Via libera al take away: siamo davvero pronti?

5 Maggio 2020

Ci siamo, il 4 maggio è arrivato e passato. Tra le tante, poche, troppe, abbastanza, giuste e sbagliate novità che porta con se (sta alla vostra coscienza giudicarle) c’è la possibilità del servizio di asporto. Le imprese che possono attivare il servizio sono bar, pub, ristoranti, gelaterie, risto-tratto-pizzerie gourmet e chi più ne ha più ne metta. Se questo sia sufficiente per la sopravvivenza di alcune attività, sarà solo la storia a dircelo.

4 punti dei provvedimenti su cui riflettere

Il provvedimento governativo si trova nel DPCM del 26 Aprile 2020, all’ art.1, comma 1, lettera aa, tuttavia, molte regioni si erano mosse in anticipo consentendo l’asporto già dalla fine di aprile. La prima è stata la Toscana che, con l’ordinanza n. 41 del 22 Aprile , ha tracciato le linee guide che tutte le altre hanno seguito. Una su tutte la regione Lazio che ha pubblicato sul suo sito un vedemecum per  rendere sicuro il servizio. Ecco i 4 punti salienti dei due testi che meritano un approfondimento. 

  1. Differenza di trattamento. Le attività prese in considerazione sono tutti gli esercizi di somministrazione di alimenti. Tra questi rientrano anche tutte quelle imprese annoverate come street food, che fino a oggi avevano smesso di lavorare. Perché però un forno è sempre rimasto aperto, ma una rosticceria può fare take away solo ora? Il forno vende anche il pane, che è un bene di prima necessità, direte voi. Sì, ma i due rischi di contagio non erano equiparabili fin da subito? Anzi, in alcuni casi gli street food sono dei veri e propri chioschi all’aperto, quindi con meno rischi. 
  2. La puntualità è fondamentale. Altamente consigliata, ove possibile, un’ordinazione online o telefonica, in modo da dilazionare l’arrivo dei clienti sul posto. Si parla molto del doppio turno come perno su cui poggiare il futuro della ristorazione, ma c’è bisogno di puntualità. Questa pratica con l’asporto può essere utile per la formazione di noi nuovi clienti precisi e in orario, perciò diamoci tutti da fare.
  3. Il rischio del picnic. Tra i prodotti da poter acquistare rientrano anche le bevande. L’importante è che i prodotti non siano consumati sul posto. Nel DPCM, però, è anche concessa la riapertura dei parchi e delle aree verdi. Sapremmo essere cittadini responsabili, o organizzeremo sporadici picnic individuali? E soprattutto, potranno essere sanzionati viste le attuali norme?
  4. Distanze. L’ultimo punto da esaminare è in realtà un dubbio che non è stato ancora né risolto, né sollevato. Presso quali attività possiamo recarci per usufruire del take away? Quanto possiamo allontanarci dalla nostra abitazione? Solo nel nostro comune o anche al di fuori? E se sì, solo nei comuni limitrofi? Servono risposte.