Ecosistema: perché dovremmo salvaguardare le api (e il miele)

1 Aprile 2020

Sono in tanti a credere che il coronavirus sia una risposta della natura che l’uomo maltratta, di un ecosistema che l’uomo sta facendo a pezzi. le conseguenze dei comportamenti dell'uomo riguardano anche le api Una conseguenza dei comportamenti che l’uomo ha adottato con il solo obiettivo di avere di più, sempre di più, dimenticando l’appartenenza a un universo i cui elementi e componenti dovrebbero avere tutti la medesima importanza. Si tratta di opinioni personali, certo. C’è anche chi ritiene che la pandemia in corso sia dovuta a questioni completamente diverse. Però quegli splendidi delfini inaspettatamente giunti fino al Golfo di Cagliari, proprio adesso che i traghetti sono fermi e che non c’è nessuno fanno riflettere parecchio. Così come fa riflettere un’altra notizia che riguarda invece le api.

I cambiamenti climatici colpiscono anche le api

Le api non vanno in letargo durante la stagione invernale, ma hanno le necessità di riposarsi. Le api operaie si raggruppano nell’alveare, quindi fra i favi, creando una massa chiamata glomere, che permette loro di stare al caldo e sopravvivere. Al centro del glomere trova posto l’ape regina, che nel frattempo ha smesso di deporre le uova. Il ritorno nel mondo esterno avviene, gradualmente, in primavera. Ma in questo 2020 è accaduto qualcosa di anomalo e preoccupante: “Le temperature anomale e le ripetute giornate di sole di un febbraio diverso – riferisce Coldiretti – hanno risvegliato in anticipo di almeno un mese le api presenti sul territorio nazionale”.

In Italia abbiamo un milione e mezzo di alveari; il clima anomalo di questo febbraio ha anticipato bottinatura e impollinazione le temperature dello scorso febbraio, spesso superiori ai 15 gradi, hanno spinto i preziosi insetti a uscire e riprendere le attività di bottinatura e impollinazione. Siamo a marzo e in più di un’occasione le ondate di calore si sono alternate a repentini cali termici e giornate di maltempo; ancora il mese non è terminato, non sappiamo come sarà il meteo da qua a maggio ma lo scorso anno, nello stesso periodo, l’andamento climatico è stato assai anomalo: caldo, freddo, pioggia, vento, di nuovo caldo e così via. Non è possibile fare previsioni certe, però è probabile che molte fioriture saranno compromesse e molte api moriranno.

È grave. Perché queste creature, impollinando i fiori, svolgono un lavoro per noi fondamentale: “In media – spiega Coldiretti – una singola ape visita circa 7000 fiori al giorno e ci vogliono 4 milioni di visite floreali per produrre un chilogrammo di miele. Tre colture alimentari su quattro dipendono in una certa misura per resa e qualità dall’impollinazione delle api: tra queste ci sono le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri ed i meloni secondo la Fao”.

La produzione di miele in Italia: un crollo costante

Le api soffrono per lo sfasamento delle stagioni, sono costrette a mutare le loro abitudini, in molti casi muoiono prima del dovuto. Diverse colture alimentari, quindi, rischiano di essere danneggiate e intanto la produzione di miele in Italia sta crollando. crolla la produzione interna ma salgono le importazioni Nel 2018 il nostro Paese ha raggiunto quota 23,3 milioni di chili, nel 2019 ha dimezzato. Di contro, naturalmente, le importazioni stanno registrando una crescita esponenziale. Insomma, dobbiamo consumare il miele proveniente dall’estero, il che non fa certo bene all’economia nazionale. E pensare che noi ne abbiamo oltre 50 varietà: da quello di acacia al millefiori, da quello di arancia a quello di tiglio passando per il miele di castagna e di melata. Abbiamo un milione e mezzo di alveari, vogliamo ribadirlo. A cui lavorano circa 60.000 apicoltori. Ma le api non stanno più bene. Nemmeno loro. Bisogna trovare una soluzione.

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