L’Italia si ferma: ristoranti, pub e grandi chef chiudono da Nord a Sud

10 Marzo 2020

La prima chiusura, in tempi un po’ meno sospetti (parliamo di pochi giorni fa) era stata quella di Sonia Zhou a Roma. In un post su Facebook la conosciutissima ristoratrice aveva salutato la sua clientela per un paio di mesi. “Con grande rammarico – scriveva il 2 marzo scorso – sono costretta a chiudere il ristorante fino al 30 aprile, perché la psicosi portata dal coronavirus sta colpendo tutti”. Ignari del futuro della situazione sanitaria globale, i suoi dipendenti avevano chiesto un periodo di pausa, acquistando i biglietti per rientrare in Cina.

La situazione dopo il decreto dell’8 marzo

Pochi giorni dopo il propagarsi del contagio da Covid-19 lungo tutto lo Stivale, con le restrizioni previste dal decreto dell’8 marzo per 14 province rosse aveva diviso ristoratori, cuochi, pizzaioli e locali, tra quelli che riuscivano ad adeguarsi alle stringenti normative sulle distanze da rispettare e le disposizioni in fatto di igiene, e quelli che invece avevano deciso direttamente di abbassare le saracinesche. anche i grandi chef chiudono i ristoranti, a partire da bottura A Roma, per esempio, aveva già chiuso fino al 3 aprile il Ma che siete venuti a fa’. “Lavorare così – scriveva soltanto ieri su Facebook – non è possibile e non può garantire alla lunga la sicurezza per i clienti. Speriamo di rivederci dopo il 3 aprile, sperando che tutto questo serva a contenere il virus”. Chiusi, da ieri pomeriggio e fino al 2 aprile anche i panini croccanti cinesi di JiamoLab. A Modena chiusa l’Osteria Francescana di Massimo Bottura: anche lo chef aveva tentato nei giorni scorsi di trovare una soluzione differente, per poi scegliere una misura drastica, ma preventiva. “ Alla luce delle recenti comunicazioni ministeriali – spiega in un video sul suo profilo Instagram – siamo dispiaciuti di dover informare che l’Osteria Francescana, Casa Maria Luigia e la Franceschetta rimarranno chiuse fino al prossimo 3 aprile. Torneremo più forti di prima. Stay safe e be positive”.  Lo stesso sentimento è stato poco dopo condiviso anche da Enrico Crippa che ha deciso di chiudere il Piazza Duomo dal 10 al 23 marzo, fino a nuove disposizioni.

A Milano avevano già chiuso ieri e fino a data da destinarsi Maoji Street Food, Mao Hunan e Trippa, dichiarandosi in totale accordo con le misure urgenti del decreto. Sbarrato anche Pavè, “per mille motivi, tra mille sofferenze” e con grande senso civico. “A chi ci chiede come fare per sostenerci in un momento così difficile – scrive su Facebook – rispondiamo sempre alla stessa maniera: se volete aiutare qualcuno fate una donazione a un ospedale, non a una pasticceria”. Nel rispetto delle norme anche il gruppo Baladin aveva deciso “in via precauzionale e a tutela di clienti e collaboratori” di chiudere tutti i locali di somministrazione presenti in Italia. “Nuovi aggiornamenti – si legge sul profilo Facebook – verranno rilasciati venerdì 13 marzo in mattinata”.

Il nuovo decreto del 9 marzo: Italia zona protetta

Per gli aggiornamenti non c’è stato tempo. Con una breve conferenza stampa e un nuovo decreto, ieri sera il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spazzato via le zone rosse, racchiudendo l’Italia in un’unica enorme zona protetta. Le norme, strette, su orari dei locali, distanze di sicurezza, igiene, somministrazione, sono diventate in un sol colpo valide per tutto il Paese. E in poche ore le chiusure sono aumentate in misura esponenziale. Dopo il decreto, in serata , sui social è stato un susseguirsi di post. Difficile conteggiarli tutti, mentre scriviamo si prendono e si prenderanno nuove e sofferte decisioni. Sospende tutte le attività Niko Romito, a Milano, Roma, Castel di Sangro, Rivisondoli. Si ferma Filippo La Mantia, fino a quando “non avremo la percezione che qualcosa migliori”, ma garantendo le consegne a domicilio. Si ferma per “dovere morale e coscienza eticaPino Cuttaia, insieme a Davide Oldani che ha spento le luci di D’O per “contribuire ad arginare il fiume in piena”.

Dai tavoli distanziati alle chiusure

Fino a ieri al metro di distanza tra i tavoli, al numero di commensali limitato, agli ingressi scaglionati si erano adeguati tanti locali dal Nord al Sud del Paese. Si era adeguato Franco Pepe, che in un messaggio video su Instagram aveva spiegato di aver inserito delle fasce orarie, rigorosamente su prenotazione. Ora, con la chiusura obbligata alla 18, dovrà certamente rivedere tutto. Lo avevano fatto a Roma anche Roscioli Ristorante Salumeria con Cucina, così come, per esempio, L’Osteria della Trippa.  Ancora in serata, poi, è ripartito su Instagram il tam tam anche delle pizzerie: di 91 bis a Roma, chiuso, di Pizzottella Milano, chiuso. Di Sant’Isidoro e Seu Pizza Illuminati a Roma, chiusi. Battenti chiusi anche per le gelaterie, come Carapina a Firenze.

L’amarezza dei ristoratori

La rabbia, l’amarezza serpeggiano tra chi del food ha fatto lavoro e passione. Già nel pomeriggio di ieri aveva chiuso il Blind Pig, mentre il Barley Wine aveva provveduto ieri a uno “svuotafusti atipico da asporto”. Poi, ieri sera con un post, l’imprenditore Marco Pucciotti ha postato la chiusura di tutti i suoi locali, insieme alla sua rabbia e amarezza.“Oggi è il giorno più brutto della mia vita. Da domani mi costringono a chiudere tutte le mie dieci aziende Italiane per un mese, con tutto quello che ne consegue.Vi prego di non parlarmi di salute e coronavirus finche non avrete più di cento dipendenti a cui dovete spiegare di non dover venire a lavoro, dopo che gli hai insegnato ad amarlo con dedizione. Solo a loro, ai miei dipendenti e ai miei soci va il mio pensiero, grazie ragazzi, siete tutta la mia vita e vi prometto che non vi abbandonerò mai. Siete la mia famiglia”. Un pensiero condiviso da molti.

Le consegne a domicilio

In tempi così bui c’è chi prova a rimboccarsi le maniche e a mettere una toppa laddove si può. Sono in tanti a lavorare per implementare il delivery e le consegne a domicilio. Succede, per esempio, da 180 grammi Pizzeria Romana, che vista la grande richiesta di asporti si è attrezzata con linea diretta, nonostante abbia finora sempre limitato questa scelta. Sempre a Roma lo fa La Mangiatoia, con pizze e piatti da asporto dalle 19.45 alle 22.45. Take away per l’ikazaya giapponese romana di Mikachan, con ritiro in loco entro le 20.30. Incremento dell’asporto riguardano anche per Vinarte Winebar ad Agropoli, con le pizze di Elio Santosuosso. Anche a Milano in tanti si organizzano per le consegne a domicilio (ad esempio Maido, locale di cucina giapponese), ma sono ancora di più i locali che hanno deciso di abbassare le saracinesche fino al 3 aprile.