Tradotto per voi: L’apocalisse del mondo della ristorazione

2 Aprile 2020

L’articolo originale “Restaurant Apocalypse: More than 110,000 restaurants expect to close up forever in the coming weeks, with millions out of work and the industry’s future uncertain” di Kate Taylor compare su Business Insider. Una spiegazione ragionata sul futuro incerto dell’industria della ristorazione, prendendo ad esempio gli USA: l’abbiamo tradotta per voi.

Il destino del settore della ristorazione è sempre più incerto mentre il Coronavirus tiene in casa gli avventori e costringe alla chiusura migliaia di locali. complessivamente chiuderanno più di 130.000 ristoranti solo negli usa L’impatto nel settore si sta già dimostrando devastante. L’11% degli oltre 4000 proprietari e operatori del settore presi in esame dalla National Restaurant Association la settimana scorsa ha detto di aspettarsi la chiusura definitiva nei prossimi trenta giorni. Il 3% ha dichiarato di aver già chiuso. Se si applicano queste percentuali al milione di ristoranti che l’associazione stima esistere negli Stati Uniti, si capisce che oltre 30.000 ristoranti sono già spacciati. sempre secondo questi calcoli, ci si aspetta che entro un mese ne chiuderanno altri 110.000.

Nel corso dei primi 22 giorni di marzo, l’industria della ristorazione ha perso circa 25 miliardi di dollari di introiti e più di 3 milioni di posti di lavoro, stando alle stesse stime. Roger Lipton, analista, investitore e consulente del settore, che ha recentemente pubblicato un post sull’inevitabile apocalisse della ristorazione, ci ha detto che il settore sta affrontando una prova inaspettata e senza precedenti. “Qualsiasi analista di settore che pensi di usare la storia recente – e con questo intendo quella degli ultimi cento anni – come schema di riferimento per comprendere quello che sta accadendo, non fa sul serio“, ha detto Lipton.

I ristoranti hanno dovuto affrontare un massiccio sconvolgimento per via delle nuove regolamentazioni sanitarie, delle chiusure forzate e dei clienti che restano a casa. Nella settimana conclusasi il 22 marzo, il volume totale delle transazioni finanziarie del settore della ristorazione è sceso del 36%, stando alle stime del gruppo NDP. Nei ristoranti a servizio completo, meno equipaggiati per le consegne a domicilio e per il servizio a portar via, il volume di affari ha subito un impressionante calo del 71%.

In una relazione pubblicata la settimana scorsa, l’analista della Cowen Andrew Charles ha predetto “una riduzione costante a due cifre nelle vendite in luogo, iniziata il 16 marzo e che persisterà fino alla fine di luglio“, parlando poi di una chiamata fatta a Jordan Thaeler, il fondatore di WhatsBusy, la compagnia che traccia il traffico pedonale, che ha parlato di un calo nelle prenotazioni superiore al 90%. I pasti informali sono scesi del 75%, quelli veloci del 65% e anche i fast food e le tipologie di servizio più veloci hanno visto un calo del 50%. Già solo questi dati dovrebbero essere sufficienti a scatenare il panico, dice Lipton, ma lo stress finanziario si raddoppia a causa delle foto dei cadaveri ammucchiati fuori agli ospedali.

I tagli agli stipendi e i licenziamenti nel settore sono già iniziati, specialmente nei ristoranti a servizio completo e nelle catene che erano meno pronte a transitare verso le consegne a domicilio e il takeaway. La catena Cheesecake Factory ha messo in aspettativa 41.000 addetti. tagli agli stipendi e licenziamenti sono sempre più diffusi Ruth’s Chris ha fatto lo stesso con la maggior parte degli operatori che lavoravano nei ristoranti, manager compresi, nelle location impossibilitate a svolgere le consegne a domicilio. Chuy ha chiuso 9 dei suoi 101 locali, e ha messo in aspettativa il 40% del personale dirigenziale e amministrativo. Punch Bowl Social ha licenziato più di 1000 operatori e ha chiuso diversi locali in tutti gli Stati Uniti. Un portavoce ha detto che le chiusure sono da considerarsi temporanee. I dirigenti amministrativi di molte compagnie tra cui Texas Roadhouse, Olive Garden, Darden Restaurants, Yum Brands, Taco Bell, KFC e Pizza Hut hanno dichiarato di rinunciare ai loro salari in questa fase.

È difficile prevedere quali ristoranti riapriranno e quali resteranno chiusi per sempre, visto che mutui, affitti e reazioni del governo continuano a restare in stato di flusso costante. Lipton prevede che buona parte delle catene di ristoranti in difficoltà aspetterà fino all’inizio del prossimo inverno per dichiarare bancarotta, semplicemente perché i loro legali, avendo lavorato da casa nei mesi precedenti, saranno stati oberati di lavoro.

Nel 2021, continua Lipton, l’industria della ristorazione funzionerà secondo una serie di regole completamente diverse. non tutti saranno capaci di reinventarsi e di rialzarsi L’aiuto economico da due triliardi di dollari rappresenterà una sostanziosa iniezione di denaro. Lipton prevede una massiccia resa dei conti per i grossi franchising, molti dei quali sono già fortemente indebitati e che dovranno inoltre fare i conti con una grossa perdita di introiti. Gli investitori nei capitali a rischio potrebbero ancora avere miliardi di dollari da poter investire nelle imprese in difficoltà. A questo punto, è impossibile dire quali catene sopravvivranno all’apocalisse. Questa fase di sconvolgimento non durerà poche settimane, ma mesi, forse anni. “La buona notizia è che la gente dovrà continuare a mangiare“, dice Lipton. “Parte di queste compagnie un modo lo troverà. E le altre, per un motivo o per l’altro, non ne saranno capaci“.

Traduzione a cura di Paola Porciello.

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