare l’offerta di un ristorante con una clientela fidelizzata e che ha nella banchettistica una voce importante di bilancio, potrebbe sembrare una scelta coraggiosa. sperimentazione e tradizione in una proposta equilibrata E invece il risultato è una proposta equilibrata: sapori rassicuranti ma ben lontani dall’essere scontati. Tra gli antipasti: Tartare di branzino con emulsione d’ostrica, alghe croccanti e gel di carpione. Valida alternativa è il Tuorlo marinato, sedano rapa e ristretto di alici. Da provare i Ravioli ripieni di genovese, sarde affumicate e finocchio selvatico. Uno dei secondi più interessanti è invece il Petto d’anatra, nocciole e balsamico di mele e porri. Variegata e golosa l’offerta dei dolci. Ulteriore nota di merito, un rapporto qualità prezzo tra i migliori in città, per lo meno per quanto riguarda i percorsi degustazione: 40 euro per quello di terra (entrée e quattro portate), 50 euro se si vira verso il mare.

I vini e la sala

Maître di sala è Renè Moreschini, mentre Christian Fortuzzi è il sommelier a cui è affidato il compito di selezionare i vini da inserire in carta. Oltre trecento le etichette disponibili, equamente divise tra referenze convenzionali e naturali. Non mancano infine bottiglie di particolare pregio. 

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