Beviamoci su: i gin dal mondo per i vostri Gin Tonic

13 Marzo 2020

Il gin è il distillato del momento. La sua storia parte da lontano, molto lontano e parla anche un po’ italiano. Le prime testimonianze di un liquore aromatizzato al ginepro risalgono, infatti, al 1055. grazie all'impero britannico il gin si diffuse in tutto il mondo Lo preparavano alcuni monaci vicino a Salerno a scopo terapeutico. È però nel ‘600 che nei Paesi Bassi si affermò un distillato di alcol e olio essenziale di bacche di ginepro. La formulazione di questa bevanda, chiamata jenever, è stata attribuita al medico Franciscus Sylvius che stava cercando un rimedio ai problemi ai reni e allo stomaco. Del resto, anche il cocktail più famoso a base di gin, il gin tonic, è nato come medicina per prevenire la malaria e poi si è trasformato in puro piacere. Gli inglesi sono entrati in contatto con il gin grazie ai soldati olandesi ma fu con l’arrivo, dai Paesi Bassi, di Guglielmo d’Orange, sposo della primogenita del re d’Inghilterra Carlo I nel 1641, che si affermò il consumo e la produzione del distillato anche sull’isola. Ed è grazie all’impero britannico che nell’Ottocento il gin si diffuse in tutto il mondo, sia come consumo che, man mano, come produzione.

Sicuramente merito del successo, soprattutto oggi, è il fatto che questo distillato possa essere interpretato in modo diverso a seconda dei gusti del Paese in cui si produce, in base alla storia che si vuole raccontare o alla disponibilità di interessanti e aromatiche materie prime locali. C’è un mondo di gin tutto da scoprire, volete esplorarlo con noi?

  1. Italia: una storia partita dal nostro Paese, che sta tornando con tantissimi prodotti. Pensate, ne sono nati più di 40 negli ultimi anni. Del resto, da Nord a Sud, la nostra penisola offre tantissime diverse botaniche per le aromatizzazioni. Il ginepro toscano, umbro o alpino, il pino mugo trentino, la liquirizia calabrese, le scorze di agrumi del Sud Italia, ma anche il limone del lago di Garda, lo zafferano, il sale di Cervia, la nocciola o il tartufo delle Langhe e persino il pomodoro di San Marzano, solo per fare qualche esempio. Il gin italiano è prodotto dalle varie distillerie del nostro Paese, ma anche nei monasteri, come il Dry Gin creato dai monaci benedettini di Vallombrosa (Fi). Ci sono poi quelli stellati, come il Gilbach dello chef trentino Alessandro Gilmozzi e del suo sous chef Andreas Bachmann, un distillato di ginepro, sambuco e prugnola selvatica.
  2. Spagna: secondo lo Statista Consumer Market Outlook, nel 2017 la Spagna era il principale Paese di consumo di gin al mondo con una media di 1,07 litri pro capita, seguita da Belgio e Olanda. Ed è anche uno dei principali produttori al mondo. Secondo alcuni il merito è del giornalista Rafael García Santos che tra il 1999 e il 2009 riunì famosi chef a San Sebastián. Ogni sera si ritrovavano a bere gin tonic e pian piano molti maestri del gusto inserirono in carta il cocktail aromatizzandolo con erbe aromatiche e spezie diverse. Oggi, una delle interpretazioni più famose, è il Gin Mare, un sorso di Mediterraneo grazie al basilico italiano, al timo turco, al rosmarino greco e alle olive (cultivar Arbequina) spagnole. Si ispira, invece, a un altro mare il galiziano Nordés con sei botaniche locali, tra cui eucalipto, verbena odorosa e finocchio marino.
  3. Irlanda: nella terra del whiskey è in rapida crescita la produzione di gin. Le distillerie locali distillavano questo spirit già nel XVIII secolo ma in questi decenni c’è stata un’impennata. Come estratti botanici sono particolarmente diffusi l’olmaria (o spirea, pianta della famiglia delle Rosaceae), il sambuco e l’erica, ma anche il rabarbaro, le mele, le patate e sopratutto le alghe, come la Osmundea pinnatifida (o tartufo di mare), di cui l’Irlanda conta una grande varietà. Ne è un esempio An Dúlamán Irish Maritime Gin, aromatizzato con ben 5 alghe irlandesi diverse e altri estratti in grado di esaltare i sentori marini. Uno dei più famosi è poi il Drumshanbo Gunpowder Irish Gin, che traccia un immaginario viaggio dall’Irlanda alla Cina grazie a sei estratti botanici. Si parte dall’olmaria cresciuta proprio nella cittadina di Drumshanbo, sede della distilleria. Si passa alla radice di iris marocchina e di angelica tedesca al ginepro macedone. I semi di coriandolo rumeno, il cumino e il cardamomo indiano, il kaffir lime cambogiano, il pompelmo indonesiano ci portano infine in Cina, rappresentata dal tè verde gunpowder, dal limone e dall’anice stellato.
  4. Scozia: e anche tra le tante e rinomate distillerie di whisky è forte e in crescita la presenza del gin. La prima bottiglia di jenever olandese è sbarcata sulle coste scozzesi nel ‘700 e il Paese è oggi il luogo di produzione di prodotti famosi in tutto il mondo, come l’Hendrick’s. A fianco ai grandi nomi stanno però aumentando le piccole distillerie artigianali che propongono gin particolari con un forte legame con la propria terra di origine. È il caso del Classic Edinburgh Gin, profumato con lavanda, more, nocciola britannica e pino mugo, o di The Botanist, realizzato con 22 aromi raccolti a mano nella natura, dalla camomilla all’artemisia, dal trifoglio bianco al timo selvatico. È il cosiddetto foraging, l’andare per campi in cerca di erbe spontanee, una moda che sta contagiando anche il mondo degli spirits. Oggi la Scozia può contare su più di 200 brand e una giornata dedicata al gin scozzese l’8 agosto.
  5. Germania: Paese conosciuto più per la birra che per i suoi distillati, ma interessante anche da questo punto di vista. Secondo molti, tutto è iniziato nel 2005 con la nascita dell’Adler Berlin Dry Gin, distillato sottovuoto, aromatizzato con lavanda, coriandolo, scorza di limone e zenzero. Oggi, però, il prodotto tedesco più famoso è il Monkey 47, che, come si può intuire dal nome, contiene ben 47 estratti botanici. Viene realizzato nella foresta nera di cui riprende alcuni profumi come quello dei fiori di sambuco, della rosa canina, della menta e dei fiori d’acacia. Una ricetta complessa che, per alcuni, è alla base di uno dei gin migliori al mondo.
  6. Giappone: nel regno del sake, anche il gin inizia ad avere un suo ruolo sempre più interessante. Il primo esperimento è iniziato nel 2016 in una piccola distilleria di Kyoto, ma, in pochi anni, altre realtà si sono affacciate sul mercato con i loro prodotti, creando un vero fenomeno internazionale. Che cosa hanno di tanto speciale i gin giapponesi? Scopriamolo attraverso il primo che è stato creato da parte di The Kyoto Distillery. Si chiama KI NO BI e l’identità è garantita dalla presenza di scorza di agrumi (limone e yuzu), pepe sanshō, zenzero, foglie di bambù, l’erba aromatica asiatica perilla e tè verde giapponese.
  7. Filippine: sapete che le Filippine sono uno dei Paesi al mondo con più estimatori di gin? Spesso è bevuto nel cocktail Ginpo con succo di pomelo o di ananas. Il distillato è arrivato nella prima metà dell’Ottocento grazie alla fondazione della distilleria Ayala Y Cia da parte di due spagnoli. Il loro gin, il Ginebra San Miguel de Ayala, è ancora il più venduto nell’arcipelago ma stanno nascendo anche altre realtà. La prima distilleria artigianale è nata pochi anni fa e si chiama Crows Craft Brewery. Il loro Crows Gin può contare su 23 estratti botanici che riprendono i sapori e i profumi delle Filippine, dalle spezie (come la cannella, il coriandolo, il cardamomo o il peperoncino Siling Labuyo) alla frutta. È presente, per esempio, il pompelmo, il limone ma anche il calamansi o lime filippino (Citrus × microcarpa). Famosa è poi la Full Circle Craft Distillers Co e il suo Archipelago Botanical Gin che comprende 28 aromi, 22 dei quali raccolti spontaneamente (il foraging di cui sopra) nell’arcipelago, come gli agrumi pomelo e dalandan, il mango e i fiori di sampaguita (o gelsomino filippino), di giglio bianco e di ylang-ylang.
  8. India: qui è nato uno dei drink più amato al mondo, il gin tonic. Crazy Gin mescola le tradizioni britanniche e indiane, le stesse dei due fondatori, Bruce e Paramjit Nagra. Qual è la sua particolarità? Che oltre ai classici estratti botanici è presente il lassi, una bevanda indiana a base di yogurt e spezie. E non è tutto. In parte anche per un allentamento delle restrizioni legate all’alcol, in India stanno nascendo realtà interessanti in grado di rispondere alla crescente domanda mondiale di gin con prodotti intriganti come la loro terra d’origine e i suoi profumi. Nello stato di Goa, a ovest della penisola indiana, per esempio, è prodotto lo Stranger and Sons Gin, caratterizzato, tra gli altri, da pepe, coriandolo e gondhoraj, un tipo di lime proveniente da Calcutta. Ma tra i primi a iniziare questa specie di rivoluzione alcolica in India sono stati Anand Virmani e Vaibhav Singh, proprietari di un cocktail bar a Nuova Delhi. Visto che l’offerta locale era scarsa, nel 2015 decisero di creare il proprio gin, il Greater Than. Ginepro macedone, agrumi spagnoli, angelica tedesca si sposano con le spezie indiane (coriandolo, semi di finocchio, lemongrass, zenzero) per fare un giro attorno al mondo in un solo bicchiere.
  9. Australia: il gin non è un prodotto nuovo sull’isola dei canguri. Eppure, negli ultimi dieci anni, il fenomeno è esploso. Si è arrivati a circa 200 distillerie e gli addetti ai lavori dicono che sia migliorata la qualità dei prodotti esistenti. Come in altri Paesi, il segreto del successo è la possibilità di usare gli estratti botanici locali, profumi e sapori unici al mondo, come il sandalo australiano (Santalum spicatum) o la prugna liscia Davidson, entrambi nella lista di prodotti dell’Arca del gusto di Slow Food. Spesso è poi usato il mirto australiano (Backhousia citriodora), il pepe della Tasmania, il finger lime (Citrus australasica, detto anche caviale di limone), fino ad arrivare a ingredienti più strani come… le formiche. Sì, avete letto bene. In Australia si produce infatti anche uno dei gin più bizzarri al mondo, il Green Ants Gin con una specie endemica australiana, la Rhytidoponera metallica. Il distillato nasce dalla collaborazione tra la Adelaide Hills Distillery e l’azienda Something Wild che valorizza e distribuisce il cibo delle comunità indigene, come questo tipo di formica ricca di proteine e proprietà benefiche. Gli insetti vengono raccolti a mano dalla tribù dei Larrakia. Se l’idea vi incuriosisce vi segnaliamo anche l’Anty Gin dell’inglese Cambridge Distillery con formiche rosse (Formica rufa), sempre raccolte a mano come gli altri aromi presenti.
  10. Argentina: concludiamo il nostro viaggio con uno degli ultimi Paesi a esser entrato a far parte del fenomeno. E come poteva non farlo associando il distillato alla sua bevanda più tipica e iconica, il mate? Così è nato il primo gin artigianale argentino nel 2013. Stiamo parlando del Principe de los Apostoles, creato dal mixologist Renato Tato Giovannoni e dedicato all’omonima cittadina in cui si dice sia stata avviata la prima piantagione di mate. A questo si uniscono le foglie di menta peperina (Minthostachys verticillata), una pianta selvatica diffusa nell’Argentina centrale e nordoccidentale, parte dell’Arca del gusto di Slow Food. Da allora sono aumentate le micro distillerie fino a un vero e proprio boom nel 2018. Tra le specialità locali, interessanti sono il D1313 della patagonica Destilería Helmich, realizzato con l’acqua del famoso ghiaccio Perito Moreno e la paramela, una leguminosa locale, e il gin Heredero con mandarino e rosmarino della città di La Paz. Curiosità: quest’ultimo distillato è stato creato da Tomás Jaime all’età di soli 19 anni.