Dining Bonds: sostenere i ristoranti acquistando cene future

24 Marzo 2020

Da New York a Roma si moltiplicano le iniziative per sostenere il mondo della ristorazione messo ko dall’emergenza Coronavirus. Negli Stati Uniti si stanno diffondendo i dining bonds: una forma di investimento finanziario per sostenere economicamente pub, fast food e ristoranti. A Roma è stata lanciata l’iniziativa Save one seat: le cene di domani per chi resta a casa oggi.

Cosa sono i dining bonds

I dining bonds, come dice il nome stesso sono una forma di obbligazione di risparmio, solo che invece di scommettere sull’andamento di un’azienda, dal bond culinario si ottengono buoni per futuri pranzi e cene si sceglie di sostenere un locale. Gli investitori non sono imprenditori ma i clienti stessi e l’obiettivo è di garantire al ristoratore una liquidità maggiore per fronteggiare la crisi attuale. Insomma un sostegno economico concreto, in questo momento di stop dell’attività, per consentire la riapertura nel più breve tempo possibile quando l’emergenza sarà ormai alle spalle. Attraverso il sito si può acquistare il bond culinario del ristorante preferito: invece dei profitti dal bond si ottengono buoni per pranzi e cene. Il vantaggio è che il sottoscrittore ha un premio del 25% rispetto alla cifra investita all’inizio.

Così, quando gli esercizi potranno riaprire dopo l’emergenza, se ha acquistato un bond da 75 dollari ne riscuoterà uno da 100 sotto forma di pasto, in un arco di tempo da decidere di volta in volta (si parla di 30-60 giorni di tempo dall’acquisto). Come in tutti gli investimenti c’è una componente di rischio data dal fatto che non si ha la certezza che il ristorante riaprirà dopo la pandemia. L’idea è venuta ad alcuni professionisti delle pr che hanno intuito le potenzialità di questo progetto. “Questa iniziativa evoca, non a caso, un’obbligazione di risparmio emessa in tempo di guerra, che è quello che l’industria sta vivendo, in un certo senso, in questo momento. I clienti investono nel futuro”, è il commento di Helen Patrikis di HR-PR, co-fondatrice dell’iniziativa con Steven Hall, presidente di Hall PR.

Il progetto è partito da New York a metà marzo e si è diffuso ben presto negli Stati Uniti: diversi i ristoranti e i locali che stanno già aderendo. L’elenco è online sul sito e può essere consultato in ogni momento. La risposta è stata superiore alle aspettative visto che si cominciano a segnalare adesioni anche dall’altra parte dell’oceano. Milano è stata la prima città al di fuori degli Stati Uniti a credere nella bontà di questa iniziativa.

A Roma c’è Save One Seat

Roma risponde intanto a New York con l’iniziativa di Save One Seat . La piattaforma italiana consente di supportare i ristoratori chiusi per virus. Come? Prenotando oggi una cena di cui si potrà usufruire alla riapertura del locale. Insomma dei veri e propri buoni sos. Il progetto nasce da un’idea dei Global Shapers di Roma, associazione di promozione sociale con sedi in giro per l’Italia.