Il food delivery è davvero sicuro? Rispondono le app

16 Marzo 2020

Con l’emergenza coronavirus abbiamo iniziato a guardare con sospetto anche nostra madre o i nostri partner quando si mettono ai fornelli. Con la chiusura al pubblico dei ristoranti, per appagare il gusto di scoperta gastronomica (o quella pigrizia atavica che ci tiene lontani da supermercati e cucina) l’unico strumento a disposizione è il food delivery. Anche lì però il fattore umano c’è e va gestito. E se dobbiamo fidarci che il cuoco che ha preparato il nostro pasto sia sano, quali sono le norme di sicurezza sanitaria che chi ci porta la cena a casa deve rispettare? Noi di Agrodolce abbiamo deciso di fare il punto, intervistando alcuni player del settore.

I dati del food delivery

Nonostante la crisi da Coronavirus, il food delivery non solo sopravvive e cresce, ma soprattutto sta scongiurando la chiusura dei ristorantiaumentano i pranzi richiesti a domicilio a casa, crollano quelli in ufficio dichiarano dal gruppo MVNDA livello nazionale, il food delivery ha registrato un incremento del 45% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (e cioè da fine gennaio a oggi). A Roma si parla del +35%, ma il numero è destinato ad aumentare“. Se la passa meno bene OffLunch, azienda del gruppo specializzata nella consegna dei pranzi in ufficio a Milano e Roma. “I volumi d’affari sono calati del 61 %, in concomitanza con il calo dell’85 % delle aziende ancora attive“, spiegano da MVND. Il gruppo ha deciso di aprire uno sportello gratuito per offrire la propria consulenza su come trasportare gli alimenti, quali mezzi utilizzare, cosa fornire, tempi. Il via all’iniziativa è prevista per la prossima settimana.

La sicurezza nel delivery ai tempi del coronavirus

Le misure straordinarie messe a punto per il contenimento del contagio da coronavirus hanno interessato anche le normali attività di food delivery. sono state messe in atto diverse misure straordinarie Assodelivery e Federazione dei pubblici esercizi (Fipe) hanno stilato un decalogo di buone pratiche per garantire la sicurezza sanitaria anche nel servizio di consegna a domicilio del cibo. Che significa? In primo luogo, tutti devono attenersi scrupolosamente alle raccomandazioni del Ministero della Salute. I ristoratori devono mettere a disposizione dei propri dipendenti prodotti igienizzanti e assicurarsi che siano utilizzati. Poi, ci deve essere una separazione tra i luoghi destinati alla preparazione del cibo e quelli destinati al ritiro. Questi stessi luoghi devono essere sottoposti a pulizia e igienizzazioni straordinarie. Si deve mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e non ci deve essere contatto tra i lavoratori in nessuna delle fasi, consegna compresa.

Il cibo è riposto in appositi contenitori con adesivi chiudi-sacchetto, graffette (sì, graffette, avete letto bene) o altro, per assicurarne la massima protezione. A questo punto i pacchetti sono pronti per essere immediatamente riposti negli zaini termici o nei contenitori per il trasporto. Gli stessi devono essere puliti con prodotti igienizzanti. La consegna del cibo deve avvenire assicurando la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e l’assenza di contatto diretto con il cliente. Chiunque presenti sintomi simili all’influenza deve restare a casa e sospendere l’attività lavorativa.

Contanti vietati e nessun contatto

Per chi era abituato a pagare in contanti, ci sono importanti novità. Dato che monete e banconote sono uno dei veicoli privilegiati per i batteri tra le società di delivery, Just Eat ha dichiarato di aver disabilitato la possibilità di pagare in contanti per le consegne gestite direttamente con i rider. Daniele Contini, country manager per l’Italia dell’azienda ha spiegato: “Privilegiamo i pagamenti elettronici e abbiamo attivato la modalità contactless, indicando a rider e ristoranti di provvedere alla consegna del cibo preparato assicurando la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e l’assenza di contatto diretto. L’ordine potrà essere appoggiato fuori dalla porta e non consegnato a brevi manu”.

Dichiarazioni molto simili sono state rilasciate anche da Deliveroo tramite una mail destinata ai consumatori. Nella comunicazione si legge: “Oltre a fornire ai ristoranti imballaggi e adesivi aggiuntivi per sigillare i sacchetti delle consegne, stiamo anche lanciando un servizio di consegna senza contatto, il che significa che potrai richiedere nell’app che il tuo rider lasci il cibo in un posto sicuro – senza la necessità di un contatto diretto per entrambe le parti“.

Il delivery era sicuro anche prima?

Paradossalmente questa situazione mette in luce un fatto: ora ordinare del cibo d’asporto è molto sicuro. Ma cosa succedeva prima dell’emergenza coronavirus? Tra le cautele a cui i rider erano solitamente invitati da tutti i player del food delivery c’era per lo più quella di guidare in modo sicuro e prudente, soprattutto per evitare che i contenitori di cibo potessero rovinarsi. prima dell'emergenza, non si specificava la richiesta di rispettare specifiche norme igieniche Si chiedeva loro di indossare pettorine e giacche ad alta visibilità, caschetti o caschi e abbigliamento adatto a qualsiasi condizione meteorologica. Una volta a destinazione, il rider deve consegnare i pacchetti e gestire il pagamento qualora non fosse stato fatto online. Quindi si trovano a maneggiare soldi, elemento molto rischioso per la trasmissione di virus e batteri. Solitamente si consiglia di scegliere questa professione se si ha una buona resistenza fisica perché è un lavoro stressante. Ma in nessuno degli annunci online in passato si specificava la richiesta di rispettare specifiche norme igieniche. Forse perché il rider è un lavoratore autonomo e, come per gli altri della categoria, le norme sanitarie sono da collegare al buon senso e a un sentimento di autoconservazione. Secondo un rapporto dell’Osservatorio Interdisciplinare Trasporto Alimenti i rider sono “abbandonati a loro stessi“.

Inoltre, dato che i contenitori per il trasporto del cibo sono di proprietà degli stessi fattorini, si presume che siano in grado di manutenzionarli e soprattutto di pulirli. Per farlo, dovrebbero essere in possesso anche delle informazioni pratiche per garantirla, quella pulizia, come da normativa HACCP. Peccato che l’attestato manchi tra i prerequisiti di base. Foodys invece sottolinea una prassi interna diversa. “Verifichiamo con assiduità lo stato delle box con cui i moover consegnano i pasti. C’è da sempre un’operazione di igienizzazione, che viene fatta continuamente (ogni 3 turni) e, in media, viene sostituita la box con una nuova ogni 6 mesi (ma questo dipende anche dallo stato in cui si trova). Se rovinata, viene ovviamente sostituita prima. Sono dei polibox divisi in scompartimenti uno per il caldo e uno per il freddo”. La sveglia imposta dal coronavirus a tutto il Paese forse potrebbe cambiare le cose. Forse.

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