Coronavirus: le bufale alimentari a cui non bisogna credere

23 Marzo 2020

Raccomandazioni come queste possono sembrare del tutto innocue – scrive la giornalista e divulgatrice scientifica Roberta Villa sul portale Dottore ma è vero che?anzi, si potrebbe credere che, anche se non di provata efficacia, potrebbero comunque contribuire a combattere il virus”. In questi giorni di confinamento forzoso tanti messaggi e molte catene si diffondono a macchia d’olio da smartphone a smartphone, spacciando consigli potenzialmente autorevoli su come contribuire a sconfiggere il virus. Tra questi non mancano, certamente, i rimedi miracolosi da sperimentare in cucina. C’è da crederci? No. Ecco quali sono le fake news alimentari più diffuse.

  1. Bere bevande calde. “Consumate spesso durante il giorno bevande calde come tè, tisane e brodo, o semplicemente acqua calda: i liquidi caldi neutralizzano il virus e non è difficile berli. Evitate di bere acqua ghiacciata o di mangiare cubetti di ghiaccio o la neve per chi si trova in montagna (bambini)! Per chi può farlo, esponetevi al sole!” È questo il testo del messaggio che sta girando da settimane sui social, con annessa spiegazione simil-scientifica: il virus non resiste al calore e muore se esposto a temperature di 26-27 °C. Il messaggio è attribuito a un sedicente “giovane ricercatore che da Shenzhen trasferito a Wuhan per collaborare con la task force che sta combattendo contro l’epidemia da coronavirus” ed è stato diffuso perfino da alcuni medici, fatto che ne ha reso credibile il contenuto. Tuttavia, come spiega ancora Villa, il nostro corpo è naturalmente a una temperatura di 36-37 °C. Inoltre, le bevande calde non possono uccidere il virus perché questo non si trova nello stomaco, ma nei polmoni. Analogo discorso vale per vino e birra.
  2. Mangiare aglio. A seguito di questa fake news la richiesta è aumentata talmente tanto che i prezzi all’ingrosso sono schizzati alle stelle. È vero – come ha spiegato anche l’Organizzazione mondiale della Sanità – che l’aglio, ricco di allicina, è un antibiotico naturale e può essere considerato un battericida, vermicida e regolatore della pressione arteriosa. Tuttavia, chiarisce ancora l’Oms, seguita a ruota dal nostro Istituto Superiore di Sanità, “nell’attuale pandemia non ci sono prove che il consumo di aglio protegga le persone dal nuovo coronavirus”. La spiegazione, però, non sembra ancora aver convinto proprio tutti: in Paesi come la Tunisia, per esempio, la corsa all’aglio è soltanto iniziata.
  3. Assumere tanta vitamina C. È tra le idee più quotate degli ultimi 10 giorni e si è diffusa tramite audio su Whatsapp, poi amplificata anche dalla notorietà di alcuni personaggi famosi. Secondo i messaggi l’assunzione di vitamina C “rafforzerebbe il sistema immunitario”, tesi che sarebbe comprovata dal fatto che, in alte dosi, il suo uso sia stato portato avanti in modo sperimentale per il trattamento delle forme gravi di infezione da coronavirus. In realtà non c’è alcuna prova che l’assunzione di questa (o di altre vitamine) riduca il rischio di ammalarsi o contrarre forme gravi di Covid-19. Anzi: alti dosaggi di vitamina C possono da un lato far abbassare la guardia, dando l’idea di sentirsi protetti, dall’altro provocare problemi di salute, come la comparsa di calcoli renali.
  4. Spalmarsi con olio di sesamo. Qui l’idea, forse, è che l’applicazione di uno strato oleoso possa far scivolare via il virus, operando contemporaneamente una disinfezione del corpo. In realtà, contro il coronavirus, neanche l’olio di sesamo può proteggere dall’infezione. Seguendo le spiegazioni offerte dall’Oms, infatti, solo alcuni disinfettanti chimici – candeggina, soluzioni a base di cloro, solventi, etanolo al 75%, acido peracetico, cloroformio – sono in grado di distruggere il Covid-19. Questi prodotti, inoltre, devono essere utilizzati soltanto per sanificare le superfici: spalmarseli addosso o vicino alle mucose è quindi molto pericoloso, oltre a non impedire al virus di infettarci.
  5. La trasmissione avviene attraverso il cibo. “Non ci sono prove – ha spiegato il ministero della Salute – che il nuovo coronavirus possa essere trasmesso per via alimentare”. Normalmente, chiarisce ancora il dicastero, le malattie respiratorie non si trasmettono attraverso il cibo. L’unico rischio di ammalarsi mangiando del cibo su cui c’è il virus, spiega ancora Roberta Villa, è “se qualcuno ci ha starnutito sopra. Ma questo dovrebbe far parte delle normali misure igieniche indipendentemente da Covid”. La cucina, dunque, rimane un luogo dove attenersi a una serie di regole igieniche: separare alimenti cotti, freschi, secchi, pulire con cura i luoghi adibiti alla preparazione, gli utensili, i fornelli, disinfettare con cura le mani prima di manipolare i cibi. “Non è tanto quanto sopravvive – spiega ancora Villa – ma quanto rischio di essere contagiato se vengo a contatto con una superficie su cui si è posato il virus. E su questo non abbiamo nessun indizio”. Tuttavia, conclude la divulgatrice intervenendo a Catteland, sarebbe meglio evitare di disinfettare la spesa: “Rischi, durante l’operazione, di sollevare il virus e respirarlo. La stessa spugnetta usata per pulire andrebbe poi disinfettata ed entriamo così in un circolo vizioso”.