Tecniche antiche: il gin si affina in anfora

22 Marzo 2020

Il gin dei marinai riscopre le antiche tecniche di greci e romani per un affinamento a regola d’arte. Due giovani imprenditori toscani – Enzo Brini e Fabio Mascaretti – hanno pensato di esaltare le qualità del loro Ginepraio Navy Strength, l’unico gin al mondo a utilizzare piante territoriali e alcol tracciati e certificati, con l’affinamento in anfore di cocciopesto.

Le differenze con gli altri gin

Questa tecnica, già ampiamente diffusa nel mondo dell’enologia, è una novità per il comparto degli spirits. un gin che risulta più corposo all'assaggio Una lavorazione unica nel suo genere e dalle origini antichissime che valorizza le qualità organolettiche delle tre bacche utilizzate (ginepro Chianti, ginepro Valtiberina e ginepro Riviera) per questo gin toscano. L’affinamento, della durata di 6 mesi, avviene in contenitori in cocciopesto da 370 litri. La porosità dell’anfora dona una maggiore complessità olfattiva e ha lo scopo di esaltare il gusto di ogni singola botanica. Gli aromi sono più persistenti, il gin è più corposo all’assaggio.

Inoltre, per mezzo della microssigenazione, il gin perde un grado diluendo da 58 a 57 gradi. Il materiale con cui le anfore sono preparate ha la caratteristica di offrire una notevole durabilità nel tempo e un’elevata inerzia termica: due caratteristiche fondamentali per un affinamento che sa coniugare tradizione e innovazione.

Un materiale antico

Il cocciopesto era già noto agli antichi romani che lo chiamavano Opus Signinum, a indicare la provenienza dalla città di Segni, l’attuale Signa, vicino Roma. Un materiale molto usato nelle costruzioni per le sue caratteristiche di impermeabilità, adesione, permeabilità al vapore acqueo e leggerezza. I fenici e poi i greci usavano invece recipienti d’argilla interrati per vinificare. La versatilità del cocciopesto e la facilità di realizzazione spiegano il grande successo odierno di questo materiale e l’ampio utilizzo anche nel settore enologico con i vasi vinari.

Ginepraio, il gin toscano

Ginepraio, con l’affinamento in anfora, esalta le qualità di un prodotto 100% toscano che è distillato a Barberino Val d’Elsa alle porte di Firenze. Non solo, attraverso la tracciabilità delle materie prime, il gin è biologico al 100 per cento. La bottiglia di Ginepraio ricorda una flebo ospedaliera, perché era uso in passato di curare le malattie renali e gastrointestinali con la somministrazione di gin. L’etichetta sulla bottiglia riporta la definizione da vocabolario del termine ginepraio, nelle due accezioni note. Il gin è frutto della collaborazione tra Levante Spirits e le Distillerie Deta. Ginepraio in Italia è venduto e distribuito da Rinaldi 1957.

Curiosa l’origine del nome Navy Strenght: si dice che il gin fosse trasportato sulle navi della flotta inglese insieme alla polvere da sparo. le anfore hanno il pregio di essere ecosostenibili La leggenda narra che i marinai, per verificare la purezza del gin, utilizzassero proprio la polvere da sparo: se esplodeva a contatto con lo spirit, significava che il gin era di buona qualità. Non era stato cioè diluito con l’acqua. Oggi invece della polvere da sparo è il cocciopesto delle anfore a garantire la qualità del prodotto. Visto il successo del Ginepraio Navy Strength in anfora, l’azienda ha messo a punto anche piccole anfore da 5 litri, dal nome Opus, per la miscelazione e l’invecchiamento di cocktail. Questi contenitori hanno il pregio di essere ecosostenibili e certificati per l’uso alimentare. Una pratica molto apprezzata nel mondo della mixology e che è già si sta diffondendo a macchia d’olio.