La birra? Una questione da donne

6 Marzo 2020

L’8 marzo nel mondo si celebra la Giornata Internazionale della Donna. Benché siano note da sempre le capacità del genere femminile applicate alla cucina (nonostante le polemiche dei colleghi maschi), si parla meno del loro talento in campo enologico e brassicolo. Le intrepide sommelier aumentano nel campo del vino, ma anche in quello della birra, che nasce con un dna tutto femminile. Sì, perché – come dimostra una ricerca svolta da AssoBirra – la storia della prima bevanda alcolica ottenuta per fermentazione nella storia dell’uomo inizia proprio grazie a una donna.

Birra e donne: i primi passi insieme

Mesopotamia, 4500 a.C. Una donna abbandona una ciotola piena d’orzo come dono propiziatorio per gli dei. L’orzo resiste alla pioggia battente, per poi essere riscaldato dal sole e iniziare a fermentare. venerata dai sumeri, ninkasi era considerata la dea della birra In un villaggio sconosciuto tra il Tigri e l’Eufrate nasce così la prima birra. Da sempre considerata un alimento, al pari del pane, in questa regione del mondo la produzione della birra era sempre affidata alle donne. Basti pensare che nel corredo di ogni sposa erano inclusi gli strumenti e gli ingredienti per prepararla. L’accostamento al mondo del matrimonio non è casuale. Infatti, per secoli, la birra è sempre stata associata alla fertilità. La bevanda era offerta alle divinità femminili come Ninkasi, venerata dai sumeri e considerata la dea della birra perché si narrava fosse nata da “una fresca acqua frizzante” per “soddisfare il desiderio e appagare il cuore“.

Una degustatrice d’eccellenza

Ma la storia della birra passa per un altro nome, decisamente più altisonante: quello di Cleopatra. Le relazioni con i romani permisero al regno dell’imperatrice di esportare la bevanda al di là del Mediterraneo, dove regnava incontrastato il vino. Nonostante la diffidenza iniziale, grazie allo sponsor divino della dea Cerere (controparte femminile di Bacco), pian piano la birra iniziò a fare capolino sulle tavole. Proprio da questa divinità nasce il nome latino della birra: cerevisia. I documenti dell’epoca raccontano che Cleopatra beveva zithum e offriva agli dei coppe di birra cevrin, di migliore qualità.

Monache e birraie

La birra ha attraversato i secoli, come dimostrano gli affreschi del Palazzo di Cnosso, a Creta, dove le coppe di questa bevanda impegnano le mani delle donne dell’epoca. Ma gli appassionati sanno bene che bisognerà aspettare secoli prima di assaggiare un prodotto tecnologicamente migliore. fu una monaca tedesca ad approfondire gli studi sul luppolo nel 1100 La produzione brassicola fa un salto in avanti grazie ai monaci, che durante il Medioevo sistematizzarono i processi, mettendo ordine nelle varie fasi e dettando le norme igieniche necessarie per creare una bevanda di qualità. Ma anche tra loro è stata una donna a fare la differenza. Fu la monaca tedesca Hildegard von Bingen che, intorno al 1100, sistematizzò per prima gli studi sul luppolo, impiegandolo come aromatizzante al posto delle spezie. Col passare dei secoli la diffusione della birra fece passi da gigante, conquistando soprattutto il Nord Europa. Qui si impose la figura della alewise, che significa birraia. Basti pensare che nel 1700 l’80 per cento delle licenze per produrre birra era in mano alle donne. Peccato che, per ottenerla, dovessero avere l’appoggio di un uomo.

La birra è rosa

Facendo un salto in avanti e arrivando ai giorni nostri scopriamo che il mondo dei beer lover è sempre più rosa. Infatti, il 10,8 per cento del comparto birraio è costituito da imprese femminili. La birra piace al 58 per cento delle donne italiane, che ne apprezza il gusto e la ritiene un prodotto facile da abbinare ai cibi, forse più del vino. Quindi in alto i boccali e un brindisi alle donne!

I Video di Agrodolce: Supplì bianco